Tra proposte e piattaforme il rischio è doverci accontentare della mancetta della Meloni

Tra proposte e piattaforme il rischio è doverci accontentare della mancetta della Meloni

Tra proposte e piattaforme il rischio è doverci accontentare della mancetta della Meloni
Oggi la questione è solo una: la spesa pubblica della sanità non è rifinanziabile in modo significativo come servirebbe, se non sarà significativamente ridotta la spesa privata creata dalle controriforme e dalle diseconomie della spesa storica. Per questo servono delle piattaforme per modificare le controriforme. Mai come oggi vale il detto “non si può avere la botta piena e la moglie ubriaca”

Il M5S ha presentato una proposta di legge per impedire “l’affossamento del SSN” e quindi “invertire” la corsa verso la privatizzazione. La Cisl per la stessa ragione ha presentato a Roma (14 luglio 2023) un “documento programmatico” (16 proposte per il rilancio del Ssn). Una vera piattaforma.

Sembrerebbe che, la fase pur importante, della “generica protesta” contro le politiche del governo stia volgendo al termine. Del resto, quando finita l’estate, il governo deciderà come finanziare la sanità temo che senza delle precise richieste al massimo potremmo ottenere la solita “mancetta” ma che, già sappiamo, lascerà la sanità comunque nelle peste senza risolvere una sola delle sue criticità.

Se entriamo nell’ottica della “piattaforma”, siamo oltre non solo a quella che, G. Agamben chiamava “ la semplice rivendicazione del sociale contro lo stato”, ma siamo costretti anche a scoprire le carte e a fare delle scelte politiche precise.

La “generica protesta” contro il governo fino ad ora ha chiesto principalmente due cose: “più soldi” e “più pubblico” ed ha coperto le contraddizioni della sinistra dando l’impressione ingannevole di una sinistra unita e compatta. Non è stato un caso se, il 27 maggio a Roma , l’assemblea nazionale della CGIL sulla sanità che ha preceduto la manifestazione di piazza del popolo, è avvenuta sotto lo slogan dell’unità “ ‘Insieme per la Costituzione”. Stare insieme è una necessità strategica ma per fare cosa?

Ci ha fatto piacere vedere sul palco della manifestazione CGIL (piazza del popolo) degli ex ministri del PD quindi Rosy Bindi a testimoniare la loro fede nel diritto alla salute ma ancora non sappiamo, da questi ex ministri, soprattutto da Rosy BIndi a proposito di privatizzazione, che fine faranno le controriforme da loro fatte e che oggi rischiano di minare le basi della sanità pubblica cioè di renderla davvero insostenibile.

Come non sappiamo se le scelte contro-riformatrici del Pnrr ( Dm 70 e 77 ) fatte da Speranza altro ex ministro di art 1, (anche lui a piazza del popolo) ora rientrato nel PD, cioè la vecchia concezione del territorio contro l’ospedale (detta anche teoria dell’ospedale minimo) avversata senza distinzione da tutte le società scientifiche, sarà ribadita o modificata. La “generica protesta” proprio perché generica non è priva di ambiguità.

Ora se entriamo nell’ottica della “piattaforma” compresa quella sulla sostenibilità che, nel nostro piccolo continuiamo a preferire, per forza dobbiamo fare delle scelte politiche chiare.
Se confrontiamo le proposte avanzate sia dal M5S che dalla Cisl alla fine ci si accorge di due cose: per esse le questioni davvero dominanti sono due cioè le “risorse da trovare” per rifinanziare la sanità, il nodo del “rapporto pubblico privato”. Le soluzioni da loro prospettate alla fine non sono altro che variazioni di questi due temi. Il punto politico fondamentale sul quale la sinistra, il PD, la stessa CGIL ancora non si è pronunciato, è quella che i matematici definiscono la “relazione di interdipendenza logica”.

Se la possibilità di rifinanziare la sanità pubblica, nella prossima legge finanziaria, come sostiene il M5S e la Cisl, dipende dalla possibilità di ridurre il costo pesante della spesa privata quindi delle controriforme, allora siamo nella logica della “interdipendenza”.

Per il PD ma anche per la CGIL una bella gatta da pelare ( si pensi al welfare aziendale). Oggi se non si smonta il processo di privatizzazione, messo in atto con le controriforme neoliberiste degli anni 90, e se nello stesso tempo non si riforma l’attuale spesa storica della sanità, la sanità pubblica non avrà alcuna possibilità di essere seriamente rifinanziata. Ma smontare delle controriforme manco a dirlo non è semplice.

Per esempio, nella proposta di legge del M5S, si prevede di abbattere gli sgravi fiscali a favore del privato e di intervenire pesantemente sulle diseconomie storiche, mentre, nella piattaforma Cisl, non si parla di welfare aziendale ma si sottolinea la necessità almeno di superare la sanità sostitutiva introdotta a suo tempo dalla Bindi.

Oggi la questione è solo una: la spesa pubblica della sanità non è rifinanziabile in modo significativo come servirebbe, se non sarà significativamente ridotta la spesa privata creata dalle controriforme e dalle diseconomie della spesa storica. Per questo servono delle piattaforme per modificare le controriforme. Mai come oggi vale il detto “non si può avere la botta piena e la moglie ubriaca”.

Anche se trovassimo le risorse che ci servono, in modo diverso, da ciò che propone sia la Cisl che il M5S ,per esempio con una riforma fiscale come ha proposto Landini, per rifinanziare la sanità restano da affrontare i problemi indicati tanto dal M5S che dalla Cisl.

Se a causa delle contraddizioni interne alla sinistra, non si intervenire su questi problemi il rischio è di restare, nella “generica protesta” e doverci accontentare della mancetta della Meloni ovviamente restando, come sinistra, tutti “insieme” cioè “tutti uniti” come a piazza del popolo sul palco della CGIL.

La mancetta è quella di cui parla il ministro Schillaci pari a 2/3 mild.

Ivan Cavicchi

Ivan Cavicchi

27 Luglio 2023

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