Ucraina. I Farmacisti Volontari scendono in campo per sostenere la popolazione. Intervista alla Presidente Enrica Bianchi

Ucraina. I Farmacisti Volontari scendono in campo per sostenere la popolazione. Intervista alla Presidente Enrica Bianchi

Ucraina. I Farmacisti Volontari scendono in campo per sostenere la popolazione. Intervista alla Presidente Enrica Bianchi
La parola d’ordine è agire nel modo più veloce ed efficace possibile per inviare sul territorio di guerra farmaci già stoccati con lo stesso numero di lotto, come indicato dal Dipartimento della protezione civile. Ecco perché l’invito della Presidente dell’Associazione nazionale Farmacisti Volontari per la Protezione civile, a farmacisti e cittadini è donare, magari anche un solo euro, per comprare farmaci mirati

Hanno risposto con rapidità alla chiamata del Dipartimento della protezione civile i farmacisti volontari. Circa 350 professionisti di tutta Italia che hanno messo a disposizione la loro professionalità per rispondere alle esigenze del popolo Ucraino. Bisogna stoccare e imballare i farmaci da inviare fino a quando durerà l’emergenza. Ma per fare del bene bisogna agire in maniera mirata, come ha spiegato in questa intervista Enrica Bianchi, Presidente della Associazione nazionale Farmacisti Volontari per la Protezione civile.
 
Dottoressa Bianchi, anche difronte a questa nuova crisi determinata dal conflitto in Ucraina, i farmacisti non si tirano indietro …
Siamo stati, e siamo ancora in prima linea, per contrastare il Sars Cov 2, quindi a maggior ragione ci siamo fatti avanti per mettere a disposizione di quanti stanno subendo questa orribile guerra, che ci coinvolge tutti, tutta la nostra professionalità, non solo la nostra solidarietà. Come Farmacisti volontari abbiamo risposto prontamente alla chiamata del Dipartimento della Protezione civile, allertandoci già dalla scorsa settimana per dare un aiuto concreto all’invio di farmaci in Ucraina, secondo la lista prevista dalla Commissione Ue.

Come vi state muovendo?
Stiamo agendo su due fronti: da un lato attraverso una raccolta fondi indispensabile per l’acquisto dei farmaci e dall’altra schierando i farmacisti volontari presso l’interporto di Avezzano per stoccare e imballare i farmaci che arrivano da Regioni, Asl e associazioni di volontariato di tutta Italia.
Abbiamo già raccolto circa 7mila euro per acquistare una prima tranche di medicinali che è partita ieri dalla sezione di Verona verso l’hub nazionale di Palmanova in Friuli Venezia Giulia, dove vengono raccolti e smistati i farmaci. Contemporaneamente da venerdì scorso una prima squadra di farmacisti è partita da l’Aquila e Bari alla volta dell’interporto abruzzese per collaborare con la Protezione civile. Oggi un altro gruppo è partito da Verona, lo seguiranno poi le squadre della sezione di Cuneo, Toscana e Matera e squadre di tre-quattro farmacisti si alterneranno ad Avezzano per stoccare e imballare i farmaci, fino a quando durerà l’emergenza.

Quali sono i farmaci che vanno raccolti?
Principalmente, secondo le indicazioni della Ue, antinfiammatori, antibiotici e farmaci per le urgenze. Ma servono chiaramente anche medicazioni per le ferite. Per quanto riguarda la raccolta di farmaci vorrei però rivolgere un appello. La voglia di donare è tanta, ma comprare in farmacia una o più confezioni, ad esempio di tachipirina, per donarle non è il mondo migliore per fare del bene.

Mi spieghi, qual è allora la giusta formula per aiutare la popolazione ucraina?
In questo momento dobbiamo agire nel modo più veloce ed efficace possibile. Abbiamo quindi urgenza di inviare sul territorio di guerra farmaci già stoccati con lo stesso numero di lotto e la stessa scadenza controllata, come indicato dal Dipartimento della protezione civile. L’invito che rivolgo quindi ai farmacisti, convogliandolo anche ai cittadini, è donare, magari anche un solo euro, sul conto bancario dell’Associazione Nazionale dei Farmacisti Volontari patrocinato dalla Fofi e dedicato all’Ucraina. Ogni centesimo donato verrà infatti destinato a comprare farmaci mirati. È quanto veramente serve e lo abbiamo imparato con il terremoto dell’Aquila quando insieme alla protezione civile è stati preparato un protocollo ad hoc: noi sappiamo quali farmaci vanno inviati per aiutare realmente le popolazioni in difficoltà, evitando un accumulo di materiale che magari non verrà mai usato. Una regola che vale per ogni emergenza e ancora di più in territorio di guerra. Inoltre, ricordo che la Fofi è in costante contatto con l’Ambasciatore dell’Ucraina a Roma, per comprendere quali sono le reali esigenze della popolazione.
 
Un’ultima riflessione?
Solo un grazie a tutti i circa 350 farmacisti volontari iscritti alla Protezione civile per quello che stanno facendo, alla Federazione degli Ordini dei farmacisti e in particolare al presidente Andrea Mandelli che da sempre ci supporta.
 
Ester Maragò

E.M.

07 Marzo 2022

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