Legionellosi. Trend in crescita nei Paesi Ue/See. Italia maglia nera: nel 2024 superata quota 4.600
Nel 2024 notificati nell’Ue/See 15.362 casi di legionellosi, il dato più alto dell’ultimo decennio. L’Italia guida la classifica con 4.617 segnalazioni e un tasso di 7,8 casi ogni 100mila abitanti, quasi il doppio della media europea, superata solo dalla Slovenia. Colpiti soprattutto gli over 65 e gli uomini. IL REPORT ECDC
L’Italia si conferma il Paese europeo più colpito dalla legionellosi. Nel 2024 sono stati notificati 4.617 casi, in aumento rispetto ai 3.874 del 2023 e più del doppio rispetto ai 2.120 registrati nel 2020. Un dato che colloca il nostro Paese al primo posto nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo sia per numero assoluto di casi sia tra i Paesi maggiormente interessati dalla malattia.
Questa la fotografia scattata dal nuovo Rapporto epidemiologico annuale dell’Ecdc che testimonia una crescita costante della malattia del legionario in Europa. Nel 2024 i 29 Paesi che hanno trasmesso dati hanno segnalato complessivamente 15.362 casi, di cui il 92% confermati. Il tasso di notifica europeo è salito a 3,4 casi ogni 100mila abitanti, il valore più elevato dell’ultimo decennio e in aumento rispetto ai 3,2 casi del 2023.
Quasi un caso europeo su tre è italiano
Il peso dell’Italia emerge con particolare evidenza osservando i numeri assoluti. Con 4.617 casi notificati, il nostro Paese da solo rappresenta circa il 30% di tutte le segnalazioni europee. Insieme a Francia (1.923 casi), Germania (2.234) e Spagna (2.164), l’Italia contribuisce al 71% di tutti i casi registrati nell’Ue/See, nonostante questi quattro Paesi rappresentino complessivamente solo la metà della popolazione europea.
Anche il tasso di notifica italiano risulta particolarmente elevato: 7,8 casi ogni 100mila abitanti, oltre il doppio della media europea e secondo solo alla Slovenia, che registra il valore più alto con 9,6 casi ogni 100mila abitanti.
Crescita continua dal 2020
I dati mostrano un incremento costante delle notifiche nel nostro Paese. Dai 2.120 casi del 2020 si è passati a 2.726 nel 2021, 3.106 nel 2022, 3.874 nel 2023 fino ai 4.617 del 2024. Una crescita che riflette il trend osservato in tutta Europa e che, secondo l’Ecdc, potrebbe essere influenzata da diversi fattori: invecchiamento della popolazione, miglioramento delle capacità diagnostiche e della sorveglianza, caratteristiche degli impianti idrici e possibili effetti dei cambiamenti climatici sulle condizioni favorevoli alla proliferazione della Legionella.
Over 65 i più colpiti
La legionellosi continua a interessare soprattutto le fasce più anziane della popolazione. Nell’Ue/See l’87% dei casi con età nota riguarda persone di almeno 50 anni e il tasso di notifica cresce progressivamente con l’età. Gli uomini con 65 anni o più rappresentano il gruppo maggiormente colpito, con 13 casi ogni 100mila abitanti, contro i 6,5 casi registrati nelle donne della stessa fascia d’età.
Sul fronte della gravità, tra i 12.041 casi per i quali era disponibile l’esito clinico, 1.117 sono risultati fatali, pari a circa il 9%.
Focolai e prevenzione
Nel 2024 otto Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno segnalato complessivamente 32 focolai acquisiti in comunità o in ambito ospedaliero, per un totale di 365 casi correlati. Tuttavia, le autorità sanitarie sono riuscite a identificare con certezza la fonte di contagio soltanto nel 16% degli episodi, evidenziando la complessità delle indagini ambientali.
La legionellosi è una forma di polmonite causata principalmente dal batterio Legionella pneumophila. Il microrganismo prolifera in sistemi idrici artificiali come torri di raffreddamento, impianti di climatizzazione, fontane decorative, vasche idromassaggio e docce, soprattutto quando l’acqua ristagna e mantiene temperature comprese tra 25 e 42 gradi. L’inalazione di aerosol contaminato può determinare casi sporadici o focolai epidemici.
Per l’Ecdc, la crescita continua delle notifiche rende necessario rafforzare la sorveglianza e il controllo degli impianti idrici, in particolare negli ospedali, nelle strutture sociosanitarie e negli edifici che ospitano persone fragili, dove il rischio di malattia e di esiti gravi è maggiore.
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