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Martedì 28 SETTEMBRE 2021
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Ridurre i bisogni di Salute Psicologica al solo ambito della Salute Mentale è riduttivo

di Mario Sellini

01 LUG - Gentile Direttore,
è appena terminata la Conferenza sulla Salute Mentale e sono già in programma ulteriori incontri, audizioni, programmi, pubblicazioni. Eppure su questa Conferenza la Società Scientifica Form-AUPI ritiene di dover esprimere un qualche parere. A che titolo? Possiamo pacificamente affermare, senza tema di smentita, che ben oltre il 50% delle Psicologhe e degli Psicologi che operano all’interno della cd ‘Salute Mentale’ sono nostri associati.
 
Le nostre osservazioni non sono tali sol perché provengono da professionisti che da anni esprimono con grande dedizione ed abnegazione, la propria professionalità all’interno dei Servizi. I dati sui quali fondiamo il nostro giudizio sono già riscontrabili, tutti, all’interno di quello che è stato definito “Documento di Sintesi”. Partiamo dai dati numerici e statistici.
 
Nel Documento di Sintesi ritroviamo per poco più di 30 volte la definizione ‘Salute Mentale’. I riferimenti al concetto di psichiatria, in senso lato, molto di più, circa 40 volte. Non troviamo alcun riferimento alla figura dell’Assistente Sociale. Solo 2 volte ritroviamo riferimenti alla figura/attività degli infermieri. Una sola volta ai Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica. E ancora ci sono 4 riferimenti alla Psicoterapia e 6 riferimenti alla Psicologia/Psicologi.

Potrebbe apparire un elenco della spesa, ma vedremo che non lo è, perché questi dati dimostrano la totale assenza del, tanto sbandierato concetto di Interdisciplinarietà.
Principio cardine assolutamente condiviso ma che non lo ritroviamo nella sua concreta attuazione.
 
Il dato che emerge e che da anni ritroviamo costantemente e quotidianamente applicato nulla ha a che vedere con questo principio.
E non avrebbe potuto essere diversamente vista la impostazione che si è voluta dare a questa Conferenza ed ai lavori del Tavolo.
 
Ci sono almeno due Discipline: Psicologia e Psicoterapia, assolutamente assenti. Le prestazioni professionali proprie di queste discipline spariscono dai report. Non si trovano, non sono rilevate. Di conseguenza i professionisti che le erogano, sono stati resi invisibili e trasparenti.
 
La Consulta delle Società Scientifiche di Psicoterapia e di Psicologia ha rappresentato ai diversi tavoli, le tematiche qui brevemente esposte. Il Presidente del CNOP, Davide Lazzari, ha rilevato le enormi criticità e con forza ha chiesto un cambio di paradigma; ha presentato un articolato documento condiviso dall’intera comunità professionale e scientifica, ma nulla è accaduto.
 
Gli stessi rappresentanti del CNOP e della Consulta delle Società Scientifiche, si sono prodigati per dare corpo e sostanza al principio dell’Interdisciplinarietà. Ma è rimasto tutto nei documenti preparatori. Niente di tutto ciò è rintracciabile nel documento di ‘Sintesi’.
Di osservazioni e critiche ne dovremmo rappresentare in abbondanza. Troppo lungo sarebbe l’elenco. Ne sintetizziamo, random, poche altre.
Ritorniamo al documento di ‘Sintesi’. Possiamo chiedere chi ha operato la sintesi e come mai in questo lavoro di sintesi alcuni aspetti sono stati completamente ignorati? Sintetizzare vorrebbe dire riportare ad un unicum. Non certo ad eliminare le posizioni.
Troppa opacità e pochissima trasparenza.
 
È risultato davvero sgradevole dover ascoltare, anche a latere della Conferenza, affermazioni sulla mozione, approvata all’unanimità dalla Camera il 16 giugno, prima firmataria, l’on. Lorenzin, già Ministro della Salute. Davvero fuori luogo non fosse altro che per il rispetto dovuto al Parlamento. Siamo convinti che le istituzioni vadano rispettate e, per entrare nel merito dei contenuti della mozione siamo convinti che non si tratti …di un patchwork in 32 punti che include le solite inutili campagne…tra le quali…l’offerta di fino a 10 sedute dallo psicologo ai giovani depressi per via della pandemia…” dall’articolo su il Manifesto di Maria Grazia Giannichedda.
 
Eppure l’esperienza francese potrebbe insegnarci qualcosa. Crediamo che la Conferenza debba prendere le distanze da chi, immaginando di difendere e valorizzare la stessa Conferenza di fatto ne certifica il fallimento.
 
Un altro aspetto di estrema problematicità è la volontà di interpretare e modificare lo spirito e la lettera dei LEA nell’ambito della Salute Mentale. Non osiamo immaginare cosa potrebbe accadere se ciascun ambito o settore dell’assistenza sanitaria, territoriale o ospedaliere. Decidesse, in modo autonomo di applicare ed interpretare i LEA. Sui LEA, come su tutto, si possono aprire dibattiti ed approfondimenti. Ma non in modo unilaterale reinterpretandone i principi ed i contenuti.
 
Non è irrilevante riscontrare una significativa distanza tra la politica sanitaria, più e più volte ribadita e da noi convintamente condivisa, portata avanti dal Ministro Speranza e le risultanze che ritroviamo in questo documento di Sintesi.
 
Al Ministro Speranza noi chiediamo di aprire un Tavolo di confronto sulla Psicologia di cui l’operatività nell’ambito della Salute Mentale è un parziale, anche se importante ambito. Ridurre i bisogni di Salute Psicologica al solo ambito della Salute Mentale è riduttivo. Lo stesso Parlamento ha approvato una specifica norma di legge che prende atto, finalmente della necessità di costruire una qualche forma di coordinamento, anche strutturale, di tutte le risorse e le attività psicologiche presenti nelle Aziende. Siamo anche disponibili a fornire, da operatori presenti nel campo della Salute Mentale il nostro contributo per una profonda rivisitazione del modello che sembra venire fuori da questa Conferenza.
 
Al contrario, un tavolo che fondi la propria esistenza su:
- Salute Mentale Adulti,
- Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza,
- Integrazione...
...è inevitabilmente destinato a creare ed incentivare i fenomeni di ‘psichiatrizzazione’ dell’assistenza sanitaria.
 
Anche solo a leggere questi ambiti, a pelle, ci si rende conto che manca qualcosa. Manca molto. E ciò che manca, che è fuori da questo modello, è molto di più di ciò che contiene. L’alto numero di partecipanti, i tanti contributi presentati non devono distogliere l’attenzione dal modello proposto.
Ed il ‘modello’ è quello descritto in questi tre punti.
 
Per chi come me ha iniziato la propria attività professionale di psicologo, nella chiusura di un vecchio manicomio, è davvero un salto indietro di decenni. Infermieri, assistenti sociali, psicologi, avevano un maggior riconoscimento del ruolo e dell’importanza della propria funzione, di quanto non ne riconosca oggi, questo modello.
 
Un modello che si fonda su due Discipline che possiamo sintetizzare in Psichiatria Adulti e Psichiatria Minori, che non tiene in alcun conto almeno altre due Discipline, quali Psicoterapia e Psicologia e che vede completamente assenti ed indefiniti i ruoli di tanti altri professionisti quali gli Infermieri, gli Assistenti Sociali, i Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica ecc.
 
Noi ci siamo, gli Psicologi ci sono a condizione che i concetti di Interdisciplinarietà e Multiprofessionalità diventino effettivi e reali.
 
Mario Sellini
Presidente di FORM-AUPI

01 luglio 2021
© Riproduzione riservata


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