Artrite psoriasica attiva. Sollievo con le interleuchine: ecco i risultati di ustekinumab

Artrite psoriasica attiva. Sollievo con le interleuchine: ecco i risultati di ustekinumab

Artrite psoriasica attiva. Sollievo con le interleuchine: ecco i risultati di ustekinumab
Il farmaco ha dimostrato di essere efficace sui sintomi di tutti i pazienti con artrite psoriasica attiva nonostante precedente terapia: molti i pazienti che a 24 settimane hanno ottenuto un miglioramento del 20% o del 50% nei sintomi. Ecco tutti i risultati dello studio di fase III PSUMMIT II.

I pazienti con artrite  psoriasica attiva, compresi quelli pre-trattati con da uno a cinque inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF) dimostrano miglioramenti significativi dei segni e sintomi della malattia se trattati con l’inibitore delle interleuchine (IL)-12 e IL-23 ustekinumab. Ad dirlo i risultati dello studio di Fase III PSUMMIT II.   
 
L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria immuno-mediata cronica caratterizzata sia da flogosi delle articolazioni che da lesioni cutanee associate, che colpisce sino a 37 milioni di persone nel mondo.   Ancorché i dati di prevalenza fra coloro che sono affetti da psoriasi varino, le stime indicano che sino al 30 percento di questi soggetti possono sviluppare artrite infiammatoria. L’eziologia esatta dell’artrite psoriasica è sconosciuta, ma si ritiene che allo sviluppo di questa malattia concorrano fattori genetici, immunitari e ambientali.
 
Il trial multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, con gruppo di controllotrattato con placebo, ha visto la partecipazione di soggetti con artrite psoriasica attiva nonostante la terapia con farmaci antireumatici modificatori della malattia (DMARD), farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e/o terapia anti-TNF-alfa (non intesa come confronto né per valutarne la superiorità rispetto agli inibitori TNF), compresi quelli pre-trattati con terapie biologiche Anti-TNF-alfa. I partecipanti allo studio sono stati randomizzati per ricevere per via sottocutanea l’anticorpo monoclonale anti-IL-12/23p40 completamente umano ustekinumab (45 mg o 90 mg), prodotto da Janssen, o placebo alle settimane 0, 4 e successivamente ogni 12 settimane. 
 
Alla settimana 24 dello studio, la percentuale dei pazienti che hanno ottenuto un miglioramento di almeno il 20%  dei segni e sintomi – endpoint primario secondo i criteri dell’American College of Rheumatology  (ACR 20) – è stata significativamente superiore nei pazienti che hanno ricevuto ustekinumab 45 (43,7% dei pazienti) mg o 90 mg (43,8% dei pazienti), rispetto a quelli che hanno ricevuto placebo (20,2% dei pazienti),  indipendentemente dall’uso di metotrexate come terapia di background.  Fra i pazienti pre-trattati con inibitori di TNF, l’endpoint primario di almeno ACR 20 alla settimana 24 dello studio è stato raggiunto dal 36,7% dei pazienti che hanno ricevuto ustekinumab 45 mg e dal 34,5% di coloro che hanno ricevuto ustekinumab 90 mg, rispetto al 14,5% dei pazienti che hanno ricevuto placebo (P = 0,006 per ustekinumab 45 mg, P = 0,011 ustekinumab 90 mg).
 
Allo stesso modo, la percentuale di pazienti che ha ottenuto risposta ACR 50alla settimana 24 è stata significativamente superiore nei gruppi in trattamento con ustekinumab 45 mg e 90 mg rispetto a placebo (rispettivamente 17,5 e 22,9 % contro 6,7 %, P = 0,018 per ustekinumab 45 mg, P = 0,001 per ustekinumab 90 mg).  La risposta ACR 70 alla settimana 24 è stata anch’essa superiore, anche se non in maniera significativa, in entrambi i gruppi in terapia con ustekinumab rispetto a placebo.  Dei pazienti che, all’inizio dello studio PSUMMIT II presentavano almeno il 3% di superficie corporea interessata da psoriasi, il 51,3% dei pazienti che ha ricevuto ustekinumab 45 mg e il 55,6 % di coloro che ha ricevuto ustekinumab 90 mg ha ottenuto un miglioramento di almeno il 75 % della psoriasi, misurato con punteggio Psoriasis Area Severity Index (PASI 75) rispetto al 5% dei pazienti che hanno ricevuto placebo (P < 0,001 per ambo i confronti). Nei soggetti trattati con ustekinumab 45 mg e  90 mg sono stati, altresì, osservati miglioramenti significativi di funzionalità fisica misurata con indice Health Assessment Questionnaire Disability Index (HAQ-DI) alla settimana 24 rispetto al basale superiori a placebo  (P = 0,001 per ustekinumab 45 mg, P < 0,001 per ustekinumab 90 mg). 
 
Le percentuali di pazienti che hanno avuto almeno un effetto avverso (EA)sino alla settimana 16, il periodo con controllo verso placebo, sono state simili nei gruppi ustekinumab 45 mg (63,1%), ustekinumab 90 mg (60,6%) e placebo (54,8%). Le infezioni sono state l’evento avverso più comune. Le percentuali di eventi avversi seri, riferiti nei vari gruppi, sono state le seguenti: ustekinumab 45 mg: 0%, ustekinumab 90 mg: 1%  e placebo 4,8 %. Non si è verificato alcun caso di tubercolosi, infezioni opportunistiche, eventi avversi cardiovascolari maggiori, né mortalità. Sino alla settimana 24 dello studio sono stati riferiti: un caso di infezione seria dovuta a complicanze di pneumopatia interstiziale pre-esistente nel gruppo placebo e un caso di tumore della pelle (carcinoma a cellule squamose in situ) nel gruppo che ha ricevuto ustekinumab  90 mg.
 
In una sessione late-breaker relativa a  PSUMMIT 1,lo studio iniziale di Fase III, gli sperimentatori presenteranno i risultati a 52 settimane, che indicano un miglioramento nel tempo dell’efficacia di ustekinumab nel trattare i segni e i sintomi della malattia.  Questi risultati verranno presentati in occasione del Congresso 2012 dell’American College of Rheumatology. “Gli inibitori di TNF sono l’unica opzione terapeutica biologica approvata per l’artrite psoriasica, ma non tutti i pazienti traggono beneficio da queste terapie attualmente disponibili” ha commentato Christopher Ritchlin, docente di Medicina e Direttore del Programma di Fellowship in Reumatologia e del Centro di Ricerca Immunologica Clinica del Medical Center dell’Università di Rochester, e principale sperimentatore dello studio. “Una terapia biologica con un diverso meccanismo d’azione, come ustekinumab, che ha dimostrato di portare benefici nel trattamento dell’artrite psoriasica in due studi di Fase III, rappresenta una prospettiva straordinaria in reumatologia”.

24 Novembre 2012

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