Il melanoma e il sole: tutto quello che c’è da sapere
Ma il sole fa bene o no?
Le radiazioni UVB contenute nei raggi solari sono responsabili della produzione cutanea del pro-ormone vitamina D3 o colecalciferolo. Livelli adeguati di tale vitamina sono necessari per una corretta mineralizzazione dello scheletro, per la preservazione della massa ossea e per la funzione muscolare.
La cute rappresenta la principale fonte naturale di vitamina D, poiché le fonti naturali presenti nel cibo sono molto limitate (principalmente, olio di fegato di merluzzo): i fattori che sono in grado di influenzare i livelli di vitamina D includono la latitudine, la nuvolosità, il periodo dell’anno e l’ora del giorno in cui avviene l’esposizione solare. Altri fattori importanti sono il fototipo, l’età e l’indice di massa corporea. C’è una sempre maggiore evidenza che l’esposizione solare e/o una maggiore attività della vitamina D possano ridurre la mortalità per melanoma.
Attualmente, non vi sono dati sufficienti per poter raccomandare in maniera chiara la durata, l’area corporea e la frequenza di esposizione solare richiesta per mantenere livelli adeguati di vitamina D. Si ritiene, tuttavia, che brevi esposizioni nel tempo siano efficaci nel garantirne adeguati livelli sierici: in linea generale, esposizioni equivalenti ad un terzo della dose eritemigena sul 15-20% della superficie corporea sono sufficienti per produrre una quantità significativa di vitamina D. Pertanto individui con cute chiara dovrebbero esporre al sole, nella maggior parte dei giorni dell’anno, il 15-20% della superficie corporea (per esempio arti superiori e volto) per 6-8 minuti in estate e 10-50 minuti in inverno, a seconda della latitudine.
Tuttavia, quel che forse non tutti sanno è che l’esposizione solare di tipo intermittente, quale quella di natura ricreazionale, conferisce un rischio maggiore per il melanoma rispetto a un’esposizione cronica, per esempio di tipo occupazionale. E che in particolare l’esposizione solare durante l’infanzia e l’adolescenza sembra essere associata con un rischio relativo più elevato rispetto ad un’esposizione più tardiva nel corso della vita.
L’esposizione al sole
Per evitare questo problema, esistono filtri solari appositi, da usare nella maniera giusta e che però – comunque – da soli non sono sufficienti. Il livello di protezione fornito dagli schermi solari è determinato non solo dal fattore di protezione solare (SPF) riportato sull’etichetta dei prodotti solari, ma anche dalla quantità di prodotto applicata e dalle condizioni di utilizzo. L’efficacia degli schermi solari può essere ridotta fortemente da un’inadeguata applicazione, dalla mancata frequente ri-applicazione e dalla perdita del prodotto a causa della sudorazione, dell’immersione in acqua e dalla frizione con i vestiti.
In linea generale, quando la radiazione solare è particolarmente forte ossia nelle ore centrali e più calde della giornata (dalle ore 11 alle ore 15), l’esposizione solare andrebbe ridotta al minimo attraverso l’uso dell’ombra e di vestiti, cappelli e occhiali da sole adeguati (protezione fisica). Gli schermi solari dovrebbero essere utilizzati a complemento della protezione fisica piuttosto che come unico o principale mezzo di protezione.
Dovrebbero essere applicati sulle aree corporee che non possono essere coperte completamente, per esempio il viso. Devono essere raccomandati prodotti con SPF30+ e a largo spettro, che offrano cioè protezione sia dagli UVA che dagli UVB e dovrebbero essere applicati prima di esporsi e ri-applicati ogni 2 ore. L’uso corretto include l’applicazione di una quantità abbondante su cute pulita e asciutta almeno 20 minuti prima di andare all’aperto.
I lattanti sotto i sei mesi di età non dovrebbero essere esposti al sole quando l’intensità della radiazione solare è moderata, alta o intensa. Qualora ciò non fosse possibile, la protezione dovrebbe includere primariamente vestiti e cappelli e si dovrebbero riservare gli schermi solari solamente ad aree che non possono essere protette con vestiti o coperte (volto, orecchie, mani).
Suggerimenti in pillole
– Evitare le scottature soprattutto in età pediatrica e usare filtri solari
– Usare gli schermi solari per integrare, ma non per sostituire, i metodi fisici di protezione dalle radiazioni UV (indumenti, cappello, occhiali ecc.)
– Spiegare ai pazienti i rischi associati con l’abbronzatura artificiale
– Brevi esposizioni solari sono necessarie per mantenere adeguati livelli di vitamina D
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27 Settembre 2012
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