Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Lunedì 26 OTTOBRE 2020
Sardegna
segui quotidianosanita.it

Il Covid in Sardegna. “Eravamo un’isola Covid free. E se ne doveva tenere conto”. Intervista a Marcello Acciaro (Unità di Crisi)

L’estate e l’arrivo dei turisti hanno cambiato lo scenario. I casi hanno raggiunto numeri mai registrati neanche nella Fase I: 139 il 27 settembre, 81 ieri. Una dinamica che la Regione aveva previsto, per questo aveva prima aveva cercato di introdurre una sorta di “passaporto sanitario, impugnato dal Governo, e poi approvato una ordinanza sull’obbligo di test negativo per tutti gli ingressi sull’isola, sospesa dal Tar. “Poi, però, a ferragosto, lo stesso Governo ha deciso che chi veniva da Malta, Croazia, Grecia e Spagna doveva sottoporsi a tampone obbligatorio”. Ma Acciaro rassicura: “Il sistema dimostra di tenere”, anche se “la situazione dei posti letto è sempre critica”

30 SET - I dati incoraggianti che vedevano la Sardegna uscire dal lockdown con contagi giornalieri spesso prossimi allo zero non sono durati a lungo. Nel corso dell’estate l’isola è entrata nell’occhio del ciclone con il riavvio dei collegamenti aerei e marittimi e la ripresa del turismo. Il sistema sanitario sardo, in che modo sta affrontando questa nuova ondata di emergenza? Quotidiano Sanità ha intervistato Marcello Acciaro, Direttore sanitario dell’Azienda Sanitaria per l’Emergenza e Urgenza (AREUS), e responsabile dell’Unità di Crisi Locale per il nord Sardegna, che sta seguendo i casi Covid.

Direttore, la Sardegna era uscita con dati incoraggianti dal lockdown, ma nel corso dell’estate è entrata nell’occhio del ciclone. Colpa dei turisti? Sicuramente la Regione è stata meta di villeggiatura da persone da ogni parte di Italia, il Ssr si era preparato a fronteggiare i rischi connessi all’allentamento delle restrizioni e all’arrivo della stagione balneare?
Sì. La Sardegna ancora al 31 luglio registrava pochissimi nuovi casi giornalieri di positività al Sars-CoV-2 (in alcune giornate anche “0” casi). Poi, il primo caso, ai primi di agosto con un giovane sardo che aveva “incontrato” una ragazza lombarda. Poi una ragazza svizzera in arrivo da Malta; poi una modella francese diretta su uno Yacht, dove sono stati trovati altri positivi. E così via per alcuni giorni finché dal Lazio ci hanno avvisato di alcuni ragazzi presenti in Sardegna, contatti stretti di alcune ragazze positive. E’ da lì che è poi partito il tutto. Ed era lì che li stavamo aspettando, anche se non con i numeri che poi abbiamo rilevato.


L’ordinanza del Governatore Solinas che prevedeva un test negativo obbligatorio per tutti gli ingressi sull’isola è stata sospesa dal TAR. Per lei quale potrebbe essere la soluzione giusta per evitare contagi di importazione tra Regioni?
Secondo me è impossibile. Non esiste un metodo per bloccare il passaggio dalla Lombardia al Veneto e così per le altre regioni italiane. Ecco perché hanno agito anche con noi in questo modo. Però noi eravamo un’Isola Covid free. E questo doveva essere preso in seria considerazione, non solo per la Sardegna in sé, ma anche per tutta l’Italia. Per questo sarebbe stato utile identificare un metodo facile per controllare gli arrivi.

Poi però è stato fatto. Improvvisamente, vicino a ferragosto, per chi veniva da Malta, Croazia, Grecia e Spagna. Tampone obbligatorio. Non è un fatto casuale che siano state identificate le aree geografiche che hanno provocato il contagio da Noi. Bastava partire da fine luglio e avremmo fermato i ragazzi del Grand Tour, quelli che sono stati a Ibiza, in Grecia e in Croazia. Ricordo che la paziente n.2 era una Svizzera in arrivo da Malta.

Il test molecolare, il tampone, per intenderci, è un test di secondo livello. Il sierologico, che ricerca gli anticorpi, le IgG e le IgM, invece è di primo livello. Ma meno affidabile. Ecco, bisogna lavorare per trovare un modo semplice, veloce e affidabile. Se ne parla ma è ancora tutto fermo. Qualche sperimentazione, ma niente di definito e disponibile per tutti. Lo avremmo dovuto avere da subito, mesi fa, e invece ancora nulla.

Gli attuali dati epidemiologici cosa lasciano immaginare per il futuro? L’arrivo dei malanni stagionali e l’apertura delle scuole potrebbe ulteriormente aggravare la situazione. La tenuta del sistema sanitario è a rischio?
Le previsioni epidemiologiche sono sempre rischiose e molto difficili. Sempre. Bisogna leggere il trend: se in calo si può leggere la pendenza della curva, analizzare le variabili e provare a capire. Idem per le curve in salita. Ma spesso le previsioni, alla fine, sono azzardate.
Sicuramente i malanni di stagione creeranno, come accaduto questo inverno, nella fase 1, un po’ di confondimento. Dovremo essere ancora più tempestivi con i test e “dare a Covid quello che è di Covid”.

La Scuola è un problema solo se lo si gestisce male. Gestito bene non lo è. Adesso sarà peraltro facile attribuire alla Scuola responsabilità non sue. Quindi anche qui bisognerà lavorare bene sui tre pilastri della lotta al Coronavirus: mascherina, igiene mani e distanziamento. In senso più esteso, occorre evitare i contatti fisici, gli assembramenti, le urla, gli abbracci. E i baci. E’ triste, sono le cose che ci rendono felici e ci fanno star bene. Questo virus mina la nostra gioia e felicità. Ma adesso è così.
 
Il numero dei nuovi casi positivi al virus che necessitano di ricoveri stanno già aumentando. Com’è la situazione dei posti letto negli ospedali delle province di Sassari, Oristano, Nuoro e Cagliari?
La situazione dei posti letto è sempre critica. A prescindere dal Covid-19. In Italia abbiamo 3 posti letto per 1000 abitanti. 0,7 in più per la riabilitazione. Sono pochi. I posti letto in rianimazione sono pochissimi. Veniamo da 10 anni di contrazione della spesa ma, soprattutto, di contrazione violenta degli organici. Anzi, tutto è iniziato con la finanziaria del 2003. Continuiamo a commettere lo stesso errore: la sanità non è un costo ma è una grande impresa. Tantissime Aziende che, in molti territori, sono la principale risorsa. Continuare a considerarla una spesa è sbagliato. Profondamente sbagliato. Occorre combattere la mala gestione, ma dove ben gestite, le Aziende sanitarie vanno ben oltre il concetto di salute.

Occorre quindi rimodulare, in chiave moderna, più dinamica, i posti letto. Occorre riconsiderare l’efficacia dei numerosissimi vincoli che hanno un impatto sulla popolazione estremamente negativo. Ha senso tutto questo? No. Soprattutto quando la popolazione anziana è in aumento. Occorre una visione diversa, più moderna. E i fatti hanno dimostrato quello che noi, direttori sanitari e sanitari in genere, sappiamo da sempre: i posti letto sono insufficienti. Soprattutto in rianimazione. Ce li facciamo bastare, ma ne servono di più. E’ una sconfitta pensare di allestire posti letto in tendoni o dove capita. Una sconfitta politica e di pianificazione. Bisogna chiederne conto a chi ha definito la policy sanitaria italiana negli ultimi anni.

Quali sono attualmente gli ospedali Covid-19 attivati nell’isola per i pazienti che hanno contratto il virus? Può fornirci qualche dato sulla loro attività? Quanti posti letto sono stati assegnati?
Tre poli principali: Sassari, Nuoro e Cagliari. Poi ulteriori attivazioni in caso di necessità. 35 posti letto a Nuoro, 40 a Sassari e 81 a Cagliari. Più di 150 posti letto a cui aggiungere le Terapie intensive, con altri 30 posti letto. E dopo questi ci saranno altri ospedali e anche quelli privati. In fase 1 abbiamo avuto sia il Mater Olbia che, soprattutto, il Policlinico Sassarese. I tre ospedali di riferimento sono già carichi, ma stiamo anche dimettendo e questo è un fatto molto importante. Non bisogna essere preoccupati. Il sistema dimostra di tenere.

L’attività sanitaria è tornata quasi alla normalità dopo il lockdown. Come nelle altre Regioni, ci sono prestazioni da recuperare, quindi il già annoso problema delle liste d’attesa si è addirittura aggravato. La circolazione delle persone nelle strutture ospedaliere aumenta, tuttavia, anche il rischio di diffusione del contagio. Quali misure sono state prese nelle strutture sanitarie per garantire le prestazioni evitando i sovraffollamenti e smaltire le liste d’attesa?
Questa è la vera differenza con la fase 1. Gli ospedali non sono chiusi e continuano le normali attività. Le procedure sono efficaci, con i tamponi in entrata e con la grande attenzione ad ogni singolo caso. A marzo non si trovavano i Dpi, era tutto molto difficile. Ora i Dpi non mancano e sappiamo molto di più sul virus e sulla malattia.

Con la riapertura delle scuole c’è già stata, in qualche Istituto dell’isola, la segnalazione di casi positivi. Come pensate di affrontare un’eventuale ondata di casi tra i bambini e giovani?  
Nulla di diverso di quanto già fatto: bloccare il contagio in orizzontale, con gli altri alunni e all’interno delle scuole; bloccare quello verticale in famiglia. Quindi tracciare e bloccare.

L’emergenza coronavirus ha dato vita alle Usca e ha immesso nel Ssn nuove forze, comprese i medici specializzandi. Qual è il suo bilancio sull’esperienza delle Usca e sul lavoro svolto dai medici specializzandi?
Le Usca sono un modo diverso di gestire il territorio. Hanno il compito di monitorare le persone in quarantena dal punto di vista clinico. Noi abbiamo il dovere di tenere le persone a casa garantendo il massimo dell’assistenza possibile. E’ difficile, a volte richiede uno sforzo enorme, come in Gallura la scorsa estate, ma la soluzione non deve essere quella del ricovero a tutti i costi. Ogni ricovero, è per me, il fallimento del sistema territorio.

I medici gli infermieri delle Usca hanno dato un enorme sostegno al sistema con enormi sacrifici. Andate a vedere che orari di lavoro hanno dovuto sopportare! Il mio grande riconoscimento e ringraziamento a tutti loro, Medici e Infermieri.

In Fase 1 abbiamo attivato le UIAT. Caso unico in Italia, credo. Ovvero le Unità integrate di assistenza territoriale. Abbiamo portato nelle Case di riposo e nelle RSA interessate dal contagio, équipe fatte da infettivologi, pneumologi e medici internisti, quindi specialisti, che hanno visitato e messo in terapia tutte le persone positive. Attività integrata con le équipe stabili inserite dall’ATS all’interno delle Strutture. Ho la certezza che sono state salvate vite umane.
Le Usca saranno le basi della futura organizzazione dell’assistenza territoriale.

La campagna di vaccinazione antinfluenzale sarà quest’anno molto importante. Anche la Sardegna, come le altre Regioni, ha previsto l’acquisto di maggiori dosi con l’obiettivo di raggiungere una copertura maggiore?
Si. Quest’anno è più che mai importante la vaccinazione antinfluenzale. Io la faccio ogni anno e la propongo. Tutte le vaccinazioni sono importanti. Sono l’arma più efficace contro le malattie infettive.

La campagna di vaccinazione antinfluenzale vedrà in prima linea i medici di medicina generale. Nel corso della prima ondata covid i medici del territorio hanno denunciato ripetutamente di essere stati mandati sul campo di battaglia a mani nude. La carenza di Dispositivi di sicurezza individuali è un dato di fatto. Ora sono state prese tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza dei medici di di medicina generale?
La situazione, rispetto alla Fase 1, è completamente diversa. Avevamo enormi difficoltà con i Dpi. Alcune nazioni avevano fatto incetta in un momento delicatissimo. La Cina era il maggiore produttore e con il blocco sono sparite dal mercato. Era difficilissimo procurarsele, anche perché il Ministero non aveva previsto di fare scorte. Così siamo rimasti quasi senza. L’Assessore lombardo Gallera aveva in più occasioni stigmatizzato il problema. Era mancato anche l’Ossigeno. Un vero incubo in Lombardia. Ora molte Aziende hanno riconvertito la produzione e pur con qualche piccola difficoltà, i Dpi ci sono. Speriamo di doverli usare sempre di meno.

I medici di famiglia sono stati molto criticati durante il Covid-19. Ma basta leggere il sacrificio di quanti hanno perso la vita durante la Fase 1, per capire. Ma non possiamo realmente pensare che sul territorio possano fare tutto loro. Ci sono anche gli altri pazienti. Meglio che ai pazienti positivi ci pensino le Usca e il resto del Sistema sanitario. Uniquique suum.

Elisabetta Caredda

30 settembre 2020
© Riproduzione riservata


Altri articoli in QS Sardegna

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Boncompagni, 16
00187 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Presidente e AD
Vincenzo Coluccia

Direttore generale
Ernesto Rodriquez

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Pubblicità
Tel. (+39) 06.89.27.28.41
commerciale@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy