Tumore al seno. In Puglia -34% di mammografie a causa del Covid

Tumore al seno. In Puglia -34% di mammografie a causa del Covid

Tumore al seno. In Puglia -34% di mammografie a causa del Covid
E’ quanto emerge in un convegno promosso da IncontraDonna, Aiom e UniBA. Bonifacino: “La pandemia ha distolto l’attenzione della popolazione dal cancro”. Cinieri: “Va migliorata in tutta la penisola l’organizzazione della prevenzione oncologica secondaria”. Sollecitata la creazione di “sistemi innovativi per favorire i tre programmi di screning", anche sulla scia dell'esperienza Covid in cui “abbiamo ottenuto i risultati dei tamponi o prenotato una vaccinazione con un semplice smartphone”

In Puglia la riduzione degli screening per il tumore del seno è stata più alta della media italiana. Nel primo anno e mezzo della pandemia gli esami “mancati”, rispetto al periodo pre-Covid, sono stati 44.380. Si tratta del 34% in meno, mentre la media nazionale si attesta al -28%. Sono alcuni dati emersi durante il convegno “Prevenzione e Screening ai tempi del Covid”, svolto oggi presso il Centro Polifunzionale Studenti dell’Università di Bari e promosso dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, IncontraDonna e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). 

Più in generale, secondo i dati presentati, in tutta la Penisola ammontano a oltre 816mila gli screening mammografici saltati a causa del Coronavirus. E sono più di 1 milione e 93mila le donne che non sono state invitate a partecipare a questi esami salvavita. In totale in tutta Italia sono oltre 4 milioni in meno gli inviti a partecipare agli screening. Da gennaio 2020 a maggio 2021 sono stati svolti: -35% di esami per individuare il tumore collo dell’utero e -34% di esami non eseguiti per il carcinoma del colon-retto.

“La pandemia ha peggiorato una situazione già difficile – sottolinea in una nota Adriana Bonifacino, presidente di IncontraDonna Onlus -. Prima del 2020, il numero di donne che si sottoponeva regolarmente ad una mammografia gratuita era troppo basso. Lo stesso vale per l’HPV Test e la ricerca del sangue occulto nelle feci che servono per individuare precocemente il cancro della cervice uterina e quello del colon-retto. Questo è avvenuto soprattutto in alcune Regioni che presentano da molti anni dati non incoraggianti. L’arrivo del Covid ha distolto non solo risorse, ma anche l’attenzione dei cittadini dal cancro”.

“La pandemia ci ha insegnato che alcuni sistemi funzionano ed altri invece no – aggiunge Saverio Cinieri, Presidente Nazionale AIOM e direttore dell’UOC Oncologia Medica e Breast Unit dell’ASL di Brindisi -. Abbiamo ottenuto i risultati dei tamponi o prenotato una vaccinazione con un semplice smartphone e abbiamo ricevuto dalle Istituzioni mail o SMS. Ma i cittadini vengono ancora invitati agli esami di screening attraverso le tradizionali lettere postali. È un sistema ormai superato. Le cittadine non aderiscono ai programmi di screening non solo perché sottovalutano un possibile problema di salute. Spesso proprio le missive non arrivano a destinazione. Possiamo e dobbiamo utilizzare sistemi più innovativi, anche per favorire una maggiore adesione ai test. Le differenze territoriali non sussistono solo tra una Regione e l’altra, ma spesso anche tra le singole ASL. Nella stessa provincia, talvolta, riscontriamo tassi d’adesione molto diversi. E’ un’ulteriore dimostrazione che anche l’organizzazione burocratico-amministrativa svolge un ruolo fondamentale”.

“Con meno diagnosi precoce, abbiamo registrato nel 2021 diagnosi più gravi, con tumori più voluminosi, metastasi più estese, malattie in uno stadio più avanzato. Tutto ciò significa cure più lunghe, più costose, più invasive, con esiti meno certi e statisticamente positivi”, commenta Alessandro Delle Donne – Direttore Generale IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” Bari. Come intervenire? Per Delle Donne serve “una riorganizzazione funzionale dell’Istituto – più risorse umane, più risorse strumentali, nuove e strategiche collaborazioni – e, soprattutto, una riorganizzazione della rete territoriale. È il CORO, pensato per ottimizzare il percorso del malato oncologico, coinvolgendo tutta la rete, che parte dei medici di base e arriva al nostro Istituto”. 

“La nostra priorità, per i prossimi mesi, è incentivare il più possibile e a 360 gradi la prevenzione primaria e secondaria del cancro – conclude Bonifacino -. In particolare le donne devono ricominciare a svolgere regolarmente la mammografia, la ricerca del sangue occulto delle feci e l’HPV Test Sono tre esami assolutamente sicuri, poco invasivi e che, soprattutto, hanno dimostrato di ridurre la mortalità per tre neoplasie particolarmente diffuse”.

30 Maggio 2022

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