Lo screening mammografico
Quando si confrontano le Regioni del Nord e del Centro con quelle del Sud Italia si registra ancora uno squilibrio nell’estensione dello screening: nel Sud il valore registrato è pari al 75%. Il valore medio dell’estensione biennale (69%) relativo al periodo 2009-2010, suggerisce che, a regime, i programmi italiani sono in grado di invitare solo i tre quarti della popolazione bersaglio. Negli ultimi anni i tassi di partecipazione sono rimasti sostanzialmente stabili intorno al 55-57% per l’adesione grezza e al 59-61% per l’adesione aggiustata. Anche per questo parametro si registra un trend decrescente passando dal Nord al Sud della Penisola.
Allo stato attuale tutte le Regioni italiane hanno implementato programmi di screening. Molti programmi lavorano con volumi ridotti di attività – sotto 10.000, o addirittura sotto 5.000 esami per anno – e solo due Regioni (Trentino e Lombardia) hanno superato il livello desiderabile di una media di almeno 20.000 esami per ciascun programma.
Ai primi esami è stato registrato un tasso di richiami dell’8,8%, del 4,6% agli esami successivi. Il tasso di identificazione standardizzato è risultato pari a 6,2×1.000 ai primi esami e 4,3×1.000 agli esami successivi, mentre il rapporto benigni/maligni (B/M) registrato è stato 0,26 e 0,12 rispettivamente per i primi e per gli esami successivi. Il tasso di identificazione dei tumori invasivi ≤10 mm è risultato pari a 1,36×1.000 ai primi esami e 1,49×1.000 ai successivi; la percentuale di carcinomi duttali in situ è stata del 13,9% e 13,4% rispettivamente per i primi esami e per i successivi.
02 Gennaio 2013
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