La programmazione nazionale e organica del Ssn è essenziale per rilanciare il sistema salute

La programmazione nazionale e organica del Ssn è essenziale per rilanciare il sistema salute

La programmazione nazionale e organica del Ssn è essenziale per rilanciare il sistema salute
Le disuguaglianze di salute hanno alla loro base determinanti a partire da quelli politici e la differenza operativa che pur esiste fra le Regioni può essere superata non tanto con lo strumento del commissariamento è tanto meno con l’autonomia differenziata ma con il loro coinvolgimento già a partire dalla programmazione degli interventi, cioè nella costruzione del disegno organico degli obiettivi di salute da perseguire e come raggiungerli.

I contributi che QS ha ospitato più recentemente (Iorio, Maffei e altri) mettono al centro, con declinazioni differenti, il tema di una programmazione organica del SSN che abbiamo, in più occasioni, indicato fra gli elementi essenziali per una rivisitazione del SSN e del suo rilancio.

Perché serve un piano sanitario nazionale

Uno strumento di indirizzo generale e a livello nazionale, organico e che sviluppi gli ampi pilastri della salute: prevenzione, promozione della salute, cura, riabilitazione, governance del sistema, personale, è essenziale per indicare dove si vuole andare, quali strade percorrere e quali attrezzature adottare.

Ovviamente non ci leghiamo a questioni nominalistiche, se le definizioni vecchie possono suscitare resistenze nei nuovi decisori. La questione è raggiungere l’obiettivo nel modo migliore attraverso uno strumento organico che orienti i diversi attori del sistema salute, sia al suo livello regionale che locale. Si deve aggiungere inoltre che solo una programmazione nazionale e il suo strumento di indirizzo può porre le condizioni per un monitoraggio e una valutazione periodica del sistema stesso.

Una regia organica e leggera

Qui il contributo di AGENAS e della Conferenza Stato Regione assume un ruolo principe con le loro competenze tecniche e tecnico politiche.

I diversi piani finora elaborati, e ricordati da Maffei, hanno significato solo se stanno dentro ad una programmazione complessiva; una pianificazione a valenza nazionale che venga declinata per particolari criticità con azioni più articolate, ma senza mettere in secondo piano lo scenario e quindi le variabili e i vincoli complessivi (la visione) della salute delle persone e della loro implementazione organizzativa e operativa. Abbiamo agenzie preposte che in generale hanno ben lavorato ma che potrebbero essere affiancate produttivamente per questioni specifiche da centri studi, Università o centri che in generale fanno della salute il loro tema di ricerca e di studio.

La cultura della salute e le diseguaglianze crescenti in campo cognitivo

L’appropriazione da parte dei cittadini della cultura della salute passa attraverso un percorso di costante formazione e sensibilizzazione degli individui e degli attori tutti del bene comune salute. Una assoluta necessità in un paese in cui alle disuguaglianze di salute si aggiungono quelle, purtroppo crescenti, dei livelli di istruzione. Eloquenti in tale senso gli esiti degli Invalsi 2023 che dimostrano come nel confronto nel tempo degli esiti della scuola primaria ci sia un indebolimento dei risultati in tutte le discipline osservate e come nelle classi superiori un maturando su due non raggiunga le competenze minime in italiano e matematica. Una condizione più forte nel meridione con effetti moltiplicatori sui futuri esiti di salute complessiva come dimostrato da molteplici e importanti studi epidemiologici attestanti una correlazione diretta tra outcome di salute e livello di istruzione

La formazione nei sistemi organizzativi

La formazione e aggiornamento del personale è elemento essenziale in qualsiasi sistema organizzativo ma lo è maggiormente in un contesto istituzionale in cui i cittadini non sono meri clienti ma attori fondamentali del loro stare bene. Tale principio non basta se non vi è una cultura diffusa dell’importanza della salute nella vita degli individui (indipendentemente dal ruolo di politici, di programmatori o di cittadini) e nell’economia di un Paese. Una cultura della salute dunque è un argine importante all’incremento delle disuguaglianze in generale e in particolare nella salute.

Professionisti e competenze

Ovviamente concordiamo con Iorio che non vi sono figure professionali che hanno il diritto esclusivo di occuparsi della salute (personale sanitario) ma vi sono professionisti e competenze altre imprescindibili per una buona programmazione ed una buona pratica di salute. Ringraziamo Iorio per aver ricordato l’importante ruolo dei sociologi ed in particolare i sociologi della salute, e non solo perché noi apparteniamo a questa particolare categoria di professori, ma ovviamente non possiamo sottovalutare i contributi di colleghi epidemiologi, psicologi, statistici, ecc.

La programmazione organica leggera di livello nazionale presuppone sguardi e competenze diverse, specialmente in una società in transizione chiamata a nuove e molteplici sfide a partire da quelle climatiche, ma anche a quella dell’invecchiamento della popolazione, ecc.

Rinunciare all’autonomia differenziata

L’abbandono da parte degli ex presidenti della Corte Costituzionale Giuliano Amato e Franco Gallo, dell’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno e dell’ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini del comitato per l’individuazione dei Lep (Liveli essenziali delle prestazioni) dovrebbe indurre il Presidente Meloni a rinunciare al progetto sull’autonomia differenziata.

Impresa non difficile per chi è erede politico di Giorgio Almirante di cui è nota la posizione di forte contrasto all’istituzione delle stesse regioni perché queste sarebbero state solo dei “carrozzoni clientelari e di potere”.

Ora è ancora più chiaro con l’abbandono di 4 importanti civil servant che questo progetto, oltre ad essere tecnicamente irrealizzabile, si tradurrebbe in una frammentazione del nostro Paese invertendo quel faticoso processo che con il Risorgimento ci portò nel 1870 allo Stato unitario. Vogliamo solo ricordare che allora solo l’8% della popolazione era in grado di parlare Italiano e che oggi i livelli di comprensione di un testo scritto da parte degli studenti specie del Meridione sono altrettanto allarmanti!

Conclusioni

Crediamo e in questo senso sollecitiamo ancora una volta il Ministro Schillaci a valorizzare le differenti competenze in modo sistematico e non attraverso slogan al fine di disegnare e “manutentare” una programmazione del sistema sanitario nazionale organica da realizzare anche con azioni o piani di settore. Un processo di elaborazione che sarà di aiuto anche a quei politici meno avveduti o meno attrezzati per riconoscere la centralità della salute e quindi del suo sistema di Governance per un Paese.

Una programmazione nazionale organica che si chiami Piano Sanitario Nazionale o in altro modo sarà poi fondamentale per orientare e sviluppare anche un sano principio competitivo o di isomorfismo organizzativo, per meglio dire, fra Regioni che erroneamente continuiamo a distinguere fra virtuose o meno ma che non sono altro che contesti territoriali con proprie specificità: Non mettendo mai in secondo piano che tutte debbono perseguire il bene salute poiché non esistono o meglio non dovrebbero esistere cittadini di serie A e di serie B.

Le disuguaglianze di salute hanno alla loro base determinanti a partire da quelli politici e la differenza operativa che pur esiste fra le Regioni può essere superata non tanto con lo strumento del commissariamento è tanto meno con l’autonomia differenziata ma con il loro coinvolgimento già a partire dalla programmazione degli interventi, cioè nella costruzione del disegno organico degli obiettivi di salute da perseguire e come raggiungerli.

Roberto Polillo
Mara Tognetti

Roberto Polillo, Mara Tognetti

17 Luglio 2023

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