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Infermieri. Dare un pasto al paziente o cambiargli il pannolone non è demansionamento

26 GIU - Gentile Direttore,
la centralità del paziente nell’organizzazione sanitaria è fondamentale rispetto alle attenzioni, ai bisogni e ai valori del paziente urge però, una riflessione su quanto sta accadendo rispetto ai ruoli professionali e al bisogno di cura dei cittadini. Si nota sempre, con rammarico, che si parla di orgoglio e di demansionamento dell’infermiere, ma mai di quello che effettivamente l’infermiere sta perdendo di vista e cioè, un principio che nasce da molto lontano e che deriva da un’etica professionale che non può essere ignorata, ciò è una esagerazione che va oltre i principi ispiratori di Florence Nightingale.

Ci sono infermieri che si sentono infermieri e non si sentono demansionati a svolgere funzioni “di basso livello” come definito da altri infermieri.

Di quale chance si sta parlando, di quale assistenza migliore si parla, quando lo stesso infermiere ritiene non più di sua pertinenza alcune funzioni necessarie a conoscere il paziente. Non si acquisisce dai libri o dalle nozioni il tipo di assistenza, gli utenti si sentono “abbandonati”, incapaci di dare un sostegno ai propri cari e sono costretti a rivolgersi all’oss per un’assistenza che viene rifiutata dallo stesso infermiere.  


Si usano sempre parole chiare, forti, inequivocabili per dare slancio ad una professione che involontariamente si allontana sempre più dal malato lasciando un vuoto che viene colmato dall’oss e da altre figure esistenti.

Cosa dire quando si legge che dare un pasto ad un paziente è demansionamento? che fare l’igiene è demansionamento? che fare un letto è demansionamento, cambiare un pannolone è demansionamento, togliere una padella è un demansionamento, quando il lavoro dell’infermiere si basa sui bisogni del paziente e se non li valuta lui in primis chi li valuta?

Sembra quasi che gli infermieri rifuggono dal contatto portandolo in secondo piano, sottovalutando il fatto che il toccare è un mezzo di comunicazione non verbale e questo tipo di assistenza fornisce loro l’occasione di stabilire un contatto e instaurare una relazione col paziente.

Tutti gli articoli dedicati al demansionamento con rivendicazioni sulle competenze mettono in evidenza una situazione in cui non si comprende più a chi spetta fare questo o quello. Questa è una denuncia degli infermieri che sembra quasi una paura su una possibile depredazione del loro ruolo.

Cosa devono dire gli oss che in assenza dell’infermiere nelle rsa – o addirittura su indicazioni dello stesso nelle varie strutture sanitarie - private svolgono funzioni superiori e nessuno li ascolta quando denunciano l’abuso di professione e carichi di lavoro? Cosa dire quando gli infermieri attraverso il loro sindacato utilizzano l’iscrizione dell’oss solo per avere il 5% di rappresentatività per presentare un ricorso, per poi discriminarli nella professione o nel passaggio nell’area socio sanitaria poiché il loro scopo è solo “difendere l’infermiere”? E cosa dire dell’infermiere generico e della puericultrice che sono stati emarginati dal Collegio Ipasvi?

È evidente che l’evoluzione infermieristica, soprattutto in sanità, ha lasciato ormai luogo, da anni, ad una dilatazione dello spazio che intercorreva tra atti medici e assistenza di base, lasciando sempre meno tempo e spazio all’assistenza diretta.

Si innescano polemiche gettando sospetti sull'emendamento dell’area socio sanitaria dell’oss che è entrato nell’iter del disegno di legge della Lorenzin. E’ come se tutto questo accanimento avesse uno scopo di vita professionale nel destabilizzare le altre figure assistenziali in un processo di evoluzione che deve riguardare solo la professione infermieristica, ritenendo inaccettabile l’evoluzione della figura dell’oss, denunciata come un’invasione di campo professionale.

Si vuole ricordare che le evoluzioni multi-professionali rappresentano una necessità nell’ambito assistenziale come strumento indispensabile per assicurare l’erogazione di cure efficaci e sicure  ai cittadini attraverso interventi assistenziali continui e mirati.

Fin dove vorranno arrivare? forse vogliono avere il potere dell’assistenza infermieristica? essere i padroni di un sistema che loro stessi stanno distruggendo? dove vogliono arrivare quando criticano le altre figure che prendono il loro posto per erogare il minimo di assistenza richiesta.?

Nascono conflitti, incomprensioni, per le quali ancora oggi non si comprende tutto questo accanimento, questo rigetto di un sistema assistenziale che non ritengono più di riconoscere…sono troppi i nodi da chiarire per camminare in una direzione unica, bisogna stabilire una volta per tutte come organizzare il territorio, l’assistenza, mettere con chiarezza chi fa e cosa, attraverso obiettivi precisi entrando in un’équipe assistenziale, bisogna rivedere l’organizzazione del lavoro, fare maggior investimenti formativi, standardizzare la formazione oss su tutto il territorio nazionale attraverso istituiti formativi pubblici e non privati per evitare lo scempio di tutti questi anni.

Non si può rimandare, non si può aspettare oltre per rispondere in modo adeguato ai bisogni assistenziali degli utenti; inoltre le sentenze non individuano realmente le necessità del cittadino, ma stabiliscono principi statici con schemi freddi e incomprensibili eseguiti da persone che non comprendono più il vero senso del valore umano, dove l’assistenza sembra essere messa in secondo piano rispetto al bisogno di autorealizzazione e dell’ascenseur social.

Viene a mancare in tutti questi articoli una discussione attenta, una programmazione seria, che sia coerente tra tutti gli attori di un sistema assistenziale che sempre più sta peggiorando, in una situazione in cui si stanno riducendo posti letto, si chiudono ospedali, accorpamenti, attese sempre più lunghe per esami e ricoveri, ospedali al collasso, blocco del turn-over, pochi concorsi, regioni che non ritengono realizzare il reale fabbisogno dell’oss poiché non lo ritengono prioritario.

Una politica che sta sgretolando il settore pubblico per renderlo privato costruendo baronati di una sanità di cui non si comprende il significato reale, ma si nota che tutto ruota in un interesse politico, dove nessuno sminuisce il valore professionale degli infermieri, ma sono loro stessi che si sminuiscono con fantomatici demansionamenti.

E per essere chiari, forse il problema reale non è il demansionamento ma, le dotazioni organiche adeguate al numero di utenti, in poche parole carenza di organico, questo è il vero problema, queste sono le criticità.

Angelo Minghetti
Federazione Nazionale Migep


26 giugno 2017
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