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Quattro proposte per migliorare la gestione dei pazienti con dolore cronico


Nel corso di un evento organizzato da Sandoz, è stato presentato il “Manifesto sul dolore” condiviso da un gruppo di esperti e rappresentanti delle Istituzioni, con quattro proposte per garantire a tutti i cittadini un accesso equo alla terapia del dolore

 

17 FEB - Mal di schiena, dolore muscolo scheletrico e dolore provocato da patologie croniche.
Sono queste le principali condizioni associate al dolore cronico, che colpisce il 21,7% dell’intera popolazione italiana e che ha conseguenze invalidanti dal punto di vista fisico, psichico e socio relazionale.
 
Del dolore cronico e delle azioni ancora necessarie affinché in Italia venga riconosciuto e trattato in maniera adeguata ed equa si è parlato durante l’evento di presentazione alle Istituzioni del “Manifesto sul dolore. Le proposte per una migliore gestione dei pazienti con dolore cronico”, iniziativa organizzata e promossa da Sandoz con il coinvolgimento delle Società scientifiche e delle Associazioni dei Pazienti.
Quattro le aree di miglioramento individuate: la raccolta dei dati relativi al paziente con dolore cronico; il rafforzamento del network fra i clinici; la formazione del personale medico; la promozione di una “cultura” del dolore cronico, attraverso corretta informazione ed empowerment del cittadino.
 
La legge n.38 non viene ancora pienamente attuata

La legge n.38 del 2010 riconosce il dolore cronico come una patologia che necessita di una propria specifica rete di assistenza e cura, a cui i cittadini hanno diritto di poter accedere. Una legge all’avanguardia che però non trova ancora piena attuazione. Prima di tutto perché i dati relativi ai pazienti che soffrono di dolore cronico e alle terapie con cui vengono curati non sono raccolti in maniera uniforme sul territorio. Per questo il Manifesto individua come azioni prioritarie la definizione di uno schema di raccolta di questi dati da inserire nel Fascicolo Sanitario Elettronico e la condivisione fra tutti i clinici che, a diverso titolo, si prendono cura del singolo paziente.
 
“Sappiamo che l’accesso alla terapia del dolore è ancora molto disomogeneo sul territorio nazionale. Affinché questa iniquità venga sanata dobbiamo agire sulla formazione del personale sanitario per migliorare la presa in carico del paziente e quindi garantire l’adeguata gestione del dolore cronico”, ha commentato l’Onorevole Paolo Siani, Membro della XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati intervenendo alla Tavola Rotonda.
 
La centralità del paziente è stata sottolineata dalla Senatrice Paola Binetti, Membro della 12a Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica: “Il dolore cronico è spesso una condizione invalidante con un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti. Il trattamento farmacologico è fondamentale per la gestione del dolore cronico, ma deve inserirsi all'interno di un percorso complessivo di presa in carico del paziente in cui sono presenti anche interventi non farmacologici di supporto emotivo e psicologico, familiare e sociale, includendo anche, se richiesto dal paziente, un aiuto di natura spirituale, coerente con la sua storia, i suoi valori, la sua fede.” In questa direzione va una delle azioni disegnate dal Manifesto, quella di definire a livello nazionale percorsi di cura attraverso la disponibilità di linee guida diagnostico-terapeutiche legate alle specifiche condizioni di dolore, migliorando conseguentemente la presa in carico complessiva.
 
Occorrono percorsi formativi nell’ambito della gestione del dolore cronico
Un'esigenza tanto più forte in tempi di pandemia, come è emerso da una indagine conoscitiva di Federdolore-SICD: “L'ultimo anno è stato un vero stress test per l'organizzazione della terapia del dolore, molti centri sono stati chiusi a lungo e ancora oggi non sono aperti a pieno regime. È quindi quanto mai urgente una definizione di percorsi di cura condivisi da team multidisciplinari che comunichino fra loro, e trovino modalità condivise di gestione dei pazienti”, ha dichiarato Giuliano De Carolis, presidente di Federdolore-SICD.
 
Definire una chiara linea di intervento a livello nazionale attraverso un riordino della materia didattica all’interno dei percorsi universitari per indicare il livello adeguato di formazione sul tema del dolore è un’altra delle azioni proposte dal Manifesto, la cui importanza è stata sottolineata da Franco Marinangeli, Responsabile Sezione Medicina Critica dell'Emergenza della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI): “Molte università hanno inserito dei crediti formativi in terapia del dolore nell’ambito dei loro corsi ma non è ancora abbastanza: non può essere un’opzione, deve essere un obbligo per tutti gli atenei. La nostra società sta lavorando anche sulle linee guida a livello nazionale ma è fondamentale lavorare a livello regionale, a fianco dei medici di medicina generale”.
 
E proprio l’organizzazione di percorsi formativi in Educazione Continua in Medicina nell’ambito della gestione del dolore cronico, rivolti sia a specialisti che a MMG è una delle proposte del Manifesto.
A dieci anni dalla sua approvazione, il 72,1% dei cittadini non conosce la Legge 38 e il 40% delle persone non è a conoscenza delle cure attuabili, anche se quasi il 90% delle sindromi dolorose sono trattabili. "Risulta evidente una carenza di informazione tra medico e paziente, per questo è fondamentale che si rafforzi e intensifichi la formazione in primis dai medici e che poi hanno il dovere di trasferire le informazioni ai loro pazienti, anche su questo Cittadinanzattiva sta portando avanti una serie di webinar di formazione in collaborazione con i medici di medicina generale e con gli specialisti. Una formazione che deve essere capillare e uniforme su tutto il territorio, perché è emerso, ancora una volta, che l'accesso non è equo mentre la legge 38 riconosce il diritto a non soffrire inutilmente a tutti cittadini, a prescindere dall'età o dalla patologia" Tiziana Nicoletti, Coordinamento nazionale delle Associazioni Malati Cronici e Rari- CnAMC - di Cittadinanzattiva.
 
“Sul dolore cronico c’è ancora molta disinformazione”
A partire da queste evidenze, il Manifesto suggerisce l’organizzazione di campagne di awareness con risonanza nazionale a livello istituzionale in cui siano coinvolte le Società scientifiche e quelle dei pazienti. “Sul dolore cronico c’è ancora molta disinformazione che noi ci impegniamo a contrastare. È necessario lavorare in modo sinergico insieme ai professionisti e alle Istituzioni per veicolare alcuni messaggi chiave: il dolore cronico è una patologia che può essere curata, una diagnosi specifica conduce a una cura personalizzata, esistono centri d’eccellenza a cui ci si può rivolgere”, ha detto Nicoletta Orthmann, Coordinatore medico scientifico della Fondazione Onda.
 
“Siamo molto felici della partecipazione dei massimi esperti nella terapia del dolore alla definizione del Manifesto e del grande interesse mostrato dalle Istituzioni alle proposte che sono state condivise per migliorare la gestione dei pazienti con dolore cronico. Il nostro obiettivo è ampliare l’accesso alle cure, non solo rendendo disponibili terapie più sostenibili ma anche contribuendo a migliorare i percorsi di cura dei pazienti”, ha concluso Enrica Tornielli, Head Pharmaceutical Affairs di Sandoz.

17 febbraio 2021
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