Il Ministero della Salute ha diffuso una circolare dettagliata per coordinare la risposta nazionale al focolaio di Hantavirus delle Ande (ceppo Andes) scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius. Il documento, firmato digitalmente l’11 maggio 2026 dal Direttore generale della Prevenzione Sergio Iavicoli e dal Capo del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie Maria Rosaria Campitiello, aggiorna le definizioni operative dei casi e dei contatti, definisce le strategie di testing e rafforza le indicazioni per gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf).
La circolare arriva dopo lo sbarco della nave nel porto di Granadilla a Tenerife lo scorso 10 maggio e il rimpatrio dei passeggeri verso i rispettivi Paesi di origine, tra cui l’Italia. Il Ministero della Salute ha già attivato il raccordo continuo tra il livello internazionale ed europeo – partecipando ai meccanismi di coordinamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, del Regolamento Sanitario Internazionale, del Sistema Europeo di Allerta e Risposta Rapida (EWRS) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie – e il livello nazionale.
“Oggi in Italia non c’è alcun pericolo”. È quanto ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo al Tg1 per fare il punto sulla situazione e rassicurare i cittadini.
Il ministro ha sottolineato come le aziende sanitarie siano impegnate nella prevenzione e nella tutela della salute, seguendo “i protocolli nazionali e internazionali” e garantendo “la massima sicurezza”.
Schillaci ha poi affrontato il tema della paura diffusa, inevitabilmente legata al ricordo della pandemia da Covid-19. “Questo è normale – ha spiegato – però è un virus molto diverso, conosciuto da tanti anni, che ha una bassa contagiosità e quindi siamo assolutamente tranquilli”.
Il ministro ha quindi ribadito la prontezza del Servizio sanitario nazionale. “Ci siamo attivati subito – ha detto – abbiamo un Servizio sanitario nazionale che io difendo sempre, di grande efficienza ed efficacia, legato a tutta la qualità dei suoi operatori. Siamo pronti ovviamente, ma vogliamo tranquillizzare tutti”.
Quanto alle quattro persone attualmente in isolamento in Italia, Schillaci ha precisato che i risultati dei test “ancora non li abbiamo”. Le quattro persone, ha aggiunto, “stanno bene, sono asintomatiche e sono seguite con attenzione dalle autorità”.
Aggiornamento epidemiologico: nove casi e tre decessi
La circolare aggiorna i dati del focolaio. Il 2 maggio 2026 è stato segnalato all’Oms un cluster di passeggeri affetti da gravi patologie respiratorie a bordo della MV Hondius. A bordo si trovavano 147 persone tra passeggeri ed equipaggio, provenienti da 23 Paesi, mentre 34 persone erano già sbarcate in precedenza presso l’Isola di Sant’Elena.
All’11 maggio sono stati segnalati in totale nove casi, di cui tre decessi (tasso di letalità del 33%). Dei nove casi, sette sono stati confermati in laboratorio come infezioni da hantavirus, tutti identificati come virus Andes, mentre gli altri due casi – non essendo al momento disponibile una diagnosi di laboratorio – sono stati considerati probabili.
Il caso indice ha sviluppato sintomi il 6 aprile 2026. La prima diagnosi di hantavirus è stata effettuata su un suo contatto stretto il 26 aprile 2026. La prima diagnosi specifica di virus Andes è stata effettuata il 2 maggio 2026 su un ulteriore caso correlato.
Due voli di evacuazione medica da Capo Verde sono atterrati nei Paesi Bassi il 6 e il 7 maggio, con a bordo tre passeggeri della nave (due casi confermati sintomatici e un caso sospetto). Quattro pazienti risultano ricoverati: uno in terapia intensiva a Johannesburg (Sudafrica), due nei Paesi Bassi e uno a Zurigo (Svizzera). Il caso sospetto trasferito in Germania è risultato negativo sia al test PCR che a quello sierologico e non è più considerato un caso.
Sintomatologia: rapido peggioramento e decorso fulminante
La circolare descrive in dettaglio la sintomatologia dei casi appartenenti al focolaio. L’esordio è spesso aspecifico, con cefalea e lievi disturbi gastrointestinali, in particolare diarrea, talvolta associati a febbre e sintomi respiratori iniziali. Nelle prime 24-48 ore si è osservato un rapido peggioramento con comparsa di astenia, vertigini, tachipnea e riduzione della diuresi, segni suggestivi di coinvolgimento sistemico e iniziale compromissione multiorgano.
Nell’arco di pochi giorni, diversi pazienti hanno presentato un’evoluzione fulminante verso insufficienza respiratoria acuta, con ipossiemia refrattaria all’ossigenoterapia e instabilità emodinamica fino allo shock. In alcuni casi, il decorso è stato ancora più rapido: sintomi gastrointestinali lievi seguiti entro 24 ore da polmonite severa evoluta rapidamente in sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) e morte. In altri, il quadro è stato inizialmente dominato da febbre, dispnea e segni radiologici di polmonite, con progressione entro 48 ore verso iperpiressia, vomito, vertigini, incontinenza urinaria e dolore toracico, richiedendo supporto ventilatorio e ricovero in terapia intensiva per shock e Ards.
Valutazione del rischio: “Molto basso per la popolazione generale”
L’Oms valuta come basso per la popolazione mondiale il rischio derivante da questo evento, mentre considera moderato il rischio per i passeggeri e l’equipaggio della nave. L’Ecdc ha valutato molto basso il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE.
La circolare sottolinea che il principale serbatoio naturale del virus Andes è Oligoryzomys longicaudatus, un roditore diffuso nelle regioni meridionali del Sud America, non presente ad oggi in Italia. In Italia sono stati segnalati solo pochi casi sporadici di infezione da hantavirus, correlati a esposizione avvenuta all’estero o in aree transfrontaliere.
La Rete di esperti Dispatch, riunitasi l’8 maggio, ha concordato sulla valutazione del rischio proposta dall’Ecdc, ma ha evidenziato che “non è completamente trascurabile il rischio di trasmissione interumana comunitaria” , anche alla luce dell’eterogeneità delle misure di sanità pubblica che saranno adottate dai singoli Stati di origine dei passeggeri rimpatriati. La circolare sottolinea quindi la necessità di “mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria”.
Le definizioni operative dei casi
La circolare recepisce le definizioni dell’Ecdc e dell’Oms, adottando un approccio “il più possibile inclusivo ai fini dell’individuazione di un caso sospetto”.
Un caso sospetto è definito come chiunque abbia condiviso o transitato su un mezzo di trasporto sul quale ci sia stato un caso confermato o probabile di virus Andes, oppure chiunque sia stato in contatto con un passeggero o membro dell’equipaggio della MV Hondius a partire dal 5 aprile, e presenti almeno uno dei seguenti sintomi: febbre acuta (o anamnesi di febbre), dolori muscolari, astenia, brividi, mal di testa, vertigini, sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolore addominale) oppure sintomi respiratori (tosse, respiro corto, dolore toracico, difficoltà respiratoria).
Un caso probabile è una persona che presenta i segni e sintomi compatibili con un caso sospetto e ha un collegamento epidemiologico noto con un caso probabile o confermato. Un caso confermato è un caso sospetto o probabile con conferma laboratoristica mediante PCR o test sierologico. Viene definito non caso colui che risulta negativo al test: attenzione, però, perché se sviluppa sintomi compatibili entro il massimo periodo di incubazione (42 giorni) dall’ultima esposizione, deve essere ritestato e riclassificato.
Classificazione dei contatti e misure raccomandate
Sono contatti ad alto rischio tutte le persone a bordo della MV Hondius (al momento della pubblicazione del documento Ecdc del 9 maggio, ad eccezione degli esperti di sanità pubblica imbarcati a Capo Verde il 6 maggio), nonché coloro che hanno avuto esposizioni specifiche con un caso probabile o confermato: condivisione della stessa stanza, partner intimi o contatto fisico diretto, condivisione del bagno o dello spazio per dormire, permanenza entro due metri per periodi prolungati (più di 15 minuti cumulativi) in spazio ristretto, partecipazione a pasti in comune o interazioni sociali prolungate, operatori sanitari con esposizione non protetta, esposizione durante procedure che generano aerosol senza DPI, passeggeri di aerei seduti nella stessa fila e entro due file in tutte le direzioni in voli lunghi (superiori a 6 ore), personale di cabina o di trasporto con interazioni ripetute, persone che hanno maneggiato biancheria o fluidi corporei contaminati senza DPI.
Il Ministero specifica inoltre che, “seguendo il principio di massima precauzione”, qualora dovesse riscontrarsi un caso probabile o confermato su un aereo “indipendentemente dalla durata del volo si considereranno tutti i passeggeri come contatti ad alto rischio”.
Per i contatti ad alto rischio, le misure raccomandate includono: quarantena fiduciaria per sei settimane (42 giorni) (utilizzare una stanza propria, mantenere distanza di almeno due metri dai familiari, non condividere le stoviglie, aprire le finestre per garantire ventilazione). È possibile uscire solo per preservare la salute mentale e il benessere, indossando una mascherina chirurgica resistente ai fluidi ed evitando assembramenti. È vietato l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblico o voli commerciali per il rimpatrio. Nei mezzi di trasporto organizzati, devono indossare la mascherina e avere un posto libero intorno a sé in ogni direzione. È previsto il monitoraggio quotidiano dei sintomi da parte dell’autorità sanitaria pubblica per 42 giorni. In caso di comparsa di sintomi, immediato isolamento, notifica, valutazione medica e test.
Le Regioni e le Province autonome dovranno avviare la sorveglianza attiva quotidiana, informare le persone circa le cautele da adottare e le misure di igiene respiratoria, e fornire l’elenco dei sintomi.
Per i contatti a basso rischio (passeggeri di aerei al di fuori della zona di vicinanza, contatti brevi in transito, condivisione di ampi spazi aperti, operatori sanitari con DPI adeguati), le misure sono meno stringenti: automonitoraggio passivo per 42 giorni e, in caso di sintomi, isolamento immediato, notifica e test.
Strategia di testing: priorità ai sintomatici, niente test di routine per gli asintomatici
La circolare recepisce le indicazioni dell’Ecdc: la PCR rileva la viremia principalmente nelle fasi iniziali della malattia sintomatica, mentre la sierologia (IgM) diviene generalmente positiva dopo l’esordio dei sintomi. Il testing durante il periodo di incubazione risulta frequentemente negativo e può fornire falsa rassicurazione.
La priorità nell’esecuzione dei test va ai soggetti sintomatici, in particolare a quelli con quadro clinico compatibile con la sindrome cardiopolmonare da hantavirus. Per i contatti asintomatici non esistono raccomandazioni basate su evidenze scientifiche che supportino l’esecuzione routinaria del test. L’eventuale testing in soggetti asintomatici ha un “valore operativo limitato” rispetto alla sorveglianza sanitaria attiva e alla quarantena fiduciaria.
Nelle more della definizione di una rete di laboratori regionali di riferimento, in presenza di un caso sospetto la Asl territorialmente competente provvederà alle procedure per l’esecuzione del test. Le Regioni sono tenute a effettuare una ricognizione dei laboratori idonei entro una settimana, per consentire la costituzione della rete nazionale dei laboratori di riferimento.
La circolare raccomanda “un elevato livello di attenzione clinica e diagnostica”, specificando che “anche in assenza di un chiaro collegamento epidemiologico noto con il focolaio della nave MV Hondius o con casi confermati/probabili di infezione da virus Andes in aree endemiche, potrà essere considerata, dopo attenta valutazione infettivologica, l’esecuzione di indagini diagnostiche specifiche nei pazienti con quadro clinico compatibile, o quadro clinico non altrimenti spiegabile e risultato negativo agli accertamenti microbiologici routinari”. In questo caso, i medici potranno contattare il medico reperibile dell’Inmi Spallanzani attraverso il centralino 06551701 in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.
Indicazioni agli Usmaf e ai vettori aerei
La circolare richiama l’attenzione degli operatori in servizio presso gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) a prestare particolare attenzione a eventi sanitari riconducibili alla trasmissione da Hantavirus. Viene richiesta la tempestiva segnalazione agli Uffici centrali del Ministero e la gestione di eventuali casi sospetti, probabili o confermati seguendo le misure di protezione individuale (Dpi) basate sulle precauzioni per la trasmissione, inclusi respiratore Ffp2, guanti, camice e protezione oculare.
Si raccomanda inoltre alle compagnie aeree di segnalare tempestivamente agli Uffici USMAF, in ossequio alla Circolare Enac del 21 settembre 2012, eventuali situazioni che possano far ipotizzare un sospetto di malattia infettiva a bordo, e di coordinarsi per la raccolta e la consegna dei Passenger Locator Form (Plf) al fine di consentire la tracciabilità dei contatti. Infine, si invitano gli operatori Usmaf a potenziare l’attività di counselling nell’ambito della medicina dei viaggi.
I quattro italiani e le azioni di coordinamento
L’8 maggio 2026 è pervenuta al Ministero della salute, tramite il sistema EWRS della Commissione Europea, l’informazione relativa a quattro persone presenti sul volo dal Sudafrica ai Paesi Bassi del 25 aprile 2026 (il volo sul quale si era imbarcato ed era subito sbarcato uno dei casi a causa dell’aggravarsi della sintomatologia) la cui ultima destinazione era l’Italia. Il Ministero ha provveduto nella stessa giornata a trasmettere le informazioni alle Regioni coinvolte ai fini dell’attivazione delle procedure di quarantena fiduciaria e sorveglianza attiva.
Il Ministero della Salute continuerà a monitorare costantemente l’evoluzione del quadro epidemiologico internazionale, in raccordo con gli organismi nazionali, europei e internazionali competenti, riservandosi di emanare ulteriori indicazioni o misure di sanità pubblica sulla base dell’evoluzione dello scenario epidemiologico e delle evidenze tecnico-scientifiche progressivamente disponibili. Il rischio per la popolazione generale rimane valutato come molto basso, ma l’approccio è di massima cautela: l’Italia si dota di una rete di sorveglianza attiva, definizioni chiare, protocolli di testing differenziati per sintomatici e asintomatici, e indicazioni operative per porti, aeroporti e frontiere.