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Covid. Obesità e sovrappeso fattori di rischio importanti. Studio dell’Emilia Romagna

di Lorenzo Proia

Seicento pazienti, ammalatisi di Covid, coinvolti nello studio che ha messo a confronto quelli operati con la chirurgia bariatrica negli ultimi 12 mesi, con quelli in attesa di intervento. Questi ultimi hanno avuto sintomi più severi, e per loro è stato necessario un maggior ricorso al ricovero in terapia intensiva. In Emilia Romagna 884mila adulti sovrappeso e 354mila obesi. I DATI

04 FEB - Covid-19, con il sovrappeso e l’obesità i rischi aumentano. La conferma arriva da uno studio promosso e coordinato dall’Emilia-Romagna e in particolare dal Centro di Chirurgia Bariatrica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, in collaborazione con i Centri di Piacenza, Reggio Emilia, Modena e Bologna. Lo studio è stato pubblicato su Obesity Surgery.

Una condizione, quella dell’obesità, che in Emilia-Romagna interessa oltre 350mila adulti, come emerge dai dati del Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Regione.

Lo studio
Seicento i pazienti, ammalatisi di Covid, coinvolti nello studio, che ha messo a confronto quelli operati con la chirurgia bariatrica (ovvero l’insieme degli interventi chirurgici utilizzati per il trattamento dell’obesità) negli ultimi 12 mesi, con quelli in attesa di intervento. Questi ultimi hanno avuto sintomi più severi, e per loro è stato necessario un maggior ricorso al ricovero in terapia intensiva.

Obesity Surgery, che ha pubblicato lo studio, è rivista di riferimento internazionale del settore e classificata come Q1 (prima posizione per impact factor) tra le riviste chirurgiche, lo studio rappresenta un’ulteriore riprova di come l’obesità sia fattore di rischio rispetto al Covid, oltre che per la maggior parte delle patologie: da quelle dell’apparato cardiorespiratorio alle oncologiche, al diabete e alle altre patologie croniche.


“Ancora una volta, grazie al lavoro di squadra dei nostri professionisti, questa regione può offrire un contributo importante alla ricerca”, è il commento dell’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini.

“E dai dati emerge – ha voluto rimarcare l’assessore - anche che l’atteggiamento degli emiliano-romagnoli rispetto ai corretti stili di vita, a partire dall’alimentazione e dal movimento, è di grande attenzione: c’è una diminuzione tra le persone in sovrappeso, mentre aumentano quelle che praticano attività fisica. Siamo in una situazione migliore rispetto alla media nazionale, ma questo non deve farci abbassare la guardia. Le persone obese rischiano la salute, in tante patologie, e ora anche con il Covid-19”.

“La Regione sta già facendo molto in termini di prevenzione- aggiunge Donini -, tant’è che il nostro modello di intervento sui bambini ha ottenuto dall’Oms il riconoscimento di ‘buona pratica europea’. Occorre però fare ancora di più, per promuovere corretti stili di vita anche nei confronti degli ‘irriducibili’”.

Ad illustrare lo studio dell’Aou di Parma il primo firmatario, Federico Marchesi, responsabile del programma di Chirurgia Bariatrica e delle prime vie digerenti dell’Ospedale Maggiore, che fa capo alla Clinica Chirurgica generale diretta da Paolo Del Rio.

“Lo studio è nato nel momento di massima virulenza del virus, con l’obiettivo di valutare se la chirurgia dell’obesità, già protettiva per le patologie correlate, lo fosse anche nei confronti dell’infezione da Covid-19”, ha spiegato Marchesi.

“In collaborazione con gli altri Centri emiliani, abbiamo confrontato i sintomi della malattia nei pazienti operati da almeno 12 mesi con i sintomi manifestatisi in pazienti obesi in attesa di intervento, e abbiamo riscontrato che i pazienti operati hanno contratto forme di infezione più lieve con un minor tasso di ricoveri ospedalieri e un minor ricorso alle terapie intensive”, ha proseguito.

“Da queste osservazioni abbiamo potuto dedurre che la correzione chirurgica dell’obesità si conferma una misura di prevenzione primaria fondamentale anche per Covid e per le epidemie virali respiratorie. I Centri di Chirurgia Bariatrica dell’Emilia-Romagna sono stati i primi a uscire con un contributo scientifico di livello internazionale su questo tema: non possiamo che esserne orgogliosi”, ha concluso Marchesi.
 
L’impegno della Regione contro sovrappeso e obesità
Sensibilizzazione in primo piano. Il Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Regione, in collaborazione con le Ausl, svolge da anni numerose campagne di sensibilizzazione rispetto al corretto utilizzo degli alimenti e all’attività fisica. È stato inoltre implementato il sito www.alimenti-salute.it, ricompreso nel portale ER Salute, con dati e, soprattutto, suggerimenti per stili di vita più sani.

Invece, per quanto riguarda la presa a carico del paziente, la Regione - precedendo anche le Linee guida nazionali - già dal 2013 sta attuando politiche di rilievo, in particolare per quanto riguarda l’infanzia e l’adolescenza. Per questa fascia della popolazione sono stati previsti servizi in rete con interventi integrati e su vari fronti, attraverso “Il modello regionale di presa in carico del bambino sovrappeso e obeso”.  

Il modello si struttura in primis con la prevenzione primaria, coinvolgendo i pediatri di libera scelta nel monitoraggio antropometrico e nell’intercettazione precoce di sovrappeso e di obesità. Quindi lo sviluppo sul territorio di équipe multidisciplinari per la presa in carico e l’educazione terapeutica del bambino e del nucleo familiare sullo stile di vita idoneo. Il tutto con l’obiettivo di limitare l’obesità grave e complicata.

Il modello regionale ha ottenuto, anche in virtù di queste azioni,  il riconoscimento di “Buona pratica europea per il contrasto all’obesità infantile” da parte dell’Oms.

Lorenzo Proia

04 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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