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Hcv. In Veneto l’obiettivo eradicazione è sempre più vicino. Importante intercettare chi non sa di essere malato

di Michela Perrone

Proseguono gli incontri sul territorio di “Epatite C Zero”, la campagna educazionale promossa da Msd Italia, in collaborazione con EpaC Onlus e con la supervisione scientifica di Fire per sensibilizzare la popolazione sulla patologia. Dopo Torino, il secondo incontro è avvenuto a Padova.

24 SET - Entro il 2030 l’Italia sogna di eradicare il virus dell’epatite C. In questi anni sono stati fatti nel nostro Paese molti passi in avanti verso questo traguardo, grazie alla disponibilità di terapie antivirali efficaci e ben tollerate, che hanno rivoluzionato l’approccio all’Hcv, e all’apertura dei criteri di accesso da parte di Aifa che permette di trattare quasi tutti i pazienti.
 
Tuttavia, la strada è ancora lunga e i percorsi sono molto diversificati a livello regionale. Poiché l’informazione riveste un ruolo centrale, Msd Italia, in collaborazione con EpaC Onlus e con la supervisione scientifica di Fire (Fondazione per la Ricerca in Epatologia), ha lanciato la campagna educazionale “Epatite C Zero”, per promuovere l’awareness su prevenzione e diagnosi dell’epatite C, sulle opportunità terapeutiche e sull’importanza di trattare ogni paziente con la terapia più appropriata.

Il progetto prevede una serie di incontri lungo l’Italia aperti al pubblico. Dopo il Piemonte, la seconda Regione ad ospitare la campagna è stata il Veneto: mercoledì 19 a Padova hanno parlato di epatite C Alfredo Alberti, professore ordinario di Gastroenterologia all’Università di Padova, Roberta Rampazzo della Divisione farmaceutico, protesica e dispositivi medici di Regione Veneto e Ivan Gardini, presidente di EpaC Onlus.

 
Veneto Regione virtuosa
In Veneto grazie alle nuove terapie per l’epatite C in questi anni sono state curate 10.000 persone e 3.000 sono in lista d’attesa per ricevere il trattamento. “Restano circa 12.000 pazienti ancora da intercettare – ha affermato Alfredo Alberti – Stiamo mettendo in campo una serie di strategie per raggiungere questa popolazione sul territorio, attraverso informazione alla cittadinanza e la sensibilizzazione dei medici di medicina generale e attraverso un capillare intervento nei gruppi a rischio come gli utenti dei SerD e i carcerati”.

Il Veneto è la prima Regione ad aver strutturato un programma di eliminazione dell’epatite C: “Vogliamo implementare strategie concrete coordinate da una cabina di regia che coinvolge tutte le componenti che fanno parte della presa in carico del paziente con epatite C – ha spiegato Roberta Rampazzo – Le fasi in cui il piano è articolato sono cinque: definizione dell’epidemiologia, dell’infezione Hcv, intensificazione della ricerca di pazienti non noti, definizione percorsi di presa in carico attraverso la messa in rete dei centri coinvolti e monitoraggio dei risultati raggiunti”. La Regione ha definito tempi e modi nella delibera di Giunta 791 dell’8 giugno scorso. In quattro mesi il programma dovrà essere definito, “quindi ci aspettiamo i primi risultati già all’inizio del 2019”, ha continuato Rampazzo.

Sulla stessa linea anche Ivan Gardini, che evidenzia come oggi sia prioritario far emergere il “sommerso”: “Nel periodo iniziale è stato giusto curare i pazienti più gravi. Come Associazione abbiamo lavorato molto per garantire l’accesso alle terapie per questa tipologia di pazienti. Adesso l’impegno è rivolto a curare i pazienti meno gravi e quindi tutti, nessuno escluso. Le liste di attesa si stanno progressivamente assottigliando, ma adesso c’è il problema di andare a cercare i pazienti in quei bacini che non sono stati presi in considerazione e dunque emerge una nuova priorità: costruire percorsi di presa in carico per gruppi di popolazioni cosiddette “speciali”, come le persone in tossicodipendenza attiva o non attiva, seguite presso i Sert, e le persone detenute. Inoltre sarebbe utile recuperare e curare un certo numero di pazienti che al momento sono in attesa del trattamento perché seguiti da Centri non autorizzati”.
 
Il risparmio stimato
Dal punto di vista della sostenibilità per la sanità regionale, il trattamento dei pazienti affetti da Hcv è da considerarsi come un investimento in salute in quanto, specie nei pazienti meno gravi, previene la progressione della malattia, riducendo quindi la manifestazione di complicanze gravi e l’impiego di risorse associate alla loro gestione. Un’analisi economica sviluppata da Altems (l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari) e adattata sulla coorte di 19.000 pazienti, nello specifico contesto della regione Veneto, mostra come il trattamento con le nuove molecole, a fronte di una spesa nel triennio di riferimento per farmaci anti-Hcv (+117 milioni di euro, con gli attuali costi medi di trattamento), consente in 20 anni di ridurre le complicanze associate al decorso della patologia (-2.452 cirrosi scompensate; -4.774 epatocarcinomi, -2.290 trapianti di fegato); salvare circa 12.650 vite; generare un risparmio cumulato di oltre 150,5 milioni e un relativo minore impiego di risorse.
 
La campagna “Epatite C Zero”
Fulcro della campagna è la web serie “Epatite C Zero”: cinque episodi, proiettati durante l’incontro, che raccontano l’epatite C dal punto di vista dei pazienti, attraverso la metafora del viaggio, a bordo di un van che attraversa l’Italia, dall’Adriatico al Tirreno. Fino a poco tempo fa infatti, l’epatite C era considerata un tunnel con poche vie d’uscita; oggi lo scenario è cambiato e la malattia può essere paragonata ad un viaggio con un inizio e con un finale positivo nella maggior parte dei casi, perché il virus HCV può essere eliminato.

“Le terapie per l’epatite da virus Hcv sono migliorate in modo clamoroso in questi ultimi anni, attualmente le percentuali di guarigione che si ottengono grazie ai nuovi farmaci antivirali diretti orali, le cui combinazioni risultano molto efficaci e molto ben tollerate dai pazienti in quanto anche gli effetti collaterali sono minimi o praticamente assenti, possono superare il 95% – ha spiegato Alberti – Nella regione Veneto il nostro database registra il 97% di successo. Le prospettive di vita per i pazienti di conseguenza sono completamente cambiate in quanto per la maggior parte di loro la guarigione è completa, specie quando le cure si attuano nelle fasi iniziali della malattia. Oggi possiamo affermare senz’altro che l’obiettivo “guarigione” ed eliminazione radicale del virus Hcv è assolutamente concreto”.
 
Michela Perrone 

24 settembre 2018
© Riproduzione riservata


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