Covid. Smi: “Medici di famiglia non sono disertori, ma penalizzati dalle scelte organizzative”

Covid. Smi: “Medici di famiglia non sono disertori, ma penalizzati dalle scelte organizzative”

Covid. Smi: “Medici di famiglia non sono disertori, ma penalizzati dalle scelte organizzative”
“La campagna vaccinale andava fatta negli hub, nelle strutture aziendali e non solo negli studi medici. Come avevamo detto”, sostiene Cristina Patrizi, dello Smi Lazio, evidenziando le difficoltà vissute in questi mesi dai medici di medicina generale, “prodigati per poter vaccinare negli studi medici, costretti ad elemosinare una, due dosi settimanali”. E anche accusati di essere “disertori" ad “ammutinati”, ma invece “penalizzati da scelte politiche ed organizzative che umiliano la medicina generale”.

“Siamo stati lungimiranti quando chiedevamo che, per la caratteristica di questa campagna vaccinale, poco adatta alla esecuzione negli studi medici, fosse consentito anche ai medici di medicina generale di vaccinare negli hub ,nelle strutture aziendali e non solo negli studi medici. Siamo stati tacciati a torto di essere disertori!”. Interviene così, sulla campagna vaccinale del Lazio, Cristina Patrizi, Responsabile Regionale Area Convenzionale Lazio del Sindacato Medici Italiani.

“Sono quattro mesi – prosegue la nota della sindacalista – che chiediamo di vaccinare negli hub e nelle strutture aziendali. Nel contempo ci siamo prodigati per poter vaccinare negli studi medici, costretti ad elemosinare una, due dosi settimanali, con regole che cambiano ogni giorno, con indicazioni subentranti e discordanti e con la popolazione lasciata in balia delle più svariate e multiformi news e spesso fake news>”.

“In questi mesi – evidenzia Patrizi – abbiamo dovuto prendere faticosamente appuntamenti e poi costretti a disdire, mentre neanche dopo i tardivi accordi sulla partecipazione dei medici di famiglia negli hub o dei medici di Continuità Assistenziale o della Medicina dei servizi , si è riusciti a vedere applicati gli accordi, se non in maniera residuale. Nel frattempo, esperienze di autonoma organizzazione in hub territoriale messe in campo faticosamente dai medici di medicina generale come quella di Roma2, rischiano miseramente di fallire, se non saranno riforniti dai vaccini, pur essendo a costo zero per le aziende sanitarie. Il tutto mentre i medici di famiglia apprendono dai giornali di essere sostanzialmente esclusi dalla campagna; passando da "disertori" ad " ammutinati"; ma i medici, invece, sono penalizzati da scelte politiche ed organizzative che umiliano la medicina generale”.

“Abbiamo lasciato sul campo – conclude Patrizi – un sufficiente numero di morti a testimonianza che questa " battaglia navale”, nel mare magnum del territorio dolente, è purtroppo persa. Vogliamo vedere chi lavorerà negli hub vaccinali? Forse solo i medici del bando Arcuri a 60 euro per inoculazione? Forse perché la medicina generale funziona bene e costa poco. Abbiamo vaccinato, infatti, in 30 giorni lavorativi 10 milioni di italiani per l’influenza in piena pandemia. Assistiamo basiti davanti a tutto questo. La resilienza della medicina generale è ora arrivata in darsena, come una nave sconfitta in una battaglia non ad armi pari”.

29 Aprile 2021

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