La pandemia e i medici di famiglia senza lo scudo Inail

La pandemia e i medici di famiglia senza lo scudo Inail

La pandemia e i medici di famiglia senza lo scudo Inail

Gentile direttore,
polemiche, demagogia, e battaglie di retroguardia, non solo non servono, ma stanno facendo danni enormi ai medici di famiglia (MMG), alla loro professionalità. Il recente ACN firmato il 27 ottobre scorso per “il rafforzamento delle attività Territoriali di diagnostica di primo livello e di prevenzione della trasmissione di SARS-Cov-2” si presta quantomeno ad alcune valutazioni.
 
La prima considerazione evidente, tra l’altro fatta dall’intera categoria, è che l’ACN in questione, trae origine dall’emergenza pandemica e di certo nasconde, sotto lo scudo dei tamponi rapidi e della necessità di coinvolgere i medici di medicina generale (MMG) nella loro effettuazione, le esigenze (non entriamo nel merito dell’efficacia di questa scelta in questa sede) della Politica Nazionale di incrementare lo screening e i controlli sull’infezione del COVID.
 
La prima esigenza di tutti, e non di una parte dei MMG, in un momento pandemico drammatico, che ha visto oltre un centinaio di colleghi lasciare tragicamente le proprie famiglie in un dramma emotivo che possiamo immaginare, era quella di essere messi in sicurezza. E non intendo essere messi in sicurezza solo con gli oramai famosi DPI, bensì essere messi in sicurezza anche con un’assicurazione sociale affidata all’INAIL.
 
Mi si perdoni l’esempio che potrebbe non sembrare gradito, ma se anche le “casalinghe” (uomini o donne che prestano lavoro domestico), categoria benemerita ma non di lavoro dipendente, hanno la loro tutela INAIL, perché non si è proposto con le somme disponibili di tutelare anche i MMG?
 
Il riconoscimento almeno di un grado d’ Invalidità che significativamente possa limitare lo svolgimento delle nostre mansioni (per le casalinghe il minimo riconosciuto è il 27% del danno biologico INAIL come da DL 38/2000) oltre ovviamente al purtroppo frequente caso morte di quest’anno, sarebbe stato il giusto risultato per una categoria fortemente provata dal Covid, senza dimenticare gli esiti di infortuni occorsi ai Medici di CA e dell’EST, anch’essi disciplinati dallo stesso ACN.
 
La spesa dell’Assicurazione poteva essere suddivisa in parte uguali tra i MMG e le ASP con le quali si intrattiene la Convenzione, ed anche con poche decine di Euro per parte (le “casalinghe” pagano 40 euro per anno, per noi il costo di una delega mensile a Sindacati probabilmente distratti) si poteva provare a garantire alle famiglie dei MMG deceduti in servizio o ai colleghi più sfortunati, infortunatasi seriamente in servizio, un doveroso aiuto economico.
 
Invece no, e scusate la provocazione: si è preferito impegnare oltre 200 milioni di Euro per l’acquisto di strumenti di diagnostica di primo livello, che finiranno in poche decine di studi. Già perché non appare superfluo rilevare che la nostra categoria è enormemente frammentata, nella capacità di guadagno, dall’iniqua distribuzione delle varie indennità (collaboratore di studio medico, infermiere, associazionismo ed altre indennità stabilite dai vari AIR) legate alle percentuali indicate nell’ACN vigente. Verrebbe da dire, figli e figliastri.
 
Non era meglio utilizzare allora questo momento di contrattazione sindacale, vista l’urgenza della parte pubblica di farci, purtroppo, “tamponatori”, per sanare questo deficit di sicurezza sociale (ed economica) che tanti di noi hanno?
 
Non era meglio garantire una copertura INAIL per il rischio grande invalidità o il caso morte? Evidentemente si tutelano gli interessi di pochi e non le esigenze di tutti!
 
Alessandro Tumino
Responsabile Provinciale FISMU Ragusa

Alessandro Tumino

02 Dicembre 2020

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