Dall’empirismo alla terapia su misura

Dall’empirismo alla terapia su misura

Dall’empirismo alla terapia su misura
Compie un anno la stazione farmacogenetica integrata dell’Unità Operativa di Farmacologia clinica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, apripista nell’applicazione della farmacogenetica in Italia.

“La personalizzazione della terapia esiste. Oggi, e sempre più in futuro, riusciremo a somministrare il “giusto farmaco” per il “giusto paziente”, con un drastico abbattimento dell’intolleranza e della tossicità delle terapie e dei nuovi farmaci biologici, detti intelligenti”.
Emilio Clementi, ordinario di Farmacologia della Università degli Studi di Milano, introduce così i risultati della prima stazione farmacogenetica integrata in Italia, a un anno dalla sua costituzione all’interno della Unità Operativa di Farmacologia clinica delll’Ospedale Luigi Sacco di Milano da lui diretta.
La struttura segue l’intero percorso terapeutico: dall’analisi genetica sulle sensibilità ai farmaci, ad analisi farmacocinetiche molto raffinate che permettono dosaggi di farmaci a concentrazioni anche molto basse, fino alla valutazione dell’effetto del farmaco ottenuta attraverso il monitoraggio nel tempo del paziente. Il perché di tanta attenzione a tutti i passaggi è spiegato dallo stesso Clementi: “Molti farmaci vengono attualmente somministrati in modo empirico e il loro effetto in termini di tossicità e di risposta non è prevedibile. Le reazioni avverse a un farmaco costituiscono la quarta causa di morte negli USA. Il dosaggio del farmaco nelle cure oncologiche oggi è basato sulla valutazione della superficie corporea. Oggi solo il 30-60% dei pazienti risponde positivamente alle terapie farmacologiche e una percentuale anche rilevante dei pazienti può avere reazioni avverse all’uso dei farmaci. Studi recenti – ha aggiunto – hanno dimostrato che metà di questi eventi avversi possono essere potenzialmente evitati. La trasformazione della medicina tradizionale in medicina molecolare è legata oggi alla farmacogenetica, lo studio cioè delle caratteristiche individuali di risposta ai farmaci, costitutive del patrimonio genetico della persona (polimorfismi) o delle caratteristiche genetiche del tumore (mutazioni somatiche). Da oggi è possibile utilizzare metodiche di diagnostica molecolare farmacogenetica impensabili fino a qualche anno fa. Primo fra tutti il Pyrosequencing, da un anno utilizzato all’Ospedale Sacco di Milano”, ha concluso.
Si tratta di un metodo di sequenziamento del Dna, realizzato appositamente per studiare gli SNPs (Single Nucleotide Polymorphism, mutazioni puntiformi o polimorfismi a singolo nucleotide del Dna), piccole mutazioni in grado di influire in maniera decisiva la suscettibilità a diverse malattie e/o diverse risposte ai farmaci.
Un approccio, la cui efficacia è stata confermata da un importante studio italiano presentato al World Congress on Gastrointestinal Cancer che ha evidenziato l’importante ruolo del pyrosequencing nella predittività di risposta ai farmaci inibitori di EGFR (recettore del fattore di crescita dell’epidermide) nei pazienti con carcinoma del colon in fase avanzata. Lo studio ha evidenziato che il 57% dei tumori e delle metastasi dei pazienti studiati aveva una mutazione nei geni K-RAS o in B-RAF. Per questi pazienti la terapia con farmaci biologici anti-EGFR sarebbe stata inutile, costosa e comunque non efficace.
Non è tuttavia soltanto il Sacco a dimostrare interesse per la farmacogenetica. Anzi, la sensibilità all’argomento sembra essere sempre più ampia nella comunità medica come dimostra la crescita esponenziale degli esami farmacogenetici. Per esempio, nel caso di quelli eseguiti a supporto del trattamento del tumore al colon retto, il numero dei malati sottoposti al test per la ricerca delle mutazioni del gene K-RAS (che predice la resistenza alla terapia anti-EGFR) è balzato dal 2,5% nel 2008 al 42% all'inizio del 2009 secondo l’American Society of Clinical Oncology.
 

07 Settembre 2010

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