Crea 2021. Dimensionamento e dinamica del personale
In Italia, nel 2017, si registravano 626.576 unità di personale (sanitario, tecnico, professionale e amministrativo) dipendente a tempo indeterminato in servizio presso le Asl, le Aziende Ospedaliere, quelle universitarie e gli Irccs, con una riduzione del 4,1% nel quinquennio; tale riduzione è, però, parzialmente compensata dal ricorso a forme di contratto flessibile (a tempo determinato e lavoro interinale), che hanno comportato un incremento di 11.501 unità: il gap complessivo si riduce al -2,3%: nel 2017 si contano 638.052 unità, indipendentemente dalle forma contrattuale.
Analizzando la dinamica delle professioni sanitarie, si osserva come le unità di personale medico a tempo indeterminato, si sono ridotte del -2,9%, con un contestuale aumento del ricorso alle assunzioni a tempo indeterminato, che porta così ad un gap complessivo del -0,6%.
Un trend analogo si registra per il personale infermieristico dove la riduzione delle unità a tempo indeterminato è stata pari al -2,7%, ma il contestuale ricorso alle assunzioni flessibili ha ridotto il gap al -0,4%.
Italia e la Spagna rimangono in cima alle graduatorie europee, con 4,0 medici ogni 1.000 abitanti, precedute solo dalla Germania che ne registra 4,3; Francia e Inghilterra ne hanno rispettivamente 3,4 e 3,0. Da considerare anche che in Italia oltre il 50% dei medici ha più di 55 anni.
Diversa è la situazione del personale infermieristico, dove l’Italia si posiziona agli ultimi posti, con 6,7 infermieri per 1.000 abitanti contro i 7,8 del Regno Unito, i 10,8 della Francia ed i 13,2 della Germania, seguita solo dalla Spagna che registra un tasso ancora più basso, pari a 5,9 ogni 1.000 ab.
Volendo adeguare il personale sanitario italiano alla media (sulla popolazione assistita) dei principali Paesi EU (Francia, Germania, Inghilterra e Spagna), si può verificare che il personale medico risulterebbe in esubero di 18.108 unità; a meno che non si consideri nel confronto la popolazione over 75: in tal caso si evidenzierebbe un deficit di 24.365 unità.
Per quanto riguarda il personale infermieristico, il deficit andrebbe, invece, da un minimo di 162.972 unità (nel primo caso) ad un massimo di 272.811, nel secondo.


Considerando che, in termini di dotazioni di posti letto, esclusi Francia e Germania che contano rispettivamente 6,0 e 8,0 posti letto per mille abitanti, Regno Unito e Spagna hanno una dotazione simile a quella italiana (3,2), rispettivamente di 2,5 e 3,0 posti letto per mille ab., si avvalora quanto peraltro già riportato nel 15° Rapporto Sanità: ovvero che il deficit di personale sanitario in Italia, è concentrato soprattutto negli infermieri e nell’assistenza extra-ospedaliera, che peraltro stenta ancora a decollare.
Per i medici andrebbe, quindi, elaborato un discorso mirato alle specializzazioni effettivamente carenti.
Una efficace politica del personale dovrà, peraltro, propedeuticamente affrontare il tema della ridefinizione dei ruoli e dei compiti fra le diverse professioni sanitarie, come anche quello dell’adeguamento degli standard retributivi, senza i quali si rischia una emorragia di professionisti verso altri Paesi.
27 Gennaio 2021
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