Fvg. In tre anni 3.361 operatori del comparto hanno lasciato il Ssr

Fvg. In tre anni 3.361 operatori del comparto hanno lasciato il Ssr

Fvg. In tre anni 3.361 operatori del comparto hanno lasciato il Ssr
Il dato arriva dalla Cgil, che precisa come nella maggior parte dei casi (1.530) si tratti di dimissioni volontarie, a cui si aggiungono 1.261 pensionamenti e 570 lavoratori che hanno lasciato il servizio sanitario regionale per altri motivi (ad esempio mobilità). Numeri che, per il sindacato, fanno ben intendere quanto i carichi di lavoro siano ogni giorno sempre più pesanti a fronte di un numero sempre più esiguo di lavoratori. Olivo: “Servono  migliori condizioni di lavoro e salari più alti”. I DATI

Le cessazioni dal lavoro nel Ssn in Friuli Venezia Giulia, per il solo personale del comparto, sono state 3.361 tra il 2020-2022. Il dato arriva dalla segretaria generale della Cgil, che evidenzia come le dimissioni volontarie tra i lavoratori del servizio sanitario regionale siano veramente tante e superino di oltre 250 unità i pensionamenti. Se infatti tra il 2020 e il 2021 sono stati 1.261 i pensionati, sono 1.530 coloro che hanno lasciato volontariamente il Ssr, a cui si aggiungono 570 che hanno cessato il loro lavoro nel Ssr del Friuli Venezia Giulia per altri motivi (ad esempio la mobilità).

In particolare, nel 2020 ci sono state 1.126 cessati suddivisi fra 465 quiescenti e 661 non quiescenti (tra cui 451 dimissioni volontarie); per l’anno 2021 ci sono state 1.065 cessati distribuiti fra 395 quiescenti e 670 non quiescenti (tra cui 491 dimissioni volontarie). Nel 2022 i cessati totali sono stati 1170 di cui 401 lavoratori per il raggiungimento dei requisiti dell’età pensionabile contro le 476 unità non quiescienti (tra cui 588 dimissionari). Una flotta di persone che nel triennio sono mancate dal servizio sanitario regionale pubblico e la cui assenza sta incidendo su chi resta sul campo, oltre che sulla qualità del servizio sanitario.

“Di questo passo – commenta la segretaria generale Cgil, Orietta Olivo – va da sé che ci avvicineremo ad un punto di rottura. Invertire la rotta diventa un obiettivo più che ambizioso se solo si pensa che 2.100 dimissioni sono frutto di una scelta volontaria”, tra dimissioni volontarie e altri motivi.

“Dovremmo lavorare molto – dichiara la segretaria regionale Cgil– e di concerto su più fronti, altrimenti i numeri non ci perdoneranno. Secondo noi per incentivare infermieri, Oss, personale amministrativo ecc. e per arginare il tema sulle dimissioni dobbiamo innalzare i salari ed aumentare il benessere lavorativo che oggi è precarizzato. Si dovrà bandire nuovi concorsi per l’assunzione di personale disponibile, si dovrà dare la possibilità di carriera per i vincitori, e prevedere l’aumento delle risorse aggiuntive regionali ferme da anni al centesimo”.

“Si dovrà valorizzare chi ha la laurea specialista, chi ha un master di specializzazione, attraverso degli incarichi ad hoc – continua Orietta Olivo – , si dovrà valorizzare le donne e gli uomini con le loro esigenze famigliari attraverso l’istituto del part –time e con il tempo del riposo per il recupero psicofisico, principio molte volte ignorato nelle realtà sanitarie, insomma se si vorrà invertire questo trend, si dovranno creare condizioni di lavoro migliori con migliori stipendi”.

Diversamente, se non si riuscirà ad intervenire per tempo, per Olivi si assisterà ad un declino della qualità dei servizi con un aumento della mole di lavoro per chi resta. Che a sua volta faranno aumentare sempre di più le dimissioni volontarie che ridetermineranno più carico di lavoro e seguenti più dimissioni. “Il resto lo possiamo solo immaginare”, conclude la segretaria regionale Cgil.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

25 Maggio 2023

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