Aborto. Esplode la polemica sui comitati pro vita nei consultori. Ma si tace sul loro numero troppo basso e in continua diminuzione: ne sono stati chiusi 1 su 10 negli ultimi anni

Aborto. Esplode la polemica sui comitati pro vita nei consultori. Ma si tace sul loro numero troppo basso e in continua diminuzione: ne sono stati chiusi 1 su 10 negli ultimi anni

Aborto. Esplode la polemica sui comitati pro vita nei consultori. Ma si tace sul loro numero troppo basso e in continua diminuzione: ne sono stati chiusi 1 su 10 negli ultimi anni
Nel nostro Paese, secondo un’indagine dell’Iss, ci sono troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione: sono appena 1 ogni 35.000 abitanti sebbene siano raccomandati nel numero di 1 ogni 20.000. E il loro numero è in discesa visto che ne sono stati chiusi 1 su 10 negli ultimi anni: erano 2.467 nel 2012 contro i 2.161 del 2022. “Hanno contribuito a ridurre le Interruzioni Volontarie di Gravidanza nel Paese di oltre il 65% dal 1982 al 2017”. Forse l’urgenza vera sarebbe quella di rafforzare il loro ruolo garantendo un sostegno economico adeguato

L’apertura dei consultori ai comitati pro vita, con la modifica introdotta dalla maggioranza all’ultimo decreto Pnrr approvato ieri in prima lettura alla Camera, ha riacceso il dibattuto nel Paese sull’aborto e sul ruolo svolto da queste strutture.

Ieri, da Bruxelles, lo stesso presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuto a difesa della misura spiegando come questa si limiti a ricalcare quanto già presente nella legge 194 della quale si chiede una “piena applicazione”. Di questa mattina invece la bacchettata all’Italia arrivata dalla portavoce della Commissione europea per gli Affari economici, Veerle Nuyts, secondo la quale queste misure sull’aborto “non hanno alcun legame con il Pnrr”.

Ma di cosa si occupano e quanti sono i consultori nel nostro Paese? Istituiti dalla Legge 29 luglio 1975, n. 405, i consultori sono servizi sociosanitari integrati di base, con competenze multidisciplinari. Costituiscono un importante strumento per attuare gli interventi previsti a tutela della salute della donna, più globalmente intesa e considerata nell’arco dell’intera vita, a tutela della salute dell’età evolutiva e dell’adolescenza e delle relazioni di coppia e familiari.

Nel nostro Paese ci sono troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione, sono appena 1 ogni 35.000 abitanti sebbene siano raccomandati nel numero di 1 ogni 20.000. Questo uno dei dati emersi da un’indagine su 1.800 consultori italiani condotta tra novembre 2018 e luglio 2019 nell’ambito di un progetto finanziato e promosso dal Ministero della Salute e coordinato dal Reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva dell’Istituto superiore di sanità.

E la situazione sembra stia progressivamente peggiorando visto che, sulla base dell’ultimo annuario statistico del Ssn, il loro numero è in discesa visto che ne sono stati chiusi 1 su 10 negli ultimi anni (erano 2.467 nel 2012 contro i 2.161 del 2022).

Oltre il 98% dei consultori partecipanti all’indagine dell’Iss (1535 su 1800, di cui 622 al Nord, 382 al Centro e 531 al Sud) lavorano nell’ambito della salute della donna. Più del 75% si occupano di sessualità, contraccezione, percorso Ivg, salute preconcezionale, percorso nascita, malattie sessualmente trasmissibili, screening oncologici e menopausa e postmenopausa.

L’81% dei consultori (1.226, di cui 504 al Nord, 224 al Centro e 498 al Sud) offrono servizi nell’area coppia, famiglia e giovani e gli argomenti più trattati sono la contraccezione, la sessualità e la salute riproduttiva, le infezioni/malattie sessualmente trasmissibili e il disagio relazionale.

Tra i consultori che hanno svolto attività nelle scuole il tema più frequentemente trattato è l’educazione affettiva e sessuale (il 94%), seguito dagli stili di vita, dal bullismo e dal cyberbullismo.

Il ginecologo, l’ostetrica, lo psicologo e l’assistente sociale sono le figure professionali più rappresentate nei consultori, con una grande variabilità in termini di organico tra le Regioni. Infatti, prendendo a indicatore il numero medio di ore lavorative settimanali per 20.000 abitanti previste per le diverse figure professionali per rispondere al mandato istituzionale, solo 5 Regioni del Nord raggiungono lo standard atteso per la figura dell’ostetrica, 2 per il ginecologo, 6 per lo psicologo e nessuna per l’assistente sociale che al Sud registra un numero medio di ore settimanali (14) che è quasi il doppio rispetto al Centro (8 ore) e al Nord (9 ore).

Da questa analisi i consultori risultano un servizio unico per la tutela della salute della donna, del bambino e degli adolescenti. Svolgono un’insostituibile funzione di informazione a sostegno della prevenzione e della promozione della salute della donna, accompagnano e sostengono le donne in gravidanza e nel dopo parto, offrono lo screening del tumore della cervice uterina e garantiscono supporto a coppie, famiglie e giovani, sebbene con diversità per area geografica suscettibili di miglioramento.

“Il ruolo dei consultori è strategico per la prevenzione e la promozione della salute e, nell’ambito della promozione della procreazione consapevole e responsabile, hanno contribuito a ridurre le Interruzioni Volontarie di Gravidanza nel Paese di oltre il 65% dal 1982 al 2017”, certifica l’Iss.

Forse l’urgenza vera sarebbe quella di rafforzare il loro ruolo garantendo un sostegno economico adeguato per lo svolgimento di un lavoro di questa importanza su temi così delicati.

Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

19 Aprile 2024

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