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Cancro. Finita la sperimentazione al Cnao di Pavia. L'adroterapia a costi 10 volte più bassi che all’estero

Dal 1 gennaio è aperto a tutti i pazienti il Centro nazionale di adroterapia oncologica di Pavia. Finita la fase sperimentale delle nuove terapie basate sull'accelerazione di particelle di protoni e ioni carbonio per i tumori interni che non rispondono a radioterapia. Il costo del trattamento è di 24mila euro l’anno contro la media di 250mila dollari degli altri Paesi

20 GEN - Con l'inizio del 2014, il Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia può finalmente mettersi alle spalle l'anno più difficile della sua storia: il rischio della bancarotta infatti non è più così reale e ora, dopo aver ottenuto a fine dicembre la marcatura CE e le tariffe dalla Regione Lombardia, è in sicurezza e può lavorare in autonomia, per curare e fare ricerca.
 
''Il 2013 è stato l'anno più difficile non solo per la nostra struttura, ma anche di tutta la mia carriera - spiega Erminio Borloni, presidente della Fondazione Cnao – perché ci siamo trovati nella situazione di aver costruito un centro di eccellenza, che tutti ci invidiano, e presso cui arrivano pazienti dall'estero, ma lasciato nell'indifferenza qui in Italia, con il rischio di fallire''.
Un progetto, quello del Cnao, iniziato nel 2001, con l’insediamento della Fondazione, a cui hanno partecipato anche, tra gli atri, l’Ospedale S. Martino di Pavia, il Policlinico di Milano, l’Istituto Nazionale Tumori, l’INFN e il Politecnico di Milano.

 
In 12 anni è stato realizzato il centro, con il sincrotrone, una ‘ciambella’ lunga 80 metri in cui vengono accelerate le particelle, protoni e ioni carbonio, poi utilizzate nel trattamento dei tumori più interni, o che non rispondono alla radioterapia o con bassa sopravvivenza. Una macchina come quella del Cern di Ginevra, con cui si è studiato il bosone di Higgs, ma realizzata 'in casa' dal centro stesso, insieme a varie aziende, molte delle quali italiane. Fatto questo che ha consentito di abbassare i costi del 50%, ma anche imposto, da parte del ministero della Salute, di effettuare una sperimentazione piuttosto rigida sui pazienti, per poter ottenere la marcatura CE.
 
“Il centro è costato complessivamente 137 milioni di euro – continua Borloni -. Ne sono arrivati circa 100 da Ministero della Salute, Regione e privati, ma ne mancavano 37 che il Ministero si era impegnato a darci tramite la Regione, e che non ci sono mai arrivati''.
In virtù della sperimentazione, il Cnao ha dovuto curare gratuitamente 200 pazienti. “E per questo abbiamo rischiato di fallire – prosegue – visto che le prestazioni non sono state pagate da nessuno, essendo appunto una sperimentazione”. Una situazione in cui non è stato facile 'calmare' fornitori e banche, a cui l'istituto doveva 50 milioni di euro. “Nei mesi scorsi, quelli più duri – ricorda Borloni – ho parlato con i fornitori, che ci hanno dato fiducia, e con le banche, che ci hanno sostenuto. 
 
Non è stato facile, ma finalmente il 13 dicembre scorso, dopo aver completato la sperimentazione, è arrivata la marcatura CE, e il 20 dicembre le tariffe dalla regione Lombardia”. Il che significa che dal 1° gennaio di quest'anno il Cnao può lavorare finalmente con le sue tariffe, in modo da ripagare i debiti. ''Si è così sbloccata la situazione - prosegue - Da gennaio possiamo lavorare con le nostre tariffe, che non sono altissime ma ci consentono di 'vivere', fare ricerca ed essere autonomi, e con cui potremo ripagare i costi finora non coperti. Così banche e fornitori ora sono più tranquilli sulla nostra solvibilità''.
 
Ora rimane il problema per i pazienti provenienti dalle altre regioni, che non avendo approntato delle loro tariffe, li costringono a chiedere alla propria Asl di appartenenza l'autorizzazione ad avere il rimborso dei soldi da loro anticipati per pagare le terapie. Richieste a cui spesso è seguito un rifiuto, ma su cui ora sta cambiando la situazione, e arrivano le autorizzazione. Anche perché, le stesse terapie, fatte all'estero costerebbero molto di più. “Da noi un trattamento completo costa 24mila euro l'anno – rivela Borloni – mentre all'estero ben 250mila dollari. Le nostre tariffe sono più basse perché siamo una fondazione no profit. Ci basta 'guadagnare' per sopravvivere e fare ricerca. Questa settimana sarò a Roma per cercare di risolvere il problema delle tariffe, nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni”.
 
Nel frattempo il centro può fregiarsi di essere “l'unico centro al mondo con marcatura CE in cui si effettuano trattamenti di protonterapia con ioni e protoni carbonio. Vengono a studiarci da tutto il mondo – conclude orgoglioso Borloni – Francia e Norvegia inviano qui i loro pazienti a curarsi, mentre la settimana scorso sono venuti dagli Stati Uniti perché gli spiegassimo come realizzarlo”.
 
Adele Lapertosa

20 gennaio 2014
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