Censis: “Ru486 piace a 54% italiani. Ok alla Pma dal 69% e la metà dice sì all’eterologa”

Censis: “Ru486 piace a 54% italiani. Ok alla Pma dal 69% e la metà dice sì all’eterologa”

Censis: “Ru486 piace a 54% italiani. Ok alla Pma dal 69% e la metà dice sì all’eterologa”
Lo rileva un'indagine che sarà presentata oggi a Roma in occasione di un convegno sulla figura della bioeticista Isabella Coghi scomparsa nel 2008. E’ d’accordo con la diagnosi pre-impianto il 52,3% degli italiani, ma sulla possibilità di scegliere il sesso del nascituro il “no” arriva del 75,9%. 

Come spesso avviene nel mondo della scienza, ci vuole del tempo prima che una tecnica o una terapia innovativa conquisti la fiducia dell’opinione pubblica. E questo vale soprattutto quando di mezzo c’è la bioetica. Ma man mano che la popolazione acquista confidenza con la materia, diminuiscono le opposizioni e cresce la fiducia e il favore verso le nuove tecniche.
È quanto accaduto anche con la Procreazione medicalmente assistita che oggi in Italia non è più un tabù e, anche se resta forte la sensazione che debbano essere stabiliti dei paletti alle possibilità di procreare un figlio “in provetta”, diminuisce l’opposizione ad aspetti contestati come la fecondazione eterologa o la diagnosi pre-impianto. E lo stesso avviene quando al centro del dibattito c’è l’interruzione volontaria di gravidanza.
 
Ad aggiornarci sull’opinione degli italiani rispetto a queste tematiche è una nuova indagine del Censis presentata oggi presso la Fondazione Civita a Roma nell’ambito dell’incontro «Umanesimo femminile nell’esperienza professionale di Isabella Coghi» con Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, Carla Collicelli, Vicedirettore del Censis, Ketty Vaccaro, Responsabile del settore Welfare del Censis e il Ministro della Salute Renato Balduzzi.
 
Dall'indagine emerge anzitutto che il favore nei confronti della Pma è cresciuto al punto tale che è aumentato del 62,8% in cinque anni il numero delle donne che ne hanno fatto ricorso (da 27.254 nel 2005 a 44.365 nel 2010). Ed è quasi triplicato il numero di bambini nati grazie a queste tecniche, passando da 3.385 a 9.286 (+174,3%). Sono aumentati i cicli di trattamento avviati (dai circa 33.000 del 2005 ai quasi 53.000 del 2010), i trasferimenti effettuati (da 25.402 a 40.468) e le gravidanze ottenute (da 6.243 a 10.988). Si registra una crescita dei tassi di successo (è passata dal 22,9% al 24,7% la percentuale di gravidanze rispetto al totale delle pazienti trattate), una riduzione dei parti plurimi (dal 24,3% al 22,3%) e degli esiti negativi, come aborti spontanei, morti intrauterine e gravidanze ectopiche (dal 26,4% al 24%).

Ma il consenso verso la Pma non è alto solo tra le coppie che vi ricorrono. Tra la popolazione generale il 69% è favorevole all’utilizzo di tecniche ormonali, farmacologiche e chirurgiche per risolvere i problemi di fertilità o sterilità. Anche se c’è ancora un 17,2% della popolazione secondo la quale la Pma debba essere vietata e un 13,7% che non ha un’opinione in proposito.

Certo, il consenso più basso quando si parla di fecondazione eterologa (cioè con il seme oppure l'ovulo appartenente a un soggetto esterno alla coppia), ma è comunque a favore di questa opzione ben il 50,5% degli italiani, contro il 30,2% che invece la disapprova.
Sulla diagnosi pre-impianto dell’embrione è d’accordo il 52,3%, mentre il 26,5% non è favorevole. Forte è il disaccordo rispetto alla possibilità di scegliere il sesso del nascituro (75,9%): solo l’8,2% ritiene che debba essere consentita e il 15,9% non sa esprimere un’opinione al riguardo.
Il favore però cresce quando la domanda viene rivolta alle classi di popolazione più scolarizzate: per quanto riguarda la fecondazione eterologa, è d’accordo il 63,5% dei laureati contro solo il 20,5% delle persone meno scolarizzate, mentre la diagnosi pre-impianto trova consensi tra il 63,6% dei primi contro solo il 24,6% delle seconde.

In generale, il consenso alle tecniche di fecondazione assistita è più alto tra le persone con un titolo di studio più elevato, “che hanno la possibilità di accedere a un numero maggiore di informazioni sul tema”, suggerisce il Censis. L’81,7% dei laureati è favorevole contro il 33,3% di chi ha solo la licenza elementare.

Tra le questioni di bioetica più discusse c’è anche l’utilizzo delle cellule staminali embrionali per fini terapeutici. Il 78,2% degli italiani è favorevole, solo l’8,1% ritiene che questa tecnica debba essere vietata, il 13,7% non ha un’opinione in merito. Le persone favorevoli sono più numerose ancora una volta tra i laureati (si sale all’89,3%) che non tra i soggetti meno scolarizzati (50,6%).

Il Censis ha poi investigato un altro tema “scottante”, cioè quello dell’interruzione della gravidanza e, in particolare, attraverso il ricorso alla pillola abortiva (la Ru486). I consensi sono più numerosi rispetto ai divieti, “coerentemente – afferma il Censis – con gli esiti di un processo culturale ormai consolidato negli anni che ha riconosciuto alla donna la piena autonomia nelle scelte che riguardano la sua persona e il suo corpo”.

Il 60% degli italiani è favorevole all’interruzione volontaria di gravidanza a fronte del 26% che si oppone. In merito alla pillola abortiva, è favorevole il 54%, mentre il 29% non è d’accordo. Le quote di chi non sa esprimere un parere rispetto alle pratiche di interruzione della gravidanza si aggirano intorno al 14% (anche in questo caso, più numerosi sono gli anziani e le persone meno istruite).

All’aumentare dell’età crescono i pareri negativi: il 33,7% degli over 65, contro solo il 17,7% dei giovani di 18-29 anni, nega la legittimità del ricorso all’aborto. E il 36,6% degli anziani non è favorevole alla pillola abortiva, mentre tra i giovani la percentuale di chi ritiene che ne debba essere vietato l’utilizzo scende al 20,5%.
 

27 Novembre 2012

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