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Lombardia. Nuovo scandalo sanità. In carcere il presidente della Commissione Sanità Fabio Rizzi. Le accuse: corruzione, riciclaggio e turbativa d’asta per servizi odontoiatrici. Misure cautelari per altre 20 persone. La Giunta Maroni trema

Le manette scattano nuovamente in Lombardia per un nuovo scandalo che coinvolge la sanità regionale. Questa volta sotto inchiesta la gestione dell'odontoiatria nella quale secondo gli inquirenti c'era una società privata "pigliatutto". Rizzi è uno dei collaboratori più stretti di Maroni e "padre" della riforma sanitaria regionale varata da poco. Ecco cosa c'è scritto nell'Ordinanza del Tribunale di Monza.

16 FEB - Nuovo scandalo sanità nella Lombardia di Roberto Maroni. A pochi mesi dall’arresto del vicepresidente e assessore alla Salute, Mario Mantovani, stavolta in manette anche il braccio destro del presidente della Giunta e presidente della commissione Sanità del Consiglio Regionale Fabio Rizzi. Il suo nome compare infatti tra le 21 persone sottoposte stamani a provvedimenti cautelari (per Rizzi è stata disposta la custodia in carcere) con l’accusa di essere responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio. Con Rizzi è finito in carcere anche il suo stretto collaboratore (così lo presentano gli inquirenti) Mario Longo. In carcere sono state trasferite in tutto 9 persone, altre 7 ai domiciliari, mentre per altre 5 è scattato l'obbligo di dimora nel comune di residenza.

L’operazione che dà esecuzione alle 21 misure cautelari emesse dal G.I.P. del Tribunale di Monza, su richiesta della procura di Milano, è scattata dalle prime ore di questa mattina. L’indagine è stata denominata “Smile” perché lo scandalo riguarda la fornitura di servizi odontoiatrici. Nel dettaglio, spiega una nota del Comando Provinciale di Milano dei Carabinieri, “ha consentito di ricostruire come un gruppo imprenditoriale abbia turbato in proprio favore l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici - banditi da diverse Aziende Ospedaliere per la gestione, in outsourcing, di servizi odontoiatrici - corrompendo i funzionari preposti alla gestione delle gare”.


Nel corso delle indagini, spiega ancora la nota, “sono stati ricostruiti episodi corruttivi nei confronti di 10 soggetti investiti di funzioni pubbliche, condizionamenti nell’aggiudicazione e nello svolgimento di appalti indetti da Aziende Ospedaliere della Lombardia, nonché analoghe ingerenze nelle procedure di contrattazione con importanti strutture sanitarie private accreditate con il Sistema Sanitario Nazionale”.
 
Cosa c’è scritto nelle 200 pagine dell’Ordinanza di custodia cautelare. Il sito Affaritaliani ha pubblicato in serata il testo integrale dell’Ordinanza emessa dal Tribunale di Monza con la ricostruzione delle indagini e il testo delle numerose intercettazioni ambientali effettuate dagli investigatori.
 
Al centro di tutto, secondo gli inquirenti, l’imprenditrice Maria Paola Canegrati (anche lei in carcere) a capo della holding odontoiatrica che avrebbe acquisito gli appalti in modo illecito. Secondo gli inquirenti “l’indagata ottiene gli appalti, grazie alla rete di amicizie e conoscenze tra i dirigenti sanitari, nonché al totale asservimento dei pubblici funzionari agli interessi dell’ indagata”.
 
“Oltre alla tecnica corruttiva dei singoli funzionari compiacenti in servizio nelle Aziende Ospedaliere, attraverso l’ assunzione di famigliari e amici o il conferimento di incarichi e consulenze per conto delle sue società, Canegrati – si legge ancora nell’Ordinanza - ha trovato validi e sicuri alleanti negli ambienti politici ed in particolare nelle persone di Longo (ndr. Mario Longo, dello staff di Rizzi con incarichi pubblici nell’ambito dell’odontoiatria)  e Rizzi i quali, proprio in virtù delle loro funzioni, si sono dimostrati in grado di condizionare le scelte in ambito odontoiatrico sia di dirigenti di pubbliche strutture sia di strutture private convenzionate con il servizio sanitario nazionale, arrivando a garantire l’ espansione degli interessi imprenditoriali della donna anche in regioni diverse dalla Lombardia”.
 
“La nascita tra i tre di un accordo di collaborazione per l’ ottenimento di rendiconti economici personali attraverso corruzioni, turbative d’ asta e comportamenti al limiti della concussione – scrivono ancora gli inquirenti - deve essere fatta risalire, a quanto è dato di conoscere dalla presente indagine, al 2013 quando Canegrati decideva di finanziare, sembrerebbe in modo occulto, la campagna elettorale di Rizzi, prevedendone necessariamente un proficuo ritorno”.
 
In particolare, riferendosi a Longo, gli inquirenti sottolineano che, “Egli appare il braccio operativo di Rizzi che, proprio per la funzione pubblica rivestita e per fornire un’apparenza di imparzialità, tende a rimanere nell’ ombra (cosicché minimi risultano i suoi contatti diretti con l’ imprenditrice) e a intervenire, peraltro in questi casi abusando pesantemente del proprio ruolo, solo se ritenuto necessario”.
 
“Sta di fatto – si legge ancora nell’Ordinanza - che emerge inequivocabilmente come le indicazioni imposte da Longo in favore di Canegrati (o quelle realizzate anche dell’ interesse di terzi o per il tornaconto esclusivo dei due “ politici”) siano assecondate dal destinatario, in quanto è chiaro a costui che la richiesta sia condivisa o quantomeno pienamente appoggiata da Rizzi, il quale solo, nell’ ambito di un rapporto di scambio, può garantire una contropartita a chi si renda disponibile a venire incontro alle pretese della coppia”.
 
“Proprio questa necessaria distribuzione di ruoli in base alle competenze e alle qualifiche di ciascuno – secondo gli inquirenti - rende inequivoco ed indispensabile il vincolo associativo: Rizzi infatti, attraverso l’ esecutore Longo, esercita il proprio potere e la propria influenza politica per assicurare l’ espansione economica dell’ imprenditrice Canegrati, sia facendole vincere le gare di appalto negli ospedali pubblici, sia tutelandone gli interessi nelle fasi esecutive, sia imponendo la sua presenza nelle strutture convenzionate, così da ottenere per sé e per i due “ soci” significativi ritorni economici”.

16 febbraio 2016
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