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I ragazzi con balbuzie tre volte più a rischio di bullismo a scuola

“Per aiutare questi ragazzi a coltivare la loro autostima proprio nel momento in cui sono più sensibili al giudizio altrui, è molto importante agire non solo sul ragazzo ma anche sul contesto in cui vive. Per questo abbiamo lanciato con l’associazione Pepita Onlus una campagna di sensibilizzazione #liberalavoce”. Così Giovanni Muscarà, ex balbuziente e fondatore di Vivavoce Institute

10 SET - La riapertura delle scuole può essere motivo di ansia per tanti ragazzi, ma per alcuni di più se si considera, come rilevato da un rapporto dell’Istat[1], ben oltre la metà dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito almeno un episodio offensivo, non rispettoso o violento da parte di altri ragazzi nel corso dell’ultimo anno. Nel 6% dei casi la derisione è causata dall’aspetto fisico e/o il modo di parlare, tanto che i bambini con disturbi specifici del linguaggio, tra cui la balbuzie, sono tre volte più a rischio di bullismo.

A volte, nei bambini della scuola primaria, l’ansia può essere attribuita alla separazione dalle figure parentali, ma spesso la paura è condizionata da esperienze relazionali sgradevoli che hanno minato autostima e sicurezza sociale dei ragazzi.

“Si tratta - spiega Gabriella Pozzobon, Presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza - di un’epidemia globale, la cui reale dimensione, a causa della scelta prevalente delle vittime di non denunciare, per vergogna o paura di ritorsioni, è in larghissima misura sommersa: si stima infatti che i casi reali siano almeno 25 volte quelli segnalati. Come risulta da una recente meta-analisi che ha preso in considerazione 80 studi[2], si osserva un abbassamento dell’età dei bulli, con molti casi già nei primi anni delle elementari. Il diffondersi del 'cyberbullismo' o 'bullismo online', che permette di superare le barriere spazio-temporali raggiungendo il vasto pubblico del web (interessa il 10-15% dei ragazzi di 11-19 anni), sta ulteriormente ampliando i confini del disagio”.

“La balbuzie con l’evidente fatica nel parlare, a volte associata anche a spasmi facciali o movimenti involontari - dice Valentina Letorio, neuropsicologa specialista nel trattamento rieducativo della balbuzie  – attira l’attenzione degli altri e può far diventare il ragazzo che balbetta un facile bersaglio di scherno e derisioni. Questa situazione si aggrava ulteriormente se si considera che la balbuzie può portare al ritiro e all’isolamento sociale per limitare le occasioni di confronto e di disagio, facendo così etichettare chi balbetta come un elemento debole. Inoltre, lo squilibrio tra bullo e vittima è ancora più evidente se si considera la consapevolezza del giovane che balbetta alla maggiore derisione che avrebbe una sua eventuale reazione o risposta. I ragazzi con questo disturbo reagiscono al disagio di non riuscire a comunicare efficacemente autoescludendosi o, in alcuni casi, ad essere emarginati dagli altri. Questo isolamento e il mancato sviluppo di competenze sociali possono causare a lungo termine ansia, paura delle valutazioni negative e minore soddisfazione della vita nell’età adulta”.

Le persone con balbuzie tendono a identificarsi con la balbuzie stessa e questa relazione si innesta nel momento cruciale di creazione dell’identità, quindi nell’infanzia il bullismo non fa altro che consolidare questa percezione e amplificare le esperienze negative già associate alla balbuzie.

“Per aiutare questi ragazzi - illustra Giovanni Muscarà, ex balbuziente e fondatore di Vivavoce Institute – a coltivare la loro autostima proprio nel momento in cui sono più sensibili al giudizio altrui, è molto importante agire non solo sul ragazzo ma anche sul contesto in cui vive. Per questo abbiamo lanciato con l’associazione Pepita Onlus una campagna di sensibilizzazione #liberalavoce proprio per aiutare genitori, insegnanti, educatori e ragazzi a comprendere che la balbuzie va vista come una fatica. Capire cosa è la balbuzie e come si manifesta è il primo passo per sostenere questi ragazzi e far fermare gli episodi di derisione nei loro confronti”.

“La Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza - prosegue Gabriella Pozzobon - sottolinea l’importanza di un intervento integrato che sia rivolto a contrastare efficacemente questa modalità di interazione disfunzionale, antisociale, insidiosa e pervasiva, caratterizzata da intenzionalità, persistenza nel tempo e asimmetria nella relazione tra chi compie l’azione, che è in una posizione preminente, per ragioni di età, di forza fisica, di genere o di potere psicologico, spesso grazie anche al supporto di suoi amici e alla popolarità e rispetto di cui gode nel gruppo di coetanei, e chi la subisce, che è in una posizione di inferiorità che gli fa percepire impotenza a difendersi, lo fa sentire isolato, impaurito. Il bullismo è un supplizio che si consuma nel tempo, una persecuzione crudele, sottile e demolitiva. Essere vittima di bullismo costituisce, al pari dell’abuso fisico o sessuale, uno stress sia acuto che cronico per il bambino o adolescente, che può avere importanti implicazioni negative sulla salute fisica e mentale, con rischio di sviluppare diverse tipologie di disturbo, nell’immediato e a lungo termine. Le esperienze traumatiche nell’infanzia e nell’adolescenza attivano i sistemi ormonali e neurochimici dello stress con possibili danni strutturali e funzionali al cervello e agli altri organi, interferenze con la risposta del sistema immunitario, aumento del rischio di patologie sia fisiche che mentali”.

[1]Istat. Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi. Anno 2014

[2]Bullying prevalence across contexts: a meta-analysis measuring cyber and traditional bullying. Modecki KL et al. J Adolesc Health. 2014 Nov;55(5):602-11

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10 settembre 2018
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