“Tavoli tecnici fumosi e nuove tasse non servono al rilancio del settore dei dispositivi medici. Ora istituire un’Agenzia nazionale e stop a payback”. Intervista a Boggetti (Confindustria DM) 

“Tavoli tecnici fumosi e nuove tasse non servono al rilancio del settore dei dispositivi medici. Ora istituire un’Agenzia nazionale e stop a payback”. Intervista a Boggetti (Confindustria DM) 

“Tavoli tecnici fumosi e nuove tasse non servono al rilancio del settore dei dispositivi medici. Ora istituire un’Agenzia nazionale e stop a payback”. Intervista a Boggetti (Confindustria DM) 
Il presidente dell’Associazione che raggruppa le aziende dei dispositivi medici a tutto campo su Pnrr e futuro del comparto. “Serve una nuova governance che sia in grado di valutare cosa acquistare e quali siano le innovazioni che realmente possono portare beneficio ai pazienti e al Ssn”. Bocciato il tavolo istituito al Ministero della Salute: “Serve solo a dilatare i tempi senza affrontare i nodi veri”. Infine rilancia l’idea di un’Agenzia unica per gestire il comparto.

“Occorre investire bene e non sprecare le risorse del Pnrr”. È questo l’auspicio del presidente di Confindustria Dispositivi Medici, Massimiliano Boggetti che proprio sul Recovery italiano che prevede ingenti investimenti sul riammodernamento del parco tecnologico invita alla cautela. Ma non solo per il numero uno dell’associazione serve un cambio di passo della politica per mettere mano alla governance del settore: “Manca una visione strategica. Non possiamo affrontare la sfida del Pnrr con vecchi schemi, occorre uno slancio e la politica se ne deve assumere la responsabilità”. Ma Boggetti lancia anche una stoccata al Ministero della Salute che ha di recente istituito un tavolo proprio sui Dispositivi medici: “Tavoli tecnici in questo momento sono fumo negli occhi”. E infine boccia la nuova tassa per l’applicazione del nuovo Regolamento Ue: “Una follia. In Europa vengono supportate le aziende mentre da noi si inventano un nuovo balzello”
 
Presidente, nel Pnrr si stanziano parecchie risorse per il rinnovo delle tecnologie in sanità. Sarete contenti…
È positivo che il Governo abbia recepito la necessità di un rinnovamento del parco tecnologico, ma invito a prestare molta attenzione perché non è che il solo fatto di stanziare fondi fa magicamente realizzare le cose.
 
È preoccupato?
Faccio semplicemente notare che l’Italia è agli ultimi posti in Europa per l’utilizzo dei fondi Ue. E il motivo principale è proprio per l’incapacità di realizzare i progetti. Per questa ragione stiamo sollevando tanti punti su cui la politica deve prestare attenzione. Occorre investire bene e non sprecare le risorse del Pnrr.
 
Quali sono i temi caldi per il settore?
Vogliamo sapere innanzitutto quale sarà il sistema di acquisto. Sarà ancora basato su quantità e prezzi ed espletato con gare al massimo ribasso dalle Centrali uniche d’acquisto o vi sarà invece una decentralizzazione basata su un’attenta analisi del valore complessivo di un prodotto, sia in
termini clinici, diagnostici e terapeutici oltre che dal punto di vista economico?
 
Il famoso processo di Health technology assessment (Hta) intende…
Proprio di questo c’è bisogno. Sono anni che se ne parla e che se ne discute ma sostanzialmente il Piano per l’implementazione dell’Hta è fermo e senza finanziamenti, che devono essere indipendenti. Non possiamo affrontare la sfida del Pnrr con vecchi schemi, occorre uno slancio e la politica se ne deve assumere la responsabilità. E poi c’è tutto il tema delle gare che hanno tempi lunghissimi.
 
Quanto dura in media una gara d’appalto?
Parliamo di 18-24 mesi, in un mondo dove la tecnologia viaggia velocissima. Ecco perché sono preoccupato di come verranno spesi i soldi del Recovery. Non basta una semplice ricognizione delle Regioni sulle apparecchiature. Serve una nuova governance che sia in grado di valutare cosa acquistare e quali siano le innovazioni che realmente possono portare beneficio ai pazienti e al Ssn stesso nel senso di migliore cure e servizi sia in ambito ospedaliero che soprattutto sul territorio dove serve una vera e propria rivoluzione.
 
In questo senso è stato attivato un tavolo tecnico al Ministero. Avete partecipato?
Si è tenuta la prima riunione ma anche in quella sede abbiamo ribadito che non serve un tavolo tecnico ma un confronto politico. Tavoli tecnici in questo momento sono fumo negli occhi e a mio avviso servono solo a dilatare ulteriormente i tempi senza affrontare i nodi veri del comparto che ripeto, sono politici. Per questo chiediamo un confronto politico concreto per sciogliere i veri nodi e per rilanciare il nostro settore, che rappresentiamo nella sua interezza insieme alle regioni e ad Agenas. È essenziale poi che il Parlamento torni a occuparsi dei dispositivi medici riassumendo il suo ruolo e la sua funzione politica.
 
Cosa chiedete?
Ridurre la tassazione sulle imprese in questo momento è fondamentale e i tempi sono maturi. Poi occorre abbandonare il sistema dei tetti di spesa, ormai anacronistico in tempi di ricostruzione, e quindi del payback.
 
Ma per i dispositivi in sostanza non è mai entrato a regime mancando i decreti attuativi…
Questo è vero, anche perché applicare un sistema come il payback al nostro settore è molto complicato, ma al di là di questo ha pur sempre creato problemi anche a livello di concorrenza in quanto alcune aziende hanno fatto degli accantonamenti, che penalizzano i bilanci, ed altre no e questo ha comportato alcune distorsioni di mercato. Ma il punto è che il payback è uno strumento per tagliare i costi, non per governare la spesa.
 
Senta mi diceva della riduzione delle tasse. Ma con l’entrata in vigore del nuovo regolamento Ue il Governo ve ne ha imposta una nuova. Come la mettiamo?
Una follia. In Europa vengono supportate le aziende mentre da noi si inventano un nuovo balzello. Mi chiedo come sia possibile, sembra che la pandemia non abbia insegnato nulla. Il Covid ha messo in grande risalto la drammatica assenza di siti produttivi di dispositivi medici nel nostro Paese, il che ha comportato la totale dipendenza da terzi, con tutti i relativi e ben noti problemi di approvvigionamento e costi. Ma sembra che le nostre Istituzioni se ne siano già dimenticate. Ma guardi che così l’Italia perde il treno della ripartenza.
 
Ma secondo lei ci sono i margini per una Cabina di regia politica?
Me lo auguro e continueremo come Associazione a chiedere un confronto serrato. Quello che mi preoccupa è che in generale in sanità stiamo affrontando il Covid ancora a livello emergenziale senza ragionare sul fatto che con il virus ci dovremo convivere ancora per molto tempo e quindi è necessario riorganizzarsi. Manca una visione strategica. Ecco perché credo sia arrivato il momento che l’Italia si doti di un’Agenzia che gestisca i dispositivi medici, come fa l’Aifa per il farmaco. Ma che non sia la stessa Aifa. Serve un interlocutore unico, che faccia sintesi tra il centro e le regioni e che sia competente, con cui confrontarsi, abbandonando la logica dei tavoli che fino ad oggi non ha portato nessun risultato concreto. 
 
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

06 Luglio 2021

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