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Mobilità sanitaria. Una partita da 4,1 miliardi. Stretta sui ricoveri nel privato accreditato e divieto per i medici pubblici in pensione di lavorare nel privato. Le proposte delle Regioni

Ecco nel dettaglio e nella sua versione definitiva l’accordo raggiunto la scorsa settimana tra le Regioni sulla mobilità sanitaria (anni 2014-2015) e quali sono le proposte degli Enti locali sia per il 2016 sia per l’Intesa Stato-Regioni che dovrà essere stipulata. Oltre al tetto sul privato accreditato (salva l’alta specialità) le Regioni presenteranno anche uno specifico emendamento in Legge di bilancio, per estendere il divieto per i professionisti sanitari pubblici in pensione ad operare nel settore privato accreditato. IL DOCUMENTO

05 OTT - Il fenomeno della mobilità sanitaria coinvolge quasi 1 mln di cittadini italiani che ogni anno si spostano in altre regioni per curarsi. Un giro d’affari che cresce nel tempo e che nel 2015 (vedi tabella) è arrivato alla cifra monstre di 4,1 miliardi di euro (nel 2013 era di 3,9 mld).
 
Ma per tenere sotto controllo il fenomeno, le Regioni, la scorsa settimana hanno stipulato un accordo per regolare gli anni pregressi (2014-2015) ma hanno anche predisposto le basi per quello sarà un vero e proprio accordo Stato-Regioni come previsto dal Patto per la Salute.
 
Un Piano nazionale sulla mobilità sanitaria – scrivono in premessa le Regioni - può essere affrontato solo se si superano le conflittualità e i tecnicismi che negli ultimi anni hanno “paralizzato” il sistema di regolazione”.
 
Per questo motivo le Regioni hanno in primis hanno simulato gli addebiti, regione per regione, per ciascun settore oggetto di compensazione. La rilevazione ha posto la distinzione tra produttori pubblici e produttori privati, e dai numeri si sono evidenziate  delle problematiche connesse alle limitazioni poste dalla legge di stabilità alla produzione privata.

 

 
Ma vediamo più nel dettaglio cosa ha previsto l’accordo della scorsa settimana che oggi pubblichiamo nella sua versione definitiva (durante la riunione della scorsa settimana infatti sono state apportate alcune modifiche alle bozze).
 
L’andamento dei dati di mobilità fra il 2013 e il 2015. Boom privato accreditato. I dati hanno evidenziato un andamento in molti casi “non compatibile con le esigenze di certezza dei bilanci regionali”. Mentre la produzione pubblica ha registrato un decremento complessivo del 3%, la produzione ascrivibile al privato accreditato mostra un incremento (pur con delle significative differenze tra regione e regione) pari all’11%. (In allegato tre tavole di confronto). Da notare il +175% della Basilicata tra il 2013 e il 2015.
 
“Importanti – rilevano le Regioni - anche le ricadute sul riparto del fondo sanitario 2017, il quale dovrebbe fronteggiare sia la mobilità 2015 (come da prescrizione normativa- riferita a due esercizi precedenti), come pure la mobilità 2014, non inclusa nel riparto 2016”.
 
Accordo sul pregresso 2014-2015.  In relazione proprio ai significativi aumenti osservati per il settore privato, e tenendo presente le indicazioni di legge, le Regioni hanno quindi convenuto “di operare una riduzione % sull’incremento del valore registrato dai saldi in capo alle singole Regioni (salvaguardando in ogni caso la produzione dell’alta complessità come definita dalla legge di stabilità 2016).
 
La decisione è stata quella che prevede un abbattimento delle prestazioni da privato- forfettariamente pari al 50% . Una riduzione è stata “operata sia sugli aumenti 2014 rispetto al 2013 sia sugli aumenti 2015, sempre rispetto al 2013. I valori degli scambi riferiti al privato sono stati conseguente ridefiniti, per essere inseriti nel riparto del fondo sanitario”.
 
Tetto a privato accreditato dal 2017. Secondo le Regioni “il Piano nazionale della mobilità dovrà superare la dimensione squisitamente finanziaria che ha caratterizzato il tema della mobilità negli ultimi anni e affrontare in maniera decisa l’appropriatezza dei flussi sanitari migratori, ponendo limiti precisi alla produzione degli erogatori privati sin dal 2017”.
 
Impostazione del 2016. Ma oltre l’accordo sul pregresso le Regioni hanno anche iniziato a lavorare per il 2016. Sul punto si è deciso di “produrre uno schema di riferimento per gli accordi tra Regioni, che tenga conto della necessità di regolare in maniera anche analitica i relativi flussi (utilizzabile per regolazione di flussi significativi)”. Lo schema verrà approvato entro la fine di ottobre, in modo da poter procedere alla definizione degli accordi entro il 31 dicembre 2016.
 
No ad attività nel privato accreditato per professionisti pubblici in pensione. Sempre nell’ambito dell’Intesa Stato-Regioni che si dovrà raggiungere le Regioni non si sono fermate solo alla definizione dei tetti per il privato. Ma hanno deciso di impegnarsi ad “affrontare il tema dei professionisti collocati a riposo e che nel pubblico non possono più esercitare l’attività e che hanno trovato ampio spazio nel settore privato – anche accreditato, le cui prestazioni restano comunque a carico del settore pubblico”. In sostanza si vuole porre un limite a quei professionisti pubblici che una volta andati in pensione vanno a lavorare per il privato ‘portando’ con se molti pazienti.
 
Per questo le Regioni hanno anticipato che sarà “predisposto uno specifico emendamento, in sede di Legge di bilancio, al fine di estendere il divieto ad operare nel settore privato accreditato”.
 
L.F.
 

05 ottobre 2016
© Riproduzione riservata


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