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Carenza di anestesisti rianimatori, in Calabria sistema al collasso

23 MAR - Gentile Direttore,
lo studio ANAAO ASSOMED pubblicato qualche giorno fa disegna, nel medio termine, uno scenario nazionale sconfortante e, soprattutto, preoccupante.
Il dato relativo alla Calabria è, riguardo la necessità di Medici Anestesisti Rianimatori, addirittura sottostimato. Già l’anno scorso avevamo espresso, proprio su questa testata, tanto le nostre perplessità sul futuro delle performances chirurgiche, quanto l’allarme che l'offerta sanitaria relativa all'emergenza/urgenza degli ospedali per acuti, all'interno della nostra regione potesse, per la drammatica riduzione del numero di Medici specialisti in Anestesia e Rianimazione arruolabili, diventare insostenibile.

La notizia buona è che, almeno per il momento, in Calabria la sanità privata è poco appetibile e non particolarmente attrattiva tra i neo specialisti.
Che significa che i pochi medici specialisti che l’Università forma, lavorano prevalentemente negli ospedali pubblici.

E questo in controtendenza con quanto avviene in altre parti del Paese dove, a causa di politiche disattente o, forse peggio, scelleratamente interessate a shiftare verso la sanità privata per, evidentemente, favorire il mercato delle banche e delle assicurazioni, comincia ad essere stimolato l’esodo dei giovani medici dal Servizio Pubblico.

Mete privilegiate, estero o settore privato.

La notizia cattiva ribadita anche oggi con monotonia è, invece, l’esiguo numero di neo specialisti che ogni anno l’Università Magna Grecia, immette sul mercato del lavoro.

Pochi, davvero troppo pochi per far fronte alle esigenze di una regione che deve fare i conti con centinaia di milioni di euro di deficit da mobilità passiva, perché le lunghe liste d’attesa spingono i pazienti per i quali vi è un’indicazione chirurgica a trovare altrove le risposte alle loro esigenze.
Ma c’è dell’altro: la spada di Damocle della “quota 100” sta per abbattersi pesantemente sul capo del SSR calabrese, determinando un facilmente prevedibile scompenso, che non potrà che peggiorare ulteriormente negli anni futuri.

Dunque, il calcolo, pur se empirico, è presto fatto: mancano, in atto, 80-100 Medici Anestesisti Rianimatori. A dicembre di quest’anno se ne specializzeranno sette. Undici l’anno prossimo: saranno sufficienti a colmare il gap prodotto dai pensionamenti?

E, considerato cha la nostra popolazione sanitaria è, grazie al blocco delle assunzioni che ha gravato sul turn over del personale, composta da medici di età medio-avanzata il cui orizzonte temporale professionale si accorcia sempre di più, e che per arrivare al regime di quindici neo specializzati per anno dovremo aspettare ancora qualche tempo, bisognerà studiare da subito qualcosa per limitare gli inevitabili danni al bilancio della regione e l’inevitabile discomfort ai cittadini calabresi.

Che non potrà certo essere il richiamo dei pensionati, come cercano di fare alcune regioni. Chi abbandona dalla porta il servizio pubblico per limiti d’età, non è elegante, né lecito, rientri dalla finestra.
Né è possibile affidare incarichi così delicati come la gestione del paziente in sala operatoria o nelle terapie intensive a medici non specialisti, sprovvisti di adeguata specifica competenza, come il Governo parrebbe orientato a fare.

Prendiamo atto che un anacronistico vincolo economico-finanziario risalente all’ormai lontano 2004 sia stato finalmente cancellato, ma sarà sufficiente a far fronte alle carenze di Specialisti che affliggono la sanità?

Senza contratto da oltre dieci anni, soggetti a vessazioni e talvolta anche a violenze fisiche oltre che morali, lontani anni luce da un auspicabile benessere organizzativo, decisamente sottopagati rispetto ai colleghi europei, sempre più esposti al rischio di procedimenti medico-legali, i Medici Ospedalieri italiani in generale, ed i Medici Anestesisti Rianimatori in particolare, sono in via di estinzione.

Con buona pace dell’universalità delle cure.

Una possibile soluzione, con ricaduta, ahinoi, nel lungo periodo? Incrementare immediatamente il numero di posti nelle Scuole di Specializzazione, ma soprattutto rendere appetibile una professione in cui disagio e rischio sono i fedeli compagni di viaggio di ogni giorno ed aumentare le tutele nei loro confronti.

I missionari, qualora non si fosse ancora compreso, non esistono più. Che Governo e, nel nostro caso, Regione, lavorino da subito per evitare l’estinzione dei Medici Anestesisti Rianimatori ed il conseguente collasso del sistema.

Domenico Minniti
Presidente sez. Calabria AAROI EMAC
Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza ed Area Critica 


23 marzo 2019
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