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Intervista a Nanni Costa (Direttore Cnt): “Ecco come ce l'abbiamo fatta nonostante i tagli”

03 AGO - Dovevano essere pari a oltre 3,5 milioni annui, ma dal 2010 i fondi previsti dalla legge 91/99 e assegnati alle Regioni per l’attività della rete trapiantologica non hanno mai superato i 270 mila euro, scendendo addirittura a 125 mila proprio nel 2010. Eppure, nonostante il prosciugamento, di fatto, di questo fondo, l’attività trapiantologica è un vanto del nostro Paese. Come si è riusciti a raggiungere questo risultato? Ce lo ha spiegato il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa.

“L’ultimo Governo Berlusconi fu caratterizzato da una forte crisi e da una politica dei tagli”, ricorda Nanni Costa riportando la memoria alle dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio e all’arrivo, a Palazzo Chigi, di Mario Monti, con nuovi tagli e spending review.

Tuttavia il Centro Nazionale Trapianti non sollevò polemiche per questi tagli così consistenti. Come mai?
L’Italia stava passando in mezzo a una profonda crisi economica e tagli venivano fatti in ogni settore. Il clima era teso e le polemiche si alzavano da ogni fronte. Unirsi alle altre grida di allarme non sarebbe stato di alcuna utilità. Abbiamo preferito rimboccarci le maniche e capire come far funzionare le cose nonostante le ridotte risorse a disposizione. Abbiamo puntato all’efficienza della Rete. E credo sia stata una scelta virtuosa, che ha consentito comunque lo sviluppo della Rete.


In che modo ci siete riusciti?
È stato possibile perché l’intera Rete ha saputo reagire, non solo il Cnt. A far funzionare le cose sono state le persone che lavorano nella Rete, ogni giorno, con grande capacità e abnegazione. Parlo di coordinatori, di rianimatori, di chirurghi e tante altre professionalità ancora, che hanno messo in moto un circuito non solo di competenze, ma anche di valori in cui credere.

Ma i soldi servono comunque…
Al Centro nazionale trapianti fu ridotta in maniera importante la spesa per l’informatica e la comunicazione, ma furono mantenuti i fondi istituzionali e altri finanziamenti vennero introdotti nel corso delle diverse finanziarie e leggi. In media, il bilancio annuale del Cnt si è assestato intorno ai 5 milioni di euro. Questo ci ha permesso di avere comunque un fondo sufficiente a finanziare le attività, ma siamo stati comunque costretti a stringere la cinghia e sacrificare altri ambiti di intervento sempre importanti, ma non prioritari.
Occorre inoltre evidenziare che molte Regioni hanno continuato a mettere fondi propri sull’attività trapiantologica. L’Emilia Romagna ha recentemente stanziato 10 milioni, ma anche il Lazio, la Toscana, la Lombardia, il Veneto, ad esempio, contribuiscono con fondi propri. La collaborazione con le Regioni è stata molto importante.

Cosa è stato possibile realizzare?
Siamo riusciti, ad esempio, ad aprire il Centro nazionale trapianti Operativo. Vorrei evidenziare, tra l’altro, che il sistema italiano agisce non solo sugli organi, ma anche sui tessuti, sulla procreazione medicalmente assistita e su un ventaglio di ambiti molto ampi e avanzati. E la sua attività si basa su un modello moderno, che vede la forte sinergia tra il Centro e le Regioni, operativo 24 ore su 24. Potremmo dire che quella dei trapianti è la Rete operativa più complessa e sviluppata di tutto il sistema sanitario nazionale, e funziona. Si scambiano organi ogni giorno, anche di notte, in ogni parte di Italia. Ci sono organi prelevati a Torino che arrivano in Sicilia in poche ore. E  in quel breve arco di tempo si trasferiscono intere équipe chirurgiche, si valutano i requisiti degli organi e dei pazienti per l’assegnazione, per fare degli esempi.

A conti fatti, di quei soldi si poteva fare a meno o no?
No. Siamo riusciti a farne a meno, ma sacrificando alcuni ambiti di intervento che, pur non prioritari, rivestono grande importanza per il funzionamento della Rete. Parlo, ad esempio, delle campagne di informazione e sensibilizzazione sulla donazione. Per ovviare alla mancanza di risorse, abbiamo inventato la campagna “Diamo il meglio di noi”, che mira a coinvolgere Enti ed Istituzioni, a cui non chiediamo soldi, ma di mettere a disposizione i loro strumenti interni, realizzando così una rete di comunicazione a costo zero.
La mancanza di risorse, inoltre, ha rallentato il processo per la realizzazione del sistema informatico unico.
Ancora: se ci fossero stati più soldi, avremmo potuto mettere in campo più ispettori per potenziare i controlli.
Oppure: il Cnt organizza ogni anno circa 40 corsi all’anno gratuiti di formazione. Se avessimo avuto più risorse, ne avremmo fatti magari 80.
Per dare un’idea di quanto può costare l’attività di una Rete trapiantologica, si consideri che la Francia, a fronte di un’organizzazione e ambiti di attività simili ai nostri, conta su un budget centrale che è 4-5 volte superiore a quello italiano. Insomma, ce l’abbiamo fatta nonostante i tagli, ma gli interventi da realizzare, se ci fossero risorse in più, non mancherebbero di certo.
 
Lucia Conti

03 agosto 2017
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