È un batterio subdolo quello della meningite. Il menigococco, nome scientifico Neisseria meningitidis, può colpire inaspettatamente moltiplicandosi in maniera molta rapida: le tossine provocano un coagulazione intravascolare disseminata, con danni ai tessuti e agli organi (Bebe Vio è la testimone più conosciuta dei danni provocati dall’infezione) e uno shock settico nell’individuo colpito. In alcuni casi gli esiti sono fatali. In generale, infatti, poco più del 5% di chi ha la meningite da meningococco muore, mentre il tasso di letalità per la setticemia senza sintomi meningei è del 20% e può arrivare addirittura fino al 50% se i pazienti vanno in stato di shock prima dell’intervento del medico.
Tutti possano contrarre l’infezione, anche se a più alto rischio sono i bambini soprattutto molto piccoli e gli adolescenti. Ma questa patologia, e di come si passi dalla condizione di portatore a malato, si sa ancora poco. Le cause di questo meccanismo sono ancora ignote e i fattori che determinano l’insorgenza della malattia vera e propria non sono completamente chiare. Le armi a disposizione per contrastarla: riconoscere rapidamente i sintomi e trattarla. Ma soprattutto prevenirla grazie ai vaccini disponibili.
Parola d’ordine “prevenzione vaccinale”. Il trattamento contro l’infezione va mirato in base alle condizioni dei pazienti ed è complesso in caso di sepsi a rapida evoluzione. Il ricovero in ospedale e il trattamento antibiotico sono fondamentali, oltre ai supporti sintomatologici: l’antibiotico si usa anche per la profilassi dei contatti, come familiari o amici.
Ma di certo prevenire la meningite si può. Oggi sono infatti disponibili vaccini monovalenti e quadrivalenti in grado di prevenire le forme di meningite causate dai meningococchi C, A, W135 e Y; ed è disponibile il vaccino per il meningococco B, un vaccino frutto della ricerca italiana studiato e realizzato da GSK nel centro ricerche di Siena, un polo di attrazione per talenti di tutto il mondo e luogo dove la ricerca sta andando avanti e punta a soluzioni sempre più efficaci e facilmente fruibili.
Coperture vaccinali variabili da Regione a Regione. Nel nostro Paese, il Piano nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025 raccomanda il vaccino contro il meningococco B (Men B) dal 2° al 5 mese di vita con un obiettivo di copertura del 90% entro i 12 mesi. Ma tra le Regioni gli andamenti sono variabili. I dati Gimbe indicano infatti che nonostante tra il 2021 e il 2020 ci sia stato un generale aumento delle coperture a livello nazionale con una crescita dell’anti-meningococco B del 13,38%, nel 2021 solo la Lombardia supera il target raggiungendo una copertura del 95,61%, ma nelle regioni si passa dal 49,95% della Provincia Autonoma di Bolzano al 91,84% del Veneto. C’è quindi ancora molto da fare. Anche e soprattutto per far comprendere l’importanza della prevenzione.
Il vaccino MenB, frutto della ricerca italiana. Gsk Vaccini Italia è presente su due siti: uno a Siena dedicato a R&S e il sito di Rosia per la produzione dei vaccini. Insieme sono uno dei pochi siti al mondo in grado di gestire tutto il ciclo di vita dei vaccini: dalla ricerca e sviluppo, alla parte regolatoria, fino alla produzione e al confezionamento dei vaccini.
“I punti di forza del centro di Siena – ha raccontato Ennio De Gregorio, Amministratore delegato di Gsk Vaccines Italia – sono sicuramente una lunga tradizione di grande competenza scientifica in particolare per la ricerca e lo sviluppo di vaccini per la prevenzione di malattie infettive di origine batterica. Tant’è che siamo diventati un polo di attrazione per gli scienziati di tutto il mondo che vogliono venire a lavorare con noi”.
Molti vaccini sono stati sviluppati nel Centro di ricerca di Siena, in particolare il vaccino contro MenB formulato con 4 antigeni altamente immunogenici – indentificati grazie a un approccio pionieristico chiamato “vaccinologia inversa” (reverse vaccinology) – che hanno il potenziale di proteggere da un’ampia gamma di ceppi patogeni. “Lo sviluppo del vaccino contro l’infezione da meningococco B è stato un viaggio lungo e complesso – ha spiegato De Gregorio – perché mentre per altri vaccini per la prevenzione della meningite abbiamo potuto utilizzare la capsula, ossia la parte esterna del batterio come antigene, per il meningococco B questo non è stato possibile: lo zucchero (polisaccaride) presente sulla capsula esterna del batterio è infatti identico a un componente del corpo umano e, quindi, non è riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario e di conseguenza l’eventuale risposta al vaccino risultava molto scarsa e pertanto il vaccino non funziona. Quindi per il meningococco B – prosegue l’Ad – è stato necessario utilizzare l’innovazione della genomica e l’informazione genetica del batterio per trovare i componenti giusti del vaccino che potessero proteggere non solo da alcuni ceppi di meningococco B ma dalla maggior parte dei ceppi circolanti”.
Insomma, costruire un vaccino e dimostrare che è efficace per la protezione di tutti i ceppi circolanti è stata la sfida più grande per i ricercatori. “Una che abbiamo vinto – ha aggiunto De Gregorio – il meningococco B ha un impatto sulla salute pubblica molto importante laddove il vaccino viene utilizzato i casi di meningite si sono ridotti in modo importante, più del 75%”.
Ma a Siena si sta lavorando anche sulla prevenzione di molte infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. “Questa è una sfida per il futuro importantissima – ha aggiunto – i batteri già fanno nel mondo più di 7 milioni di morti e purtroppo questo numero aumenterà in quanto i batteri acquisiscono molto velocemente la resistenza agli antibiotici, in modo molto più rapido della capacità dell’industria di produrre antibiotici. Siamo conviti i vaccini e la prevenzione di queste malattie attraverso la vaccinazione possa avere un ruolo importantissimo e stiamo lavorando molto su questo aspetto
E per il futuro? Si sta studiando l’efficacia di un nuovo vaccino combinato il cosiddetto 5 in 1. “È un vaccino che punta a proteggere da tutti i ceppi di meningococco che danno la malattia. cioè AWYB e C – ha chiarito – lo studio ha dimostrato che quando mettiamo assieme questi 5 vaccini, nei fatti, funzionano altrettanto bene dei vaccini singoli già disponibili ossia il vaccino per il meningococco B e il vaccino quadrivalente ACWY, ma con una sola iniezione invece di due possiamo avere la stessa protezione”.
E.M.