Covid. Oms: variante Pirola può causare picchi contagi ma rischio salute basso

Covid. Oms: variante Pirola può causare picchi contagi ma rischio salute basso

Covid. Oms: variante Pirola può causare picchi contagi ma rischio salute basso
Sono queste le conclusioni della valutazione del rischio datata 21 novembre, che ha portato gli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità a classificate Pirola come variante d'interesse (era stata inserita nell'elenco delle varianti sotto monitoraggio il 17 agosto 2023).

“Sulla base delle sue caratteristiche genetiche”, la variante di Sars-CoV-2 Pirola (BA.2.86) “può avere qualche vantaggio antigenico ed eludere in determinati contesti l’immunità esistente. Con i dati limitati disponibili in questa fase, non ci sono prove che BA.2.86 presenti ulteriori rischi per la salute pubblica rispetto agli altri lignaggi discendenti di Omicron attualmente circolanti. BA.2.86 ha il potenziale di causare picchi di infezioni, ma attualmente non esiste indicazione che la gravità della malattia associata sarà maggiore rispetto a altre varianti circolanti”. Sono queste le conclusioni della valutazione del rischio datata 21 novembre, che ha portato gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità a classificate Pirola come variante d’interesse (era stata inserita nell’elenco delle varianti sotto monitoraggio il 17 agosto 2023).

“La valutazione del rischio verrà aggiornata quando si aggiungeranno ulteriori evidenze”, si informa nel report firmato dal gruppo tecnico Tag-Ve sull’evoluzione del virus e targato Oms. Al momento “il rischio per la salute pubblica rappresentato da BA.2.86 è valutato come basso a livello globale. L’immunità della popolazione a livello globale rimane altamente ‘cross-reattiva’ a questa variante, soprattutto per le malattie gravi, ma anche contro le malattie sintomatiche. Quindi è improbabile che l’emergere di BA.2.86” e dei suoi sottolignaggi “aggiunga ulteriori oneri ai sistemi sanitari pubblici nazionali”, evidenziano gli esperti.

Pirola, discendente di BA.2 (primo campione raccolto il 24 luglio 2023), si è presentata fin da subito come una variante altamente mutata e così sono le sue discendenti. Le sequenze BA.2.86 provenienti da Israele e Danimarca avevano 34 sostituzioni di aminoacidi rispetto a BA.2 e 36 rispetto a XBB.1.5 (il ceppo dei vaccini aggiornati). Il numero di mutazioni rispetto a queste due varianti è paragonabile a quello presente nei primi ceppi Omicron rispetto al ceppo indice di Sars-CoV-2. Al 20 novembre si contavano 3.267 sequenze di Pirola depositate nella piattaforma Gisaid da 46 Paesi, l’8,9% del totale della settimana epidemiologica 44 (dal 30 ottobre al 5 novembre). Percentuale cresciuta “in maniera sostanziale” rispetto alla quota riportata 4 settimane prima (nella settimana 40, dal 2 all’8 ottobre), pari all’1,8%. Il numero maggiore di sequenze proviene dal Regno Unito, seguito da Francia, Svezia, Spagna, Canada, Danimarca e Usa.

“Poiché l’immunità della popolazione rimane eterogenea a livello globale a causa delle differenze nelle varianti che sono circolate e nella copertura vaccinale – precisano gli esperti – il potenziale di fuga immunitaria di BA.2.86 dipenderà in gran parte dal background immunitario delle varie popolazioni. Tuttavia l’immunoevasività di Pirola rispetto alle varianti circolanti appare limitata, e certamente non così estesa come quando Omicron emerse sullo sfondo di Delta. I dati suggeriscono che i vaccini anti-XBB.1.5 potrebbero conferire una protezione aggiuntiva”.

22 Novembre 2023

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