Il medico “esperto”

Il medico “esperto”

Il medico “esperto”

Gentile Direttore,
riteniamo che la pandemia da SARS-CoV2 abbia drammaticamente messo in evidenza la fragilità e la disomogeneità del SSN in toto. L’esperienza della pandemia  ha evidenziato quanto possa essere utile l’acquisizione di nuove competenze in campo tecnologico da parte dei Medici di Medicina Generale (MMG).

Questo ha contribuito a rafforzare l’ipotesi dell’attuazione della figura del “medico esperto”, inteso come medico con particolari competenze all’interno delle Cure Primarie in una futura organizzazione dell’assistenza territoriale. Che da questo derivi però la necessità di  un passaggio dell’insegnamento della Medicina Generale all’Università è a nostro avviso discutibile.

L’obiettivo del Corso di Formazione Specifica in Medina Generale (CFSMG) non può essere quello di creare “medici esperti”. Siamo più che sicuri che gli obiettivi formativi del CFSMG siano quelli di preparare al meglio un medico di Medicina Generale in tutta la sua complessa identità.

Il fenomeno COVID ci racconta anche un’altra storia, non tanto legata alla carenza di medici esperti, ma al continuo e lento depotenziamento degli investimenti sul territorio e contestualmente alla mancata creazione di una rete territoriale in grado di rispondere ai bisogni di salute della popolazione e, non ultima, la mancata programmazione delle reali necessità di personale medico.

SI rafforza oggi il bisogno di una Medicina Generale che assicuri oltre alla cura delle malattie (CURE), il prendersi cura delle persone (CARE), in un contesto caratterizzato dalla continuità delle cure e dalla centralità relazionale; una Medicina Generale che si faccia promotrice della salute e garantisca la presa in carico della cronicità e della fragilità, che rappresentano la sfida da affrontare se vogliamo continuare a garantire l’universalità del diritto alle cure.

Una Medicina centrata sulla persona e sul suo microcosmo (familiare, sociale, lavorativo) può garantire tutto questo, attraverso un uso appropriato delle risorse, in una fase in cui la medicina “difensiva” si manifesta con l’uso di esami di laboratorio e strumentali ritenuti vicarianti e non di sostegno all’agire del medico qualsiasi disciplina eserciti. La collaborazione del paziente e della famiglia può permettere al MMG di programmare e condividere interventi personalizzati soprattutto nelle condizioni di cronicità e  di fragilità.

Se questo è l’identikit del MMG che dovrà affrontare la sfida del terzo millennio il CFSMG dovrà rispondere a queste attese. Gli obiettivi da raggiungere sono rappresentati esaustivamente nell’albero di  WONCA che i MMG di tutta Europa e oltre condividono; alcune competenze possono essere riassunte sinteticamente nei seguenti punti:

  • Costruire percorsi di prevenzione specifici e personalizzati in una azione proattiva di promozione della salute
  • diagnosticare e curare le malattie
  • favorire la capacità di coping (soprattutto nella cronicità)
  • prendersi cura della persona nella sua complessità, nella sua unità psico-somatica fatta anche di emozioni ed esistenzialità
  • condividere con il paziente percorsi ed obiettivi di cura
  • orientarsi secondo “diagnosi globali”, valutare anche tutto quanto appartiene al contesto in cui il paziente e la sua famiglia vivono e in cui si opera
  • preparare MMG che sappiano prendersi cura di loro stessi, in un programma di contrasto e soprattutto prevenzione del burn-out

Per raggiungere questi obiettivi i futuri MMG dovranno acquisire:

  • la consapevolezza di operare in un setting a bassa prevalenza di malattia
  • la comprensione dell’importanza della comunicazione in rapporto a specifiche competenze quali:
  • le cure centrate sulla persona, orientate all’individuo, alla famiglia, alla comunità
  • la comunicazione efficace
  • l’ascolto
  • la medicina narrativa
  • la costruzione ed il mantenimento di una relazione protratta nel tempo
  • le cure continue secondo i bisogni del paziente
  • la semeiotica che trova espressione e consistenza nel colloquio e nella visita
  • l’abilità nelle nuove tecnologie
  • la conoscenza delle modalità organizzative in medicina generale in tutte le loro declinazioni

Quanto descritto è condizione imprescindibile per la formazione di professionisti con una identità specifica nella quale si riconoscano, condividendo metodi, compiti e funzioni: questo rappresenta l’obiettivo del CFSMG e non banalmente quello di preparare “medici esperti”. Ci chiediamo pertanto come possa insegnare una professione chi non la pratica e non ne ha conoscenza né esperienza. Ci preme sottolineare come l’aspetto alla base di qualsiasi percorso formativo sia la trasmissione del sapere, declinato nelle sue varie forme.

Riconosciamo che la Medicina Generale  ha sicuramente bisogno di una riorganizzazione nel contesto delle cure primarie per migliorare “la presa in carico” all’interno delle sue componenti organizzative (Dipartimento, AFT, case della salute, protocolli condivisi in un ottica di multi-team). In questo processo, si può prevedere la figura professionale  di un “MMG  con particolari competenze”, di cui alcune possono anche esulare dal know-how della disciplina della Medicina Generale, ma sicuramente funzionali nella gestione di particolari fasi  della cronicità/fragilità e del primo soccorso.

Questo pone il problema di definire compiti e funzioni di queste nuove figure professionali ed organizzare un percorso formativo ad hoc nella realizzazione del quale potrebbe essere proficua una collaborazione fattiva tra Università-Ospedale e Medicina Generale. Crediamo comunque che tale collaborazione debba andare oltre, compartecipando alla costruzione di un SSN meno frammentato, riconoscendone i diversi ruoli e competenze.

Dr Stefano Lenti
Direttore CFSMG Regione Toscana

Dr.ssa Loretta Polenzani
ex Coordinatrice CFSMG Regione Toscana

Dr Stefano Giovannoni
ex Coordinatore CFSMG Regione Toscana

Dr Emanuele Messina
ex Direttore CFSMG Regione Toscana

 

S.Lenti, L.Polenzani, S.Giovannoni, E.Messina

26 Agosto 2022

© Riproduzione riservata

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