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Se vogliamo salvare la sanità, lo ripeto, fare presto e fare bene

31 MAG - Gentile Direttore,
metto in fila 3 cose, per proporre alcune osservazioni. La prima è la riflessione svolta con puntualità, rigore e intento propositivo da Claudio Maffei su Quotidiano Sanità del 30 maggio 2020 a proposito della riprogrammazione ospedaliera connessa alla emergenza e post-emergenza COVID-19, così come prevista dal Decreto legge Rilancio. Maffei parte da un commento alla circolare del Ministero della salute per dare indirizzi alle Regioni in vista della predisposizione dei piani di riorganizzazione della rete ospedaliera, entro cui definire la dotazione di posti letto delle terapie intensive e semi-intensive. Si pone poi la domanda di come si prevengono e si evitano  le soluzioni a tipo astronave (i due Fiera Hospital di Milano e Civitanova Marche).
 
La seconda è la pubblicazione di quanto osservato dalla Corte dei Conti nel suo Rapporto sul Coordinamento della finanza pubblica, laddove esprime una sua valutazione sull’impatto del fattore COVID sul SSN, in base ad un'analisi che non è generica né limitata agli aspetti di regolarità contabile e amministrativa , ma anzi è rivolta ai fattori sistemici, di rilievo non solo gestionale ma anche programmatico. Con questo documento la magistratura contabile mi pare preannunci una sua attenzione, che in questa fase assume carattere di stimolo e di segnalazione di eventuali criticità, ma che nel prosieguo potrà diventare di valutazione di responsabilità per eventuali erronee impostazioni o gestioni connesse a dolo o colpa grave.

 
La terza è la forte e netta osservazione fatta da Corrado Formigli nel corso della trasmissione TVTalk di sabato 30 maggio su Rai3, a proposito dell'attenzione sulla movida anzi sulle movide registrate e raccontate in più città italiane. Formigli ha ben espresso il tentativo che almeno una parte della stampa e del giornalismo televisivo sta facendo per capire, al di là delle raccomandazioni (mascherine, guanti, distanza di 2 metri ecc.) quale sia la infrastruttura tecnologica omogeneamente implementata in tutto il territorio nazionale  per supportare quella che si va delineando come una fase di convivenza con il coronavirus responsabile del COVID-19. Per struttura tecnologica si intende il complesso delle procedure, degli strumenti, delle tipologie di risorse professionali  e organizzative, che, in maniera standardizzata e ben riconoscibile da tutti i cittadini e dagli operatori sanitari, lo Stato può e deve definire per affrontare questa convivenza. Ciò nel più volte richiamato rispetto del principio di leale collaborazione con le Regioni, ma anche avvalendosi pienamente della potestà prevista dal vigente ordinamento costituzionale, in situazioni come questa.
 
Le tre cose sono collegate e rimandano ancora una volta alla urgenza di mettere in campo un affiancamento reale, costante, specifico che il Ministero e le agenzie sanitarie nazionali, arricchite anche dalla collaborazione dei tecnici regionali più esperti, devono garantire nei confronti delle singole Regioni .
 
Questa attività di affiancamento non la si vede o la si vede poco.
 
E allora alla domanda che si pone Maffei, non resta che rispondere che lo strumento per evitare che si facciano scelte tecniche inadeguate rimane solo quello della mancata approvazione da parte del Ministero della salute dei programmi operativi che la regione deve adottare.
 
Ma tutto questo sposta nella zona dell’approvazione/disapprovazione a posteriori il rapporto tra Stato e Regioni. Il che magari faciliterà il compito della Corte dei Conti, nella fase in cui la giustizia contabile smetterà i panni dell’osservatore che critica e sollecita e assumerà quello dell’accertatore di eventuali responsabilità amministrative. Ma intanto il danno sarà stato fatto.
 
Quello che si vuole di nuovo ribadire è: bene le circolari scritte con contenuti specifici ed inequivoci, ma esse non bastano se scelte così criticabili vengono comunque assunte nella riprogrammazione ospedaliera regionale, se la Corte dei conti rileva così evidenti carenze in interi settori assistenziali, se quella struttura tecnologica non viene definita e implementata  o si limita allo sforzo per adottare lo strumento dell’App per il tracciamento dei contatti, se addirittura i giornalisti devono interrogarsi sulla operatività di questa struttura.
 
Si è detto: fare presto e fare bene, C’è ancora molto lavoro da fare, anche nel senso invocato su questo quotidiano da Cavicchi. La porta di ingresso della fase 2 è spalancata, occorre a questo punto partire recuperando il ritardo.
 
A meno che non vi sia chi ritiene sia sufficiente limitarsi a un altro tipo di soluzione. Mi riferisco a quanto previsto da un altro Decreto legge: il DL 18 del 2020 ("Cura Italia"), che approva misure concernenti la sanità militare. Al riguardo nel fascicolo di documentazione parlamentare viene ricordato che la sanità militare ha infatti il compito primario di assicurare l'assistenza sanitaria in operazioni e in addestramento, sia all'interno che al di fuori del territorio nazionale, nonché, in subordine, di concorrere all'assistenza e al soccorso della collettività nazionale e internazionale nei casi di pubbliche calamità.
 
Filippo Palumbo
Già Direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute
 

31 maggio 2020
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