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I migliori ospedali italiani. I magnifici "quattro". Tre lombardi e uno laziale


30 OTT - Sono gli ospedali del Nord e in particolare della Lombardia, quelli che – in base a una serie di misure di performance e indicatori di qualità – erogano l’assistenza sanitaria migliore: infatti la Regione che vanta più ospedali nei primi posti delle classifiche delle strutture sanitarie migliori in Italia è proprio la Lombardia, classifiche che riguardano molti aspetti determinanti dell’assistenza misurati attraverso indicatori di qualità riconosciuti a livello internazionale come la mortalità a trenta giorni dal ricovero per un infarto cardiaco o per un ictus, oppure in seguito ad un intervento per rimuovere un tumore.
 
Sono tre lombardi e uno laziale gli ospedali che si aggiudicano, pari merito, il “medagliere” (cioè chi sale più spesso sul podio dei primi tre classificati per 17 principali indicatori di qualità): Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale di Magenta (Mi), il Centro Cardiologico Monzino di Milano e l’Azienda ospedaliera S. Andrea di Roma.
Sono questi alcuni dei dati che emergono interrogando il portale “Dove e come mi curo”, presentato oggi a Roma in un incontro con la stampa.
 
“Nelle scorse settimane si è aperta un’accesa discussione sulle modalità di comunicazione dei risultati delle attività ospedaliere al pubblico” – afferma Walter Ricciardi. Non va, però, dimenticato che l’obiettivo vero di un sistema corretto di “public reporting”, così come è già in uso in altri paesi come la Gran Bretagna, non è tanto di stilare classifiche, ma è quello di fornire ai cittadini informazioni rigorose sulla qualità delle cure e allo stesso tempo di facile comprensione da parte di tutti”.
 
Va ad esempio alla Lombardia la medaglia d’oro sull’appropriatezza del ricorso al taglio cesareo visto che a fare meno cesarei è l’Ospedale Vittorio Emanuele III presso Carate Brianza (4,68 %). Lombardi sono pure gli ospedali presenti sui gradini più bassi del podio per questo indicatore, Ospedale di Circolo A. Manzoni - Lecco (8,06%) e Ospedale di Magenta - Milano (8,12%). Quarto e quinto posto se li aggiudica sempre la Lombardia con Ospedale dei bambini V. Buzzi - Milano (8,15%) e Ospedale città di Sesto S. Giovanni (8,20%). Per questo dato una media nazionale è di 26,27%.
 
Si trovano sempre in Lombardia i primi quattro ospedali con i valori più bassi di pazienti con frattura del collo del femore deceduti entro 30 giorni dal ricovero (indice di sicurezza e qualità dell’assistenza fornita): Ospedale CTO – Centro Traumatologico Ortopedico di Milano, l’Ospedale di Magenta (Mi), l’Ospedale Generale Provinciale - Saronno, l’Ospedale di Circolo - Abbiategrasso. Al quinto posto un ospedale del Piemonte: l’Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (To).
 
Gli ospedali migliori in italia, indicatore per indicatore
Di seguito una sintesi di alcuni degli indicatori di qualità più rappresentativi e degli ospedali a rilevanza nazionale - Aziende Ospedaliere, IRCCS e policlinici universitari migliori per ciascun indicatore selezionato.
Parto - Per quanto riguarda il volume dei parti, con cui si intende il numero di parti, naturali e cesarei, eseguiti ogni anno dalle strutture ospedaliere, la struttura ospedaliera ha una performance tanto più elevata quanto maggiore è il numero di parti eseguiti in un anno, perché più è elevato il volume, migliori sono sicurezza e qualità dell’assistenza offerte a madri e neonati. L’Accordo Stato Regioni del 16 dicembre 2010 fissa in almeno 1000 nascite/anno lo standard cui tendere. Si trova a Torino l’ospedale più virtuoso, che è, con 7913 parti l’anno (2012), l’Ospedale Ostetrico S. Anna.
 
Parto con taglio cesareo - Spesso il cesareo è effettuato in assenza di una vera necessità (indicazione), perciò un basso numero di parti cesarei primari eseguiti in una struttura può indicare un più alto grado di appropriatezza, cioè una scelta adeguata, fatta da parte del medico e della donna, alla reale necessità. L’ospedale più virtuoso su questo fronte è l’Ospedale Vittorio Emanuele III presso Carate Brianza, in Lombardia, con appena 4,68% cesarei per cento parti, contro una media nazionale di 26,27%.
 
Cardiovascolare
Infarto del miocardio – Per valutare la gestione di un caso di infarto in primis si va a vedere il tasso di mortalità a 30 giorni dal ricovero: l’indicatore utilizzato consente di calcolare, tra tutti i pazienti ricoverati per infarto, quanti muoiono nei 30 giorni successivi al ricovero ospedaliero.  Più è basso il numero di pazienti morti durante i 30 giorni successivi al ricovero per IMA, più alta è l’efficacia delle cure offerte dalle strutture ospedaliere. La media nazionale per questo indicatore è 9,98% e l’ospedale migliore dove essere ricoverati in caso di infarto è l’Azienda ospedaliera S. Maria degli Angeli - sede di Sacile a San Vito al Tagliamento – in Friuli Venezia Giulia con 1,68 decessi per 100 ricoveri.
Un altro indicatore usato per sapere quanto è bravo un ospedale a gestire i casi di infarto è la quota di pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica entro 48 ore dal ricovero tra tutti i pazienti ricoverati per infarto. La performance media in Italia è di 36,71%, mentre l’ospedale migliore, con il 77,41% dei pazienti, è l’Azienda Ospedaliera Policlinico Tor Vergata di Roma.
 
Insufficienza cardiaca - L’insufficienza cardiaca (detta anche scompenso cardiaco) è quella condizione clinica che riduce la capacità del cuore di contrarsi e, quindi, di pompare nelle arterie la quantità di sangue adeguata alle necessità del corpo umano. Per misurare la performance di un ospedale nel trattare questo problema, si misura il numero di pazienti morti durante i 30 giorni successivi al ricovero. Minore è il numero di decessi, più alta risulta la qualità delle cure offerte dall’ospedale in cui è avvento il ricovero. Per questo indicatore risulta primo in classifica in Italia è il Centro Cardiologico Monzino – Milano con appena 2,1% decessi contro un valore medio italiano di 10,67%.
 
Ictus – per misurare la performance in termini di sicurezza di una struttura nella gestione dell’ictus si considera il numero di pazienti ricoverati nuovamente in ospedale dopo 30 giorni dal primo ricovero: più basso è questo numero, più alta è la sicurezza del trattamento ricevuto nel primo ricovero. In questo caso l’ospedale numero uno è Ospedali Riuniti di Bergamo con appena 3,28% di nuovi ricoveri contro un valore medio nazionale di 10,29%.
Sempre per l’ictus, si misura la performance della struttura in termini di “efficacia” delle cure erogate, con il numero di pazienti colpiti da ictus ischemico morti entro 30 giorni dal ricovero: minore è questo numero, più alta è la qualità delle cure e l’efficacia dei trattamenti somministrati dalle strutture ospedaliere. In questo caso per trovare l’ospedale migliore dobbiamo recarci a Modena, dove l'Azienda Ospedaliera Universitaria presenta un valore di 2,93% contro una media nazionale di 12,06%.
 
Fratture
Frattura del collo del femore – Per comprendere quali sono gli ospedali che gestiscono meglio questa problematica, seria e invalidante soprattutto nell’anziano e quindi importantissima per il nostro paese “sempre più vecchio”, si tiene conto di alcuni indicatori di performance. Il primo è il tasso di mortalità a 30 giorni dal ricovero. Più è basso il numero di pazienti con frattura deceduti entro 30 giorni dal ricovero, più alte sono efficacia e qualità dell’assistenza fornita. Su questo fronte è l’Ospedale CTO – Centro Traumatologico Ortopedico di Milano (Lombardia) ad avere il primo posto in classifica con 0,81% deceduti contro una media nazionale di 6,02%. Un altro indicatore seguito per la frattura del collo del femore è la tempestività dell’intervento che secondo gli standard internazionali deve avvenire entro 48 ore dal ricovero. Più alto è il numero di pazienti sottoposti a intervento chirurgico per frattura del collo del femore entro 48 ore dal ricovero, più alto è il grado di sicurezza delle strutture ospedaliere nel curare tempestivamente tali pazienti che, quindi, hanno un rischio di morte o disabilità minore. La media nazionale per questo indicatore è il 40,16% degli interventi. La struttura migliore è l’Istituto Rizzoli di Bologna, con l’86,92% degli interventi eseguiti entro 48 ore.
 
Malattie respiratorie
Bronco-Pneumopatia Cronico-Ostruttiva (BPCO) – Si tratta di una malattia polmonare che peggiora con il tempo e dalla quale non si guarisce completamente e che può riacutizzarsi. Un indicatore di performance è la mortalità entro 30 giorni dal ricovero, ovvero la percentuale di pazienti colpiti da “BPCO riacutizzata” morti entro 30 giorni dal ricovero tra tutti i pazienti ricoverati e curati per questa malattia. La media nazionale è di 8,79% per cento pazienti ricoverati. Il miglior ospedale risulta la Fondazione Maugeri - Cassano delle Murge - Puglia con lo 0,5%.
L’altro indicatore usato per valutare la capacità di una struttura di gestire questa malattia è la percentuale di riammissioni ospedaliere a trenta giorni dal primo ricovero per BPCO riacutizzata. La media nazionale per questo indicatore è 13,58%. L’ospedale migliore risulta l’Ospedale Locatelli – Piario (BG) con il 4,38%.
 
Tumori
Tumore del colon – La performance è misurata sulla base della mortalità a 30 giorni dall’intervento. L’indicatore misura dunque il numero di pazienti con tumore del colon deceduti entro 30 giorni dall’intervento chirurgico tra tutti i pazienti operati per cancro del colon. La media nazionale è di 4,37%, il primo ospedale è l’Ospedale di Magenta – Lombardia con 1,13%.
Tumore del retto – La performance ospedaliera è misurata sulla base della mortalità a 30 giorni dall’intervento. L’indicatore misura dunque il numero di pazienti con tumore del retto deceduti entro 30 giorni dall’intervento chirurgico tra tutti i pazienti operati per questo tumore. La media nazionale è di 1,99%, il primo ospedale è l’Azienda ospedaliera di Perugia con 0,36%.
Tumore del polmone – La performance ospedaliera è misurata sulla base della mortalità a 30 giorni dall’intervento. L’indicatore misura dunque il numero di pazienti con tumore del polmone deceduti entro 30 giorni dall’intervento chirurgico tra tutti i pazienti operati per questo cancro. La media nazionale è di 1,54%, il primo ospedale è l’Azienda ospedaliera S. Martino – Genova con lo 0.3%.
 
Area ossa e articolazioni
Intervento di artroscopia del ginocchio - L’artroscopia del ginocchio è una tecnica chirurgica poco invasiva (cioè che non provoca ferite chirurgiche e lesioni molto grandi) che consente di ispezionare, mediante uno strumento detto artroscopia, e di intervenire direttamente sull’articolazione attraverso delle piccole incisioni cutanee. Con l’artroscopia possono essere trattate, ad esempio, le lesioni del menisco o dei legamenti del ginocchio. L’indicatore utilizzato consente di calcolare il numero di pazienti che devono subire un secondo intervento di artroscopia al ginocchio dopo 6 mesi dal primo, tra tutti i pazienti che si sottopongono a tale intervento ortopedico. La qualità misurata dall’indicatore si riferisce al grado di “sicurezza”. Più è basso il numero di pazienti che devono subire un secondo intervento di artroscopia al ginocchio dopo 6 mesi dal primo, più alta è la “buona riuscita” del primo intervento. La media nazionale per questo indicatore è 1,44%. L’ospedale migliore è l’Azienda Ospedaliero - Universitaria Careggi – Firenze con 0,21% dei casi.

30 ottobre 2013
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