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L’equità della sanità integrativa

07 FEB - Gentile Direttore,
chiamato in causa direttamente dall’ennesimo intervento manicheo contro la Sanità Integrativa ritengo opportuno portare all’attenzione dei lettori di QS alcuni punti essenziali omessi nell’ultimo intervento di Marco Geddes di FilicaiaCredo di aver già argomentato in dettaglio il mio disappunto su come il Report GIMBE si propone di ricostruire un quadro oggettivo della Sanità Integrativa.
 
Sul punto mi limito ad aggiungere che la sezione Sanità Integrativa presente negli ultimi 3 Rapporti RBM – Censis è elaborata a partire da un campione basato sui Bilanci di 90 Forme Sanitarie Integrative che raccolgono complessivamente circa 1/3 degli assicurati del settore.
 
A. Costi delle forme sanitarie integrative: Il Report GIMBE su questo punto parla di una stima compresa tra un 40% ed un 50% delle entrate (contributi), totalmente errata. Il dott. Geddes, ridimensionando il fenomeno – e citando perlomeno una fonte ufficiale – fa riferimento invece ad un 25% dei premi assicurativi. Tuttavia, anche tale dato, non è corretto perché non si riferisce alle Polizze “Rimborso Spese Mediche ed Ospedaliere” (c.d. “RSMO”), che sono quelle stipulate dai Fondi Sanitari e/o dai cittadini per assicurare le cure private (e che non escludono le patologie pregresse e non richiedono visita medica preliminare), ma al dato medio di tutti i prodotti assicurativi rientranti nel Ramo 2 “Malattia” dell’Assicurazione Danni. Queste polizze, usualmente associate a prodotti di natura finanziaria o c.d. di “protezione” e distribuite attraverso reti bancarie o agenziali, non hanno nulla a che fare con la Sanità Integrativa. I costi di gestione complessiva di una Polizza Sanitaria Integrativa (“RSMO”, appunto) sono compresi tra un 5% ed un 15%. Nel caso specifico dei Fondi Sanitari il dato medio, si attesta al 10%. La conferma viene dai Bilanci delle Compagnie Assicurative (RBM Expense Ratio:7,8%; Competitor principale RBM: 11%).  

 
B. Accantonamento: Immagino che con il termine “accantonamento” si voglia fare riferimento alle “riserve tecniche” che le Compagnie devono per legge appostare per far fronte al pagamento dei sinistri assicurati dalla Polizza. Tali importi, quindi, non possono essere considerati costi dal momento che sono somme destinate anticipatamente dalla Compagnia a pagare i rimborsi futuri richiesti dagli assicurati. Proprio la presenza delle riserve tecniche consente di evitare i rischi dell’insufficienza di risorse e/o di insolvenza che possono verificarsi nei casi di “fai da te” da parte del cittadino o di ricorso a sistemi mutualistici/auto-assicurati. Ecco perché il numero di Fondi Sanitari che scelgono di assicurarsi continua ad aumentare.
 
C. Utili: La Sanità Integrativa pur essendo un settore strategico per il settore assicurativo è da sempre uno degli ambiti a minore marginalità tecnica, come si può agevolmente riscontrare analizzando i trend storici ufficiali del settore (fonte ANIA).
E poi, il dott. Geddes mi perdonerà, ma non riesco proprio a scandalizzarmi di fronte ai numeri di un’impresa che operando nel pieno rispetto della normativa vigente e garantendo un’occupazione stabile produce un’utile del 4%.
 
D. Appropriatezza: Rispetto ai 3 motivi di stupore del dottor Geddes in merito alle mie dichiarazioni sul punto vorrei precisare che:
1) Il c.d. “pagamento diretto” è una delle due forme di rimborso garantite nei confronti dell’assicurato. Prova ne è che la fattura emessa struttura sanitaria convenzionata e trasmessa alla Compagnia è intestata direttamente all’assicurato e non all’impresa stessa. L’anticipo finanziario sostenuto dalla Compagnia in luogo dell’assicurato e a beneficio della struttura non muta, pertanto, la natura esclusivamente rimborsuale - e quindi, non medico/prescrittiva - dell’attività svolta dalla Compagnia;
 
2) I protocolli di diagnosi precoce previsti dalle Polizze Sanitarie di RBM rispondono ai principali standard internazionali. La diagnosi precoce del rischio cardio-vascolare, ad esempio, è sviluppata secondo le linee guida del Progetto Cuore approvate dallo stesso Ministero della Salute. La mancata richiesta preventiva della prescrizione è del tutto coerente con la natura preventiva dei protocolli stessi (mi sembra, dott. Geddes,  che avvenga la stessa cosa anche negli screening organizzati dal Servizio Sanitario Nazionale) ma non ne comporta – di per se – una fruibilità generalizzata dal momento che l’accesso ai protocolli è consentito solo agli assicurati che abbiano requisiti di genere, di età e/o familiarità coerenti con il rischio/patologia che il protocollo intende prevenire.
 
3) Da ultimo, ci tengo a sottolinearlo ancora una volta, la Sanità Integrativa rimborsa esclusivamente prestazioni sanitarie preventivamente prescritte da medici. I Fondi Sanitari, in particolare, prevedono che tale prescrizione sia rilasciata dal medico di base del Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre, se come sostiene il Report GIMBE le prestazioni sanitarie di Polizze e Fondi Sanitari sono quasi tutte prestazioni incluse nei LEA, dovrebbero essere anche tutte prestazioni “value based”.
 
In conclusione vorrei ribadire che per una vera tutela del diritto alla salute nel nostro Paese ritengo siano indispensabili entrambi i pilastri: sia il Servizio Sanitario Nazionale sia la Sanità Integrativa.
 
Continuare a pensare che la spesa sanitaria privata sia generata dalla sanità integrativa non aiuta a risolvere i problemi di sotto-finanziamento del SSN ed, anzi, impedisce di prendere atto del fatto che i bisogni di cura dei cittadini sono cambiati. Dobbiamo chiederci se vogliamo lasciare i cittadini di fronte al problema di pagarsi da soli – se possono – queste cure aggiuntive o se vogliamo a tal fine garantire a tutti un sistema aggiuntivo che pur utilizzando strumenti privati si fondi anch’esso sull’universalismo e sull’equità.
 
Marco Vecchietti
Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute

07 febbraio 2019
© Riproduzione riservata


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