Vaccini Covid. Per febbraio previste 4 milioni di dosi ma sull’aggiornamento del Piano e come usare AstraZeneca molti i nodi da sciogliere

Vaccini Covid. Per febbraio previste 4 milioni di dosi ma sull’aggiornamento del Piano e come usare AstraZeneca molti i nodi da sciogliere

Vaccini Covid. Per febbraio previste 4 milioni di dosi ma sull’aggiornamento del Piano e come usare AstraZeneca molti i nodi da sciogliere
Ieri confronto tra Governo, Commissario e Regioni per dipanare i molti nodi da sciogliere. Ma ad oggi tra ritardi nelle consegne, assunzione personale, individuazione concreata dei target, modalità di distribuzione alle Regioni, a chi somministrare le dosi di AstraZeneca e accordi con medici di famiglia e farmacie l’aggiornamento del Piano vaccini procede a rilento. Domani prevista nuova riunione. LE SLIDE DI ARCURI

A febbraio l’Italia dovrebbe poter contare su circa 4 mln di dosi dei tre vaccini approvati (Pfizer, Moderna e AstraZeneca) ma tra ritardi nelle consegne, assunzione personale, individuazione concreata dei target, modalità di distribuzione alle Regioni, a chi somministrare le dosi di AstraZeneca e accordi con medici di famiglia e farmacie l’aggiornamento del Piano vaccini procede a rilento.
 
Su questi temi si sono confrontati ieri Governo con i Ministri di Affari Regionali e Salute, Francesco Boccia e Roberto Speranza, Commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri e Regioni.
 
Il primo nodo da sciogliere è la distribuzione alle Regioni dei vaccini per gli over 80. Qui non c’è accordo tra le Regioni sul criterio usato. Ad oggi le dosi sono distribuite in base alla percentuale di popolazione generale, ma per esempio Liguria e Friuli Venezia Giulia che hanno un alto numero di over 80 chiedono che il criterio sia modificato tenendo appunto in considerazione la percentuale di popolazione anziana. Ma sul punto è contraria la Campania che invece ha una popolazione in media più giovane.
 
“È fondamentale proteggere al più presto con il vaccino i cittadini più vulnerabili al Covid. Il 60% delle persone decedute per la pandemia ha più di 80 anni – ha dichiarato il presidente della Liguria, Giovanni Toti – . Abbiamo chiesto a Governo e Commissario che le Regioni siano messe nella condizione di vaccinare subito tutti i cittadini con età superiore agli 80. Dunque, le dosi devono essere distribuite sulla base di questo criterio, approvato anche dal Parlamento. Dove vivono più anziani devono arrivare più vaccini. Questo consentirà presto di ridurre di moltissimo i ricoveri e soprattutto il numero più doloroso, quello dei morti. Solo così, dopo tanti sacrifici, possiamo sperare di riaprire il Paese, far ripartire le nostre attività e tornare gradualmente alla normalità”.
 
Altra questione riguarda il vaccino di AstraZeneca approvato ieri dall’Aifa con la raccomandazione però di riservarlo alla popolazione 18-55 anni. L’azienda britannica ha garantito per febbraio l’arrivo di 1 mln di dosi e per il primo trimestre dell’anno un totale di 3,4 mln. A questo punto emerge l’esigenza di capire a chi saranno distribuite queste dosi.
 
“Dopo la raccomandazione di AIFA circa la consigliabilità delle classi di età del vaccino AstraZeneca è necessario che le Regioni siano messe presto nelle condizioni di avere una chiara indicazione circa le priorità e l’aggiornamento del Piano strategico nazionale. Su questo tema occorre la massima trasparenza e una scelta uniforme a livello nazionale. Paradossalmente, il combinato disposto tra la raccomandazione di AIFA e i ritardi nelle consegne dei vaccini, rischia di creare una situazione di rallentamento proprio nelle fasce di popolazione più a rischio, anziani, patologie croniche e oncologiche. Se si accettasse tale raccomandazione avremmo tutta una fascia di età tra i 60 e gli 80 anni che non sarà possibile vaccinare già dai prossimi mesi”, ha dichiarato l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
 
In questo caso c’è chi propone di usare il siero di AstraZeneca per esempio di iniziare dalle Forze dell’Ordine e dal personale scolastico. Ma è chiaro che sulla questione urge un accordo con i medici di famiglia in primis. Governo e Regioni stanno lavorando ad un’intesa con i sindacati. Il nodo è chiaramente economico. Alcune Regioni come Lombardia, Lazio e Piemonte hanno già fatto accordi con i professionisti ma ci si sta muovendo anche a livello nazionale. Ad oggi secondo la convenzione i medici percepiscono circa 6,16 euro a somministrazione. Ma essendo necessarie due dosi si cerca di abbassare il costo. Per ora le cifre ballano tra i 250 e i 400 mln anche se in ogni caso servirà un ulteriore stanziamento rispetto a quanto previsto dalla Legge di Bilancio.
 
Sempre in tema di personale, il commissario Domenico Arcuri ha annunciato che sono stati assunti dal Bando nazionale 2.207 unità di personale (80 in servizio tra ieri e lunedì – 1.181 hanno effettuato la visita medica ed entreranno in servizio nei primi giorni della prossima settimana; le ASL devono completare la documentazione – 946 in attesa di visita medica da parte delle ASL).
 
Altro tema infine quello del tracciamento dei vaccinati anche perché è girata ieri in riunione una cifra che sembrerebbe evidenziare che sul totale delle dosi somministrate a gennaio ben il 14% (circa 300 mila dosi) sarebbe stato inoculato a fasce di popolazione non previste dal Piano. E su questo da più parti è emersa la necessità di far luce
 
Insomma, i nodi da sciogliere sono parecchi e domani ci sarà una nuova riunione tra Governo, Commissario e Regioni per tentare di sbrogliare una matassa che di giorno in giorno si fa sempre più intricata.
 

 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

31 Gennaio 2021

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