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Performance dei servizi regionali. Pa di Trento in vetta. Campania fanalino di coda. Lo studio Crea

Il progetto giunto alla terza edizione misura le ‘performance’ in termini di soddisfazione per i servizi, di esiti clinici, di impatto sociale, economico, etc dei Servizi sanitari regionali attraverso interviste a cittadini, aziende, operatori e istituzioni. Italia divisa in tre tronconi con 7 regioni in area di eccellenza, sei nella media e con 8 regioni in ‘area critica’. Aumenta il peso di ‘esiti e appropriatezza’. LO STUDIO

13 GEN - L’analisi delle performance dei sistemi sanitari regionali mostra un’Italia divisa in tre tronconi con 7 regioni in area di ‘eccellenza’, sei nella media e con 8 regioni in ‘area critica’. A guidare la classifica c’è la Pa di Trento mentre la Campania chiude il gruppo. Questa la fotografia scattata dalla terza edizione del progetto “Una misura di Performance dei SSR” di Crea Sanità – Università di Tor Vergata.
 
Il progetto misura le ‘performance’ in termini di soddisfazione per i servizi, di esiti clinici, di impatto sociale, economico, etc dei Servizi sanitari regionali attraverso interviste a cittadini, aziende, management, operatori e istituzioni.
 
Trento, Piemonte e Liguria sul podio. Calabria, Puglia e Campania ultime. Per quanto riguarda il risultato di quest’anno lo studio rivela che il gap in termini di misura di Performance tra il SSR “migliore” ed il “peggiore” si sta riducendo oscillando da un massimo di 0,61 ad un minimo di 0,38 (mentre andava da 0,83 a 0,21 nella precedente edizione). Il primo valore è associato al SSR della P.A. di Trento e il secondo a quello della Regione Campania. In generale a sette SSR (P.A di Trento, Piemonte, Liguria, P.A di Bolzano, Toscana, Emilia Romagna, Veneto) è associato una misura di Performance di “eccellenza”, superiore a 0,53; altri sei SSR (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Umbria, Basilicata, Valle d’Aosta) hanno un valore comunque superiore a 0,50; agli otto restanti (Lazio, Sardegna, Abruzzo, Sicilia, Molise, Calabria, Puglia, Campania) si associa un valore inferiore a 0,50 e progressivamente peggiore, che identifica l’area “critica”.

 


Il rapporto rivela anche che “è aumentato il “peso” attribuito agli Esiti e all’Appropriatezza, e si è ridotto quello Sociale ed Economico finanziario; risultato evidentemente attribuibile alla constatazione che il disavanzo economico-finanziario del SSN si sta riducendo, mentre rimangono differenze di efficienza allocativa (Appropriatezza) e “qualitative” (Esiti)”. Si segnala invece “l’incremento di peso attribuito alla Dimensione Economico-finanziaria dagli Utenti è invece probabilmente rappresentativo dalla consapevolezza di un progressivo aumento del “carico” sul cittadino causato dai disequilibri finanziari dei SSR”.
 
 
Ecco l’analisi specifica delle performance per ogni singola categoria di stakeholder:
Per la Categoria Utenti, la misura di Performance dei SSR varia dallo 0,58 della Liguria allo 0,45 della Campania. Tutti i SSR delle Regioni del Sud hanno un indice inferiore a 0,52; Liguria, Piemonte, P.A. di Trento, Marche e Veneto hanno una misura di Performance compresa tra 0,57 e 0,58.
Nella prospettiva della Categoria Utenti il SSR ligure inverte la sua posizione con la P.A. di Trento, la Toscana perde una posizione diventando sesta; il SSR marchigiano recupera sei posizioni occupando il quarto posto ed entrando così per questa categoria nell’area di “eccellenza” , il Veneto ne recupera due confermando quindi la posizione nell’area di “eccellenza” e il SSR laziale ne recupera tre, uscendo così dall’area “critica”. Restano invece invariate le ultime tre posizioni di Calabria, Puglia e Campania.
 
Secondo la Categoria Professioni sanitarie la misura di Performance varia dallo 0,64 della P.A di Trento allo 0,40 del SSR campano. Tutti i SSR delle Regioni del Sud hanno un indice inferiore a 0,54; Piemonte, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Marche, Lombardia, Lazio, P.A di Bolzano compreso tra 0,58 e 0,55.
 
La P.A. di Trento conserva in questa prospettiva il primo posto della valutazione complessiva; il Piemonte perde cinque posizioni, diventando così il settimo; così come il Lazio perde due posti e diventa dodicesimo. Nella prospettiva dei Professionisti sanitari il SSR toscano recupera tre posizioni (da quinto a secondo), quello abruzzese ne recupera una (da sedicesimo a quindicesimo). Per questa categoria gli spostamenti sono sostanzialmente interarea.
 
Per la Categoria Management Aziendale la misura di Performance varia dallo 0,62 della P.A di Trento allo 0,38 del SSR campano. Tutti i SSR delle Regioni del Sud hanno un indice inferiore a 0,45; Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna e Toscana hanno valori compresi tra 0,50 e 0,52. Anche per il Management aziendale, in analogia a quanto riscontrato per le Professioni sanitarie, ci sono stati modifi che di posizioni ma comunque nessun SSR è cambiata l’area di Performance di afferenza.
 
Per la Categoria delle Istituzioni, la misura di Performance varia dallo 0,65 della P.A di Trento allo 0,30 del SSR campano. Subito dopo la Toscana, seguono con misure di Performance pressoché simili (da 0,49 a 0,48) cinque SSR: Basilicata, Veneto, Liguria, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Le ultime quattro Regioni, Sicilia, Calabria, Puglia e Campania presentano indici di Performance inferiori a 0,36.
 
La P.A di Trento conserva la prima posizione per questa Categoria, seguita dal Piemonte e dalla P.A di Bolzano. Il SSR emiliano perde tre posizioni rispetto alla valutazione complessiva, quello ligure ne perde cinque diventando ottavo. Gli ultimi tre SSR mantengono invariate le loro posizioni rispetto alla valutazione complessiva. Anche in questo caso il cambiamento di posizione è stato sempre interarea: i SSR “eccellenti” sono rimasti gli stessi, così come gli “intermedi” ed i “critici”
 
Per la Categoria Industria medicale, la misura di Performance varia dallo 0,57 della P.A di Trento, allo 0,33 del SSR pugliese. Sei Regioni hanno un valore di Performance inferiore a 0,40: Sicilia, Abruzzo, Calabria, Molise, Campania e Puglia.
 
Il SSP di Trento detiene ancora la prima posizione con un indice pari a 0,57. In questa prospettiva l’Emilia Romagna recupera due posizioni diventando quarta, il SSR calabrese cede il suo posto a quello molisano che occupa così, insieme a quelli campano e pugliese gli ultimi tre posti. In questa prospettiva il SSR friulano conquista una posizione nell’area di “eccellenza” e quello toscano abbandona quest’ultima passando in quella “intermedia”.
 
In conclusione il Rapporto evidenzia come:
- il valore attributo alle determinazioni degli indicatori segue logiche razionali; nello specifico, degno di nota è che negli indicatori di tipo Sociale ed Economico finanziario si sia abbastanza attenuato il fenomeno che valori sotto una certa soglia sono considerati inaccettabili, e superate soglie di “buona Performance” il beneficio aggiuntivo viene valutato rapidamente decrescente; per gli indicatori di Appropriatezza ed Esiti sono invece stati elicitati degli andamenti lineari, ovvero al migliorare del valore dell’indicatore migliora proporzionalmente quello della Performance.
 
- il contributo della Dimensione Sociale è maggiore per Utenti (32,3%) ed Istituzioni (30,3%); quello degli Esiti per Management aziendale (31,8%), Professioni sanitarie (30,7%) ed Industria medicale (27,1%); il contributo della Dimensione Economico finanziaria si è ridotto in tutte le Categorie ad eccezione degli Utenti per i quali è secondo solo al Sociale; la Dimensione Appropriatezza è seconda in termini di peso per il Management aziendale (24,4%) e le Istituzioni (27,4%).
 
- rispetto alla precedente edizione è aumentato il “peso” attribuito agli Esiti e all’Appropriatezza, e si è ridotto quello Sociale ed Economico finanziario; risultato evidentemente attribuibile alla constatazione che il disavanzo economico-finanziario del SSN si sta riducendo, mentre rimangono differenze di efficienza allocativa (Appropriatezza) e “qualitative” (Esiti); l’incremento di peso attribuito alla Dimensione Economico-finanziaria dagli Utenti è invece probabilmente rappresentativo dalla consapevolezza di un progressivo aumento del “carico” sul cittadino causato dai disequilibri finanziari dei SSR. 

13 gennaio 2016
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