“Salviamo la sanità pubblica”. Domani in tutta Italia manifestazioni in difesa del Ssn

“Salviamo la sanità pubblica”. Domani in tutta Italia manifestazioni in difesa del Ssn

“Salviamo la sanità pubblica”. Domani in tutta Italia manifestazioni in difesa del Ssn
Medici, veterinari, dirigenti sanitari, associazioni di cittadini e pazienti si mobilitano per chiedere interventi urgenti contro il collasso della sanità pubblica. L’iniziativa, promossa da Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Aaroi Emac, Fassid, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm, Uil Fpl e Cisl Medici, ha da subito trovato l’adesione di circa 20 associazioni. Domani già in programma sit-in, assemblee e incontri pubblici in oltre 35 città italiane.

“Salviamo la sanità pubblica”. È sotto lo slogan che domani si riuniranno medici, pazienti e cittadini, in occasione delle numerose assemblee, sit-in e incontri pubblici che saranno promossi in tutta Italia per chiedere al Governo interventi urgenti contro il collasso del Ssn. “La battaglia in difesa della sanità pubblica è la battaglia di tutti”, ricorda infatti l’Anaao Assomed tra le pagine del suo sito web che promuovono l’iniziativa. “È la mia battaglia, ma è anche la tua. Solo uniti potremmo vincerla”.

La chiamata a raccolta è partita dai medici e dirigenti del Ssn: Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Aaroi Emac, Fassid, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm, Uil Fpl e Cisl Medici. Ma ha preso trovato l’adesione di numerose associazioni di pazienti e cittadini: Admo, Aisla, Aistom, Amici Ets, Aned, Anlaids, Apmarr, Associazione pazienti Bpco, Cittadinanzattiva, Europa Donna Italia, Famiglie Sma, Favo, Federasma e allergie, Fincopp Pdv, Forum Trapianti, Nardi Ets, Uildm. Ma la partecipazione, domani, sarà ancora più numerosa, essendo le manifestazioni aperte a tutti al di là delle adesioni ufficiali.

A Roma, i segretari nazionali delle sigle promotrici illustreranno alla stampa le ragioni della protesta nel corso di un incontro convocato nella prima mattinata. Altre manifestazioni sono già in programma in oltre 35 città dal Nord al Sud d’Italia: Pescara, Bolzano, Bressanone, Brunico, Merano, Potenza, Cosenza, Napoli, Bologna, Udine, Roma, Genova, Milano, Campobasso, Isernia, Termoli, Asti, Bari, Firenze, Cagliari, Catania, Trento, Aosta, Padova, Portogruaro, Conegliano, Legnago, Jesolo, Malcesine, Marzana, San Bonifacio, San Donà di Piave, Camposampiero, Schiavonia, Treviso, Rovigo.

“La Uil Fpl è in prima linea per chiedere al Governo un intervento straordinario per salvare il SSN, rispettando quanto espresso dall’art. 32 della Costituzione italiana”, dichiarano in una nota il segretario generale della Uil Fpl nazionale, Domenico Proietti, e il coordinatore dell’area medico-veterinaria della Uil Fpl, Roberto Bonfili, annunciando la loro partecipazione. Per Proietti e Bonfili “è necessario interrompere il circolo vizioso che vede il numero di strutture ospedaliere e di posti letto ridotti, il personale e l’offerta sanitaria vittime di tagli. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: pronto soccorso presi d’assalto, liste d’attesa infinite, condizioni di lavoro inaccettabili che portano il personale sanitario a fuggire dalla sanità pubblica”.

Anche lo Smi aderisce “convintamente alla mobilitazione di domani del 15 giugno, promossa dai sindacati della dirigenza sanitaria, dei medici e dei veterinari che si svolge in tante città del Paese. Occorre fare presto per bloccare il declino, sotto gli occhi di tutti, del Servizio Sanitario Nazionale”, dichiara in una nota Pina Onotri, segretario generale dello Smi. Per Onotri “occorrono misure coraggiose, da parte del Governo, per far fronte alla fuga dei professionisti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). È arrivato il tempo di ridare dignità al lavoro della dirigenza medica pensando alla standardizzazione di un sistema che valorizzi le competenze professionali, che punti al benessere organizzativo, che permetta la progressione di carriera, con l’attribuzione e il rinnovo degli incarichi, che bilanci il sistema di valutazione annuale dei dirigenti medici ai fini dell’attribuzione della premialità di risultato”.

“Dopo quasi 10 anni di politiche di austerity, restrizioni e definanziamenti – prosegue il segretario nazionale dello Smi -, il Servizio Sanitario Nazionale è arrivato stremato all’appuntamento inatteso con la pandemia da COVID-19. L’Italia, tradizionalmente accreditata nel mondo per il suo servizio sanitario pubblico, ha pagato invece un prezzo altissimo di vite. I motivi di questo fallimento, sono molteplici. Poche risorse umane e organizzative, in particolare nei settori delle cure primarie e dei servizi di prevenzione, e peraltro mai esercitate ad affrontare una emergenza sanitaria. Un sistema regionalizzato della sanità che non ha contribuito, a sua volta, nell’organizzazione coordinata della risposta alla pandemia, con la Spada di Damocle, sullo sfondo, dell’autonomia differenziata che aumenterà le disuguanze nell’erogazione dei servizi sanitari del Paese”.

“Il SSN, con la fuga dei medici e il burn out di quelli che restano, sta spegnendosi e con esso se ne va il bene più prezioso per tutti i cittadini: il diritto alla salute, gratuito ed universale. Occorre invertire la tendenza con la massima rapidità per cercare di non disperdere competenze accumulate in tutti questi anni. Per fare tutto questo necessitano nuove importanti risorse per assicurare il carattere pubblico e universale della sanità e motivare i professionisti che lavorano nel servizio pubblico anche individuando politiche dedicate per le pari opportunità per le donne medico che sono ormai la maggioranza del personale sanitario e medico”, conclude Onotri.

14 Giugno 2023

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