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Carcinomi prostatici. Cipomo: "Le Le Prostate Unit permettono cure più appropriate ed efficaci”

Come nel caso del tumore al seno, l’approccio multidisciplinare è fondamentale anche nella cura dei carcinomi prostatici. La collaborazione di team composti da urologi, oncologi, radioterapisti e altri specialisti già nelle prime fasi della cura garantisce maggiore sopravvivenza e minori effetti collaterali. Un esempio è l’abbinamento da subito della chemioterapia alla terapia ormonale.

12 GIU - L’approccio multidisciplinare nella cura dei tumori è necessario già nella primissime fasi. Se per tutti può valere l’esempio delle “breast unit”, lo stesso può dirsi nel caso dei tumori prostatici, che colpiscono soprattutto uomini oltre i 50 anni. Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è infatti l'età. La maggiore incidenza si ha in uomini dai 65 anni in su. Nello specifico, un uomo su 16 di età superiore ai 50 anni è a rischio tumore e oggi sono circa 220 mila gli italiani che convivono con la malattia. I carcinomi prostatici sono circa il 20% per cento di tutte le diagnosi di tumore in Italia. Mentre negli ultimi 10 anni si è registrato un aumento di oltre il 50% dei casi, la mortalità è diminuita del 10%, grazie a una migliore prevenzione, a nuove terapie e a farmaci di ultima generazione. Negli ultraottantenni l’incidenza può arrivare anche all’80%, nella stragrande maggioranza dei casi asintomatica e senza effetti sull’aspettativa di vita. Per questo è fondamentale una diagnosi più raffinata, che permetta di distinguere le varie tipologie tumorali, la loro gravità e l’approccio più idoneo. Questo lo scopo del progetto PerStep, portato avanti dal Cipomo (Collegio italiano primari oncologi medici Oìospedalieri) assieme alla Società italiana di urologia oncologica e sostenuto in modo non condizionante da Sanofi.


“Come nel caso del tumore al seno, anche per la prostata sarebbe importante attivare delle Prostate Unit, cioè team multidisciplinari che vedano insieme urologi, oncologi, radioterapisti, patologi e psicologi per inquadrare e concordare da subito decisioni e proposte terapeutiche sui diversi casi”. È quanto hanno dichiarato Gianpiero Fasola, presidente e Roberto Labianca past president di Cipomo. Ad esempio, se in passato l’oncologo era abituato a trattare e gestire il paziente con neoplasia della prostata solo in stadio avanzato, uno studio appena presentato in sessione plenaria all’ASCO di Chicago ha dimostrato che in molti casi l’abbinare da subito la chemioterapia alla terapia ormonale aumenta la sopravvivenza di uomini con carcinoma metastatico anche di più di un anno. In molti casi, un approccio integrato e non settoriale garantisce anche una sensibile riduzione degli effetti collaterali alle cure.

“Lo scopo - secondo Cipomo - è quello di arrivare ad una presa in carico complessiva del paziente da parte del team multidisciplinare, sin dalla diagnosi e nelle varie fasi della sua storia clinica, gestendo in squadra la patologia nelle sue complessità, migliorandone l’outcome e la compliance ai trattamenti, favorendo prontamente anche le terapie riabilitative. Questo permetterebbe la realizzazione di un percorso diagnostico-terapeutico ottimale”.

12 giugno 2014
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