L’incertezza regna sul futuro delle cure primarie

L’incertezza regna sul futuro delle cure primarie

L’incertezza regna sul futuro delle cure primarie

Gentile Direttore,
l’incertezza è grande sul futuro dell’Assistenza Primaria (AP), in particolare per i contenuti del DDL elaborato dalle regioni di cui si discute da un mese pur senza aver avuto l’occasione di conoscerne i dettagli. Tuttavia, non mancano in merito le dichiarazioni di intenti dei principali attori, come quelle rilasciate nell’ultima settimana dal Governatore laziale Rocca, attinenti a due nodi problematici: il debito orario dei medici e la copertura delle zone carenti.

In una recente intervista il Presidente Rocca ha esplicitato le priorità al vertice delle agende dei governatori, secondo i quali sarebbe necessaria “una programmazione. È la contrattazione regionale che crea difficoltà per identificare gli ambiti e assegnare le destinazioni. Poi è esasperante negoziare sulle ore, noi presidenti di Regione vogliamo dire quali sono le ore che devono essere messe a disposizione delle Case della Salute e quali quelle in cui andare nei luoghi più difficili dove nessuno vuole andare. Questo non lo voglio più contrattare, perché poi i cittadini vengono da noi a lamentarsi quando ci sono le zone carenti e non riusciamo a dare risposte. Tutti i presidenti di Regione chiedono una riforma decisa affinché noi, cui spetta la programmazione dei territori, possiamo dare una risposta e non si debba negoziare ogni aspetto per dare risposte ai nostri cittadini sulla sanità territoriale”.

Le questioni sollevate dal Governatore laziale sono due, tra loro correlate: il numero di ore che i medici dell’AP dovrebbero svolgere nelle CdC e negli OdC e l’obbligo di apertura degli studi nelle zone carenti e disagiate. Esaminiamole distintamente.

1- L’ACN 2018-2021 ha introdotto il cosiddetto ruolo unico, in base al quale i neo MMG dal 2025 sono tenuti a svolgere un numero di ore di attività nelle strutture distrettuali, come indica l’articolo 38.

La modulazione tra le due attività (di MG e CA) comporta l’adeguamento dell’attività oraria come di seguito indicato:
a) dal conferimento dell’incarico fino a 400 assistiti, 38 ore;
b) da 401 a 1.000 assistiti, 24 ore;
c) da 1.001 a 1.200 assistiti, 12 ore;
d) da 1.201 a 1.500 assistiti, 6 ore.

L’Azienda provvede all’adeguamento dell’attività oraria entro i 3 mesi successivi al raggiungimento del limite numerico di assistiti di ciascuna fascia.

Il problema è che i medici di AP in servizio prima del 1-1-2015 potranno accettare facoltativamente il ruolo unico non essendo tenuti ad assolvere il debito orario previsto dall’ACN, a differenza dei nuovi inseriti che lo saranno di default. La cosa strana è che l’ACN è stato negoziato e approvato dalla conferenza stato-regioni.

2- L’obiettivo prioritario della dipendenza sarebbe quindi di colmare il vuoto assistenziale delle zone carenti a discrezione degli amministratori, ovvero con ordini di servizio senza possibilità di scelta per i futuri MMG dipendenti, con una gestione del territorio in stile manageriale e burocratico.

Tuttavia l’obbligo per i nuovi convenzionati di aprire uno studio in paesi o quartieri privi di medici è già stato introdotto da tempo, ad esempio nell’accordo aziendale dell’ASST di Pavia nel 2018 e in quello dell’ATS di Brescia nel 2019, poi recepito nel 2024 dall’AIR , e in altre regioni come la Campania e l’Emilia Romagna. In particolare, gli Accordi lombardi hanno introdotto tale misura per garantire una maggiore presenza di medici in aree periferiche o rurali e si inserivano in un piano più ampio della Regione Lombardia per favorire la distribuzione disomogenea dei medici sul territorio e per migliorare l’accesso alle cure in zone con un numero insufficiente di MMG.

Anche riguardo a questo problema non manca dunque lo strumento regolatorio per affrontarlo senza il passaggio alla dipendenza. Ciò che invece fa difetto sono i medici, visto che negli ultimi anni gli iscritti al Corso regionale sono stati regolarmente inferiori ai posti disponibili, anche del 50% come in Lombardia nel 2024. E non è detto che con la dipendenza la situazione debba migliorare, anzi è probabile che induca il pensionamento anticipato di molti ultra 65enni in servizio, con ulteriore aggravamento delle zone carenti.

Dunque, i governatori stanno perorando una riforma epocale carica di incertezze, come il passaggio alla dipendenza, per introdurre norme già contenute nell’ACN e previste da anni in alcune regioni?

Giuseppe Belleri
Ex MMG – Brescia

10 Febbraio 2025

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