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Infermieri e 118. L’Ipasvi non si faccia strumentalizzare

20 NOV - Gentile Direttore,
dalle pagine di Quotidiano Sanità apprendiamo della chiamata in piazza a Bologna per il 22 novembre, degli infermieri da parte del loro Collegio professionale IPASVI su temi che nulla hanno a che vedere con la professionalità della categoria e che nessuno vuole mettere in discussione.

E’ evidente, nella frase riportata da Quotidiano Sanità, che tale chiamata deriva però da una strumentalizzazione dei fatti. “Da Bologna – riferisce l’Ipasvi - il fenomeno si sta velocemente estendendo in tutta Italia e agli hashtag #noisiamopronti #valorizzazioneprofessionale si è aggiunto un #NoisiamoVoi per dare maggiore enfasi a una solidarietà verso i colleghi coinvolti nella recente denuncia che l'ordine dei medici di alcune città dell'Emilia Romagna ha fatto alla Procura della Repubblica anche contro i propri iscritti”.

Ma in realtà non c’è nessuna denuncia verso gli infermieri, ma semmai sono i medici, che hanno redatto le procedure in questione, che sono stati chiamati dai propri Ordini a rendere conto di quanto fatto.


L’iniziativa è nata in risposta alle recenti denunce che gli Ordini dei Medici di alcune città dell'Emilia Romagna avrebbero avviato, anche contro i propri iscritti, per fermare le “procedure e istruzioni operative che regolano l'intervento di infermieri sulle ambulanze del 118, attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di farmaci soggetti a controllo del medico” redatte da alcuni medici responsabili dei servizi e ritenuti, a parere degli Ordini, non conformi alle leggi, che attribuiscono determinati atti all’esclusiva competenza medica.

E questa iniziativa degli Ordini dei Medici non è piaciuta soprattutto all’Assessorato e alle Aziende Sanitarie, che hanno anche cercato una sponda nelle Organizzazioni Sindacali, senza però trovarla.

La sponda l’hanno trovata invece in questa azione dell’IPASVI, collaterale e di supporto a quanto le aziende sanitarie su indicazione di alcuni assessorati sanitari regionali, portano avanti da tempo, cioè trasferire attività di competenza medica sulle figure infermieristiche per un mero calcolo economico, perché gli infermieri costano meno dei medici.

Questo mero calcolo economico è evidente da tempo nelle azioni di cosiddetta “riorganizzazione” che vengono da tempo fatte che, se nell’immediato portano ad un risparmio di bilancio, alla lunga portano a disservizi e ad aumenti di costi in altre voci; ne è un esempio la riorganizzazione recente del servizio di assistenza sanitaria e soccorso all’Aeroporto di Bologna che, togliendo la presenza del Medico (peraltro prevista dalle normative aeroportuali) ha portato ad un aumento del 500% del numero dei trasporti in ambulanza verso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore, con un aggravio quindi dei carichi di lavoro (per medici ed infermieri) e dei tempi d’attesa in quel Pronto Soccorso.
Altri esempi sono evidenti nella riorganizzazione di reparti e attività ospedaliere, ma non vogliamo dilungarci su questo.

La maggioranza degli infermieri, e sono quelli con cui lavoriamo nei reparti ed in tutti i servizi tutti i giorni fianco a fianco e con reciproco rispetto professionale ed umano, è ben conscia di questo: in particolare tutti i giorni gli infermieri vivono sulle loro spalle un aumento dei carichi di lavoro con aumento di responsabilità non consone al corso di studi che hanno fatto, per una professione che sta cambiando non nell’ambito delle sue attribuzioni specifiche, ma con il caricare sugli infermieri attività che dovrebbero essere eseguite da altre professionalità!

IPASVI, più che promuovere iniziative oppositive, dovrebbe dare più attenzione a questi argomenti e non farsi strumento di riorganizzazioni che hanno il fine di un risparmio economico, più che di una valorizzazione professionale.

Ma l’iniziativa vorrebbe dimostrare che certi medici sono contrari alla crescita professionale degli infermieri, ma questo non è vero, semmai è vero il contrario: i Medici, così come le Organizzazioni Sindacali, vogliono che ci sia una chiara definizione degli aspetti professionali, delle attività che devono essere svolte, commisurate alla preparazione del corso di studi, definito da una legislazione nazionale che attualmente non prevede sconfinamenti di campo, e supportata da una adeguata retribuzione.

Chi promuove gli sconfinamenti di campo e queste manifestazioni, sembra più animato da promuovere una anacronistica “lotta di classe” tra i medici (figli dei ricchi) e gli infermieri (figli dei poveri); ma una tale visione, che poteva avere qualche senso all’inizio del secolo scorso, non ha più senso da anni perché chi fa la professione medica la fa perché ha avuto la voglia di studiare per molti anni (a prezzo di sacrifici propri e delle proprie famiglie) perché gli atti medici necessitano di uno studio e di una preparazione più lunga.
Oggi tutti i giovani che escono dalla scuola superiore possono scegliere se dedicarsi o prepararsi ad una professione o ad un'altra a seconda delle proprie inclinazioni e disponibilità allo studio più o meno lungo.

Probabilmente si vuole “svendere” la professione infermieristica alle volontà di risparmio dei Direttori Generali e Assessori, che a fronte di proclami altisonanti sulle riduzioni delle liste di attesa, sono capaci di risparmiare solo tagliando i posti letto, riducendo il personale medico ed infermieristico, spostando attività nel privato, dove il personale ha costi minori che nel pubblico.

E, a proposito di legislazione nazionale, che fine hanno fatto le diverse proposte di legge sulla definizione dell’ “Atto Medico” di cui una recente del Partito Democratico, molto ben fatta, precisa e condivisibile? Sono state chiuse in un cassetto perché non andavano bene ad una Senatrice sempre del PD ex Presidente IPASVI?

Se veramente si vuole questa promozione professionale ci si adoperi perché vengano definite per legge professionalità e competenze per tutte le professioni della sanità, come avviene in altri paesi d’Europa ed America tanto citate come esempio anche dall'IPASVI, ma anche carichi di lavoro, condizioni di sicurezza e remunerazioni adeguate (come in altri paesi d’Europa ed America).

Salvatore Lumia
Segretario Provinciale CIMO Bologna


20 novembre 2015
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