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Aris: “La burocrazia distrugge un’eccellenza europea come la Pio XII di Misurina”

A motivarne la chiusura, il prossimo 31 dicembre, sono stati gli stessi sindacati di categoria con numerosi interventi sulla stampa locale. Una scelta “dolorosa e inderogabile“, scrivono, “nonostante ogni tentativo di rilancio dello storico istituto, di cui tanti hanno beneficiato, e nonostante i reiterati tentativi posti in essere nel corso degli anni per coinvolgere le istituzioni competenti”. 

02 SET - L’Aris denuncia "l’incredibile opera di distruzione causata dall’estremizzazione della burocrazia nella Regione Veneto. Un’eccellenza sanitaria, riconosciuta come tale in tutta Europa, è costretta a chiudere i battenti, strangolata dalla burocrazia imposta dalla Regione". Il 31 dicembre prossimo infatti l’Istituto Pio XII - centro per la cura e la riabilitazione delle malattie respiratorie del bambino e dell’adolescente, voluto e realizzato dall’ Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti – a Misurina chiude per l’imposta impossibilità di ricoverare piccoli pazienti.
 
A motivarne la chiusura sono stati gli stessi sindacati di categoria con numerosi interventi sulla stampa locale. Una scelta “dolorosa e inderogabile“, scrivono, “nonostante ogni tentativo di rilancio dello storico istituto, di cui tanti hanno beneficiato, e nonostante i reiterati tentativi posti in essere nel corso degli anni per coinvolgere le istituzioni competenti (mostratesi sostanzialmente indifferenti)”.
 
"L’attività dell’Istituto effettivamente ha generato forti perdite, divenute del tutto insostenibili, da quando la Regione Veneto è intervenuta con ferree disposizioni burocratiche che, sostanzialmente, hanno finito per impedire il proseguimento dell’attività. E fatto del tutto singolare è che siano proprio le componenti sindacali a prendere una posizione netta a favore della gestione datoriale e che abbiano imputato alla Regione la chiusura di un’ eccellente opera a favore di bambini disagiati per la loro malattia. Le forze sindacali hanno potuto costatare, e quindi denunciare, bilanci alla mano, che il problema nasce dal calo dell’utenza. Per reggersi economicamente, infatti, la struttura dovrebbe avere una trentina di bambini, mentre a settembre 2019 ci sono due sole iscrizioni. E con 12 dipendenti diretti, oltre ai medici esterni e altre 6-7 unità per i servizi di mensa e pulizie, la struttura non può sopravvivere. Ad aver determinato questo crollo di iscrizioni, benché le malattie respiratorie siano in aumento – sostengo gli stessi sindacati – sono state proprio le procedure rigide, analoghe a quelle per l’accesso alle case di riposo, adottate dalla Regione Veneto", scrive l'Aris in una nota.

 
“Prima bastava una semplice impegnativa del medico, mentre ora c’è un nucleo di valutazione delle Ulss che tende a trattenere i pazienti per questioni economiche. Del resto, la Regione – aggiunge Gianluigi Della Giacoma (Fp Cgil) – 1.200.000 euro li aveva stanziati, ma solo il 50% è stato poi erogato, per questa politica di trattenere i pazienti nelle Ulss di appartenenza”. “Chiudere una eccellenza – commenta Guglielmo Pisana (Uil) – è sintomatico di una più generale riduzione dei servizi che parte dall’alto”. Pisana parla di una ‘americanizzazione del welfare’ perché in forza della ottimizzazione pretesa dalla Regione, si va a tagliare un’eccellenza nazionale ed europea. Erogare un servizio sanitario in montagna ha per forza di cose costi più elevati; ma in un sistema sanitario regionale, non è detto che tutto debba essere dislocato in pianura!”.
 
"E si badi bene che quest’accorata difesa dei sindacati non nasce dall’esigenza di salvaguardare posti di lavoro: i dodici dipendenti a tempo indeterminato dell’Istituto infatti saranno trasferiti a Parma, presso le strutture dell’Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti, proprio al fine di salvaguardare, oltre al posto di lavoro, l’alta qualità professionale – scrive la direzione dell’Istituto - di coloro che hanno costituito per anni un valore aggiunto per l’Istituto, unico in Italia nel suo genere".

02 settembre 2019
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