La cultura della Primary Health Care resti nell’Università

La cultura della Primary Health Care resti nell’Università

La cultura della Primary Health Care resti nell’Università

Gentile Direttore,
l’Associazione Italiana Medici (AIM), il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM), FederSpecializzandi, Movimento Giotto e la Campagna “2018 Primary Health Care Now or Never” hanno deciso di aderire al “Manifesto per la diffusione della Primary Health Care in Università”, proposto dai medici in formazione specialistica delle Scuole di Specializzazione in Medicina di Comunità e Cure Primarie di Bari, Bologna, Modena e Reggio Emilia, Napoli, Padova, Roma La Sapienza.
 
Il Manifesto promuove due obiettivi principali: il primo è la salvaguardia dei 25 anni di esperienza maturata in ambito universitario nel campo delle Primary Health Care; in secondo luogo la richiesta, rivolta alle Istituzioni, di sanare il vulnus normativo che impedisce l’esercizio della medicina generale agli specialisti in Cure Primarie, il cui curriculum formativo è costruito sulla base delle indicazioni di OMS e WONCA Europa.
 
Secondo il WONCA (World Organization of National Colleges and Academies of Family Medicine/General Practice), l’organizzazione internazionale dei medici di famiglia, la “Medicina Generale” è una disciplina accademica caratterizzata da un peculiare core curriculum, da maturare attraverso una “formazione specifica in Medicina Generale”.
 
La Scuola di specializzazione in Medicina di Comunità e Cure Primarie rispetta i criteri minimi indicati dalla normativa europea, necessari per poter ottenere la formazione specifica in medicina generale, che non escludono l’Università come provider formativo per i futuri medici di famiglia.
 
Il Decreto Interministeriale (Salute-MIUR n.68/2015) individua infatti per la specializzazione in Medicina di Comunità e Cure Primarie precisi ambiti di competenza professionale, tra i quali la medicina generale, le cure primarie e le cure palliative e l’organizzazione dei servizi sanitari di base.
 
Il Medico di Comunità e delle Cure Primarie svolge dunque funzioni di promozione della salute e di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione, programmazione, valutazione, organizzazione e coordinamento degli interventi sanitari primari e, alla luce di quanto proposto nel PNRR, appare idoneo a ricoprire incarichi clinici ed organizzativi nell’ambito delle Cure Primarie ed Intermedie.
 
Sanando questo vulnus normativo, i dirigenti medici in Cure Primarie potrebbero quindi esercitare la medicina generale nelle Case di Comunità e negli Ospedali di Comunità. Sottolineiamo, inoltre, come anche le Regioni, nell’ultimo documento della Commissione Salute, abbiano indicato la necessità di ampliare la platea di specialisti in grado di operare nell’assistenza sanitaria primaria.
 
AIM, SIGM, FederSpecializzandi, Movimento Giotto e PHC ritengono vada colta l’opportunità di utilizzare al meglio le risorse che formiamo. Dunque ribadiamo il nostro appoggio e sostegno alla richiesta dei medici in formazione Specialistica in Medicina di Comunità e Cure Primarie rivolta al Ministero della Salute, affinché venga reso attuativo l’esercizio della medicina generale per questi specialisti così come previsto dai Decreti Ministeriali che hanno prima istituito e successivamente regolamentato la Scuola di specializzazione in Medicina di Comunità e delle Cure Primarie.
 
In conclusione, auspichiamo che si continui a mantenere, in linea con i principi WONCA, la cultura della Primary Health Care all’interno dell’Università, al fine di garantire la professionalizzazione adeguata a rispondere ai rinnovati bisogni di salute della popolazione, augurandoci che questo rappresenti il primo passo verso la specializzazione unica in “Medicina Generale, di Comunità e Cure Primarie”.
 
Associazione Italiana Medici (AIM), Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM), FederSpecializzandi, Movimento Giotto e Campagna “2018 Primary Health Care Now or Never”

22 Ottobre 2021

© Riproduzione riservata

Perché i medicinali essenziali richiedono una regolazione dedicata
Perché i medicinali essenziali richiedono una regolazione dedicata

Gentile direttore,una parte crescente delle vulnerabilità dei sistemi sanitari si concentra nei medicinali essenziali fuori brevetto: quelli che costano meno, che vengono utilizzati ogni giorno negli ospedali e sul territorio...

La buona sanità italiana nei numeri europei
La buona sanità italiana nei numeri europei

Gentile Direttore, Un Paese si riconosce anche dalla capacità di prendersi cura delle persone. Su questo terreno l’Italia conserva risultati che meritano attenzione e fiducia. Il «Profilo della sanità 2025»,...

Il paradosso della mobilità intraziendale: quando per il Ssn è più facile perdere un dirigente medico che trasferirlo
Il paradosso della mobilità intraziendale: quando per il Ssn è più facile perdere un dirigente medico che trasferirlo

Gentile Direttore,i recenti dati dell’Anaao Assomed, ripresi proprio sulle pagine di Quotidiano Sanità, evidenziano un quadro allarmante: nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri (3.767) hanno ampiamente superato i...

Orientamenti organizzativi per l’area post-acuzie ospedaliera
Orientamenti organizzativi per l’area post-acuzie ospedaliera

Gentile Direttore,l’assistenza ospedaliera post-acuzie rappresenta una componente strategica dell’organizzazione sanitaria: consente di proseguire le cure dopo la fase acuta, favorire la stabilizzazione clinica e recuperare, quando possibile, le capacità funzionali...