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I tanti “basta” che gridiamo, inascoltati, ogni giorno

09 GEN - Gentile Direttore,
basta è quanto si sente dire da sempre più colleghi medici. Basta viene da dentro, dalle speranze andate in frantumi,  da una vita dedicata agli altri resa vana, sempre più negli ultimi anni. Basta viene dalla stanchezza, quella vera, quella per cui non basta riposarsi per 12 ore perché è profonda.
 
Basta viene dal vergognarsi del posto dove si lavora, dell’assistenza data o, sempre più spesso, negata.
Basta viene dal dover consigliare amici e parenti di rimanere lontano dall’ospedale, il posto dove lavori.
Basta viene da una politica di tagli che oggi si chiama risanamento.
Basta viene da uno stipendio non aumentato e sempre più decurtato  nelle voci accessorie, che sempre soldi sono.
 
Basta viene da ristrutturazioni aziendali che sempre tagli sono.
Basta è quando si è consapevoli che anche un solo passo in avanti ci costerebbe una fatica insostenibile, un passo impossibile da compiere e che, se anche aiutati riuscissimo a fare, non porterebbe al traguardo che nel frattempo è stato  spostato di un altro passo in avanti.

Basta è il grido di allarme di chi non riesce a garantire le cure necessarie ai pazienti assistiti.
 
Basta è quello che si urla all’equipaggio di pronto soccorso quando porta l’ ennesimo codice rosso in una sala emergenza già strapiena.
Basta è quello che urlano gli infermieri quando devono posizionare una bombola di ossigeno vicino alla ennesima barella.
 
Basta è l’urlo, anche di dolore, che lancia il portantino che per spostare un’altra barella fa cadere il bombolone di ossigeno.
Basta è la vergogna di dover dire ai parenti di portarsi i farmaci non presenti in ospedale.
Basta è dover compilare la terza scheda di morte in una notte.
Basta è sapere di dovere assistere tutti i malati del padiglione delle medicine.
 
Basta è dover passare la vita con il telefonino in tasca in attesa di una chiamata essendo reperibile 10 notti su 30.
Basta è dover fare 8 notti al mese.
 
Basta è dover sentire le menzogne della politica che si accorge a dicembre che arriva l’influenza e che le strutture ospedaliere esplodono. Che racconta  che si sono assunti i precari mentre nello stesso tempo altrettante persone sono andate via. I dati nazionali parlano chiaro, il saldo tra assunti e cessazioni è negativo. Oggi dovremmo reintegrare, di personale giovane, reparti in carenza di organico da troppi anni, tornando ad un concetto di rapporto tra carichi di lavoro e personale.  
 
Non si deve dire che “il Lazio è uscito dalla crisi” quando tutti gli ospedali sono al collasso, le liste di attesa imbarazzanti ed i malati assistiti in barella. La medicina di guerra che stiamo dando per me è la vera crisi! Non si deve dire che la legge finanziaria stabilizza i precari quando i fondi destinati a tale scopo sono un decimo di quelli necessari. Non si sarebbe dovuta approvare una legge che sancisce, unica nel mondo civile, che 3.7 posti letto per 1.000 abitanti possano bastare, visto che sarebbe intervenuto “il territorio” che non riesce dopo 4 anni di trattativa a chiudere la convenzione (sempre a costo 0).
 
Ma se anche l’accordo fosse chiuso, poco o nulla cambierebbe, perchè non è uno studio medico aperto h24 o h16 a risolvere il problema del malato fragile anziano e pluripatologico in una società che tende ulteriormente ad invecchiare. E la responsabilità non è solo o tutta nella direzione degli ospedali .
 
Allora appare evidente che  il sindacato ha un senso ed una utilità se riuscirà a porre i paletti, i limiti. Grazie all’Anaao Assomed abbiamo, grazie a sentenze della UE, l’obbligo al riposo dopo la guardia. Oggi la battaglia dovrà essere sui carichi di lavoro. Che si stabilisca: il numero di notti massime per mese, il numero di pronte reperibilità, il numero massimo di pazienti da dover assistere la notte e la distanza massima tra postazione di guardia e luogo di intervento.
 
Il numero massimo di pazienti entrati in PS che il singolo medico è in grado di assistere anche in base alla gravità. Il numero massimo di pazienti che il medico deve assistere nei reparti (oggi con le ristrutturazioni aziendali arriviamo a reparti di 40 e più posti letto).
 
Oggi il singolo medico subisce e non può denunciare, andrebbe contro l’azienda e, con l’aria da caserma che tira,  potrebbe essere sanzionato. Ma il fenomeno va conosciuto, denunciato, altrimenti siamo acquiescenti.
 
Allora che l’Ordine dei medici istituisca una mail dove il singolo medico possa denunciare i suoi “Basta”. Ed il Ministero della sanità, invece di mandare ispettori a destra e manca, rigorosamente “ex post”, istituisca una  task force  che,  tramite denunce dei singoli operatori sanitari,monitori in tempo reale le tante criticità esistenti e faccia emergere “l’insostenibilità” di essere medici ospedalieri nell’Italia del 2017.
 
Francesco Medici
Consigliere Nazionale Anaao Assomed

09 gennaio 2017
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