Social media. Editoriale su Bmj: i divieti da soli non servono. Pensare ad approcci per preparare i bambini a un uso sano della tecnologia

Social media. Editoriale su Bmj: i divieti da soli non servono. Pensare ad approcci per preparare i bambini a un uso sano della tecnologia

Social media. Editoriale su Bmj: i divieti da soli non servono. Pensare ad approcci per preparare i bambini a un uso sano della tecnologia
Sebbene i momenti e gli spazi senza tecnologia siano importanti per i bambini, gli esperti dell'università di Birmingham sostengono che le restrizioni generalizzate sono “soluzioni tampone che fanno poco per supportare il sano coinvolgimento a lungo termine dei bambini con gli spazi digitali a scuola, a casa e in altri contesti e la loro transizione di successo verso l'adolescenza e l'età adulta, in un mondo pieno di tecnologia”.

Vietare l’accesso a smartphone e social media non prepara i bambini a un uso sano della tecnologia, sostiene un gruppo di esperti internazionali in un editoriale pubblicato sul The BMJ. Secondo i ricercatori della School of Sport, Exercise and Rehabilitation Sciences dell’Institute for Mental Health, University of Birmingham, l’attenzione dovrebbe spostarsi su un approccio basato sostenuto da una progettazione e da un’istruzione adeguate all’età, che protegga i bambini dai danni e sviluppi competenze che li aiutino a partecipare a una società digitale.

C’è grande dibattito nel mondo intero sulla necessità di vietare l’accesso a smartphone e social media per proteggere i bambini dai danni, nonostante la mancanza di prove sui loro effetti, spiegano Victoria Goodyear e colleghi. Ad esempio, una recente valutazione delle politiche sugli smartphone nelle scuole in Inghilterra ha riportato che l’uso limitato degli smartphone nelle scuole non era associato a benefici per la salute mentale e il benessere degli adolescenti, l’attività fisica e il sonno, il livello di istruzione o il comportamento in classe. Tale studio non ha inoltre trovato prove che le restrizioni scolastiche siano associate a livelli inferiori di utilizzo complessivo di telefoni o media o a un uso problematico dei social media.

Sebbene i momenti e gli spazi senza tecnologia siano importanti per i bambini, gli autori sostengono che le restrizioni generalizzate sono “soluzioni tampone che fanno poco per supportare il sano coinvolgimento a lungo termine dei bambini con gli spazi digitali a scuola, a casa e in altri contesti e la loro transizione di successo verso l’adolescenza e l’età adulta, in un mondo pieno di tecnologia”.

Al contrario, gli studiosi pensano sia necessario un approccio basato sui diritti all’uso di smartphone e social media, in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, che raccomanda modi per proteggere i bambini dai danni, favorendo al contempo lo sviluppo sano dell’uso di smartphone e social media. Anche la recente legislazione internazionale, come il Digital Services Act dell’Unione Europea e l’Online Safety Act del Regno Unito, riflette una chiara comprensione della necessità di garantire che l’uso della tecnologia da parte dei bambini sia compatibile con il loro benessere. Le priorità immediate sono migliorare la legislazione per l’industria tecnologica basata sui diritti dei bambini e creare formazione e guida professionale per scuole, insegnanti e genitori per aiutarli a essere attivamente coinvolti nello sviluppo dell’uso sano della tecnologia da parte dei bambini e nel dare forma a politiche e approcci futuri, scrivono. Le sfide sono molte, ma gli esperti affermano che a lungo termine questo approccio sarà probabilmente più vantaggioso e sostenibile, in quanto si concentra sulla creazione di un ecosistema sicuro in una società digitale. “In definitiva, c’è bisogno di spostare dibattiti, politiche e pratiche da un focus esclusivo sulla limitazione dell’accesso a smartphone e social media a un’enfasi sulla promozione delle competenze dei bambini per un uso sano della tecnologia”, concludono.

28 Marzo 2025

© Riproduzione riservata

Salute mentale: “Prevenire conviene”. Nell’Ue costi sanitari per 76 miliardi l’anno e Pil ridotto dell’1,7%
Salute mentale: “Prevenire conviene”. Nell’Ue costi sanitari per 76 miliardi l’anno e Pil ridotto dell’1,7%

La salute mentale non è più soltanto una questione sanitaria: è una delle grandi partite economiche e sociali dei prossimi decenni. A dirlo è l’Ocse, che nel nuovo rapporto The...

Monkeypox, nel 2026 sono 430 i casi segnalati in Europa. Il Report ECDC
Monkeypox, nel 2026 sono 430 i casi segnalati in Europa. Il Report ECDC

A fine 2025, i casi di Monkeypox (o vaiolo delle scimmie) segnalati in Europa sono aumentati, raggiungendo il picco di 89 nel mese di gennaio 2026. Per tenere sotto controllo...

C’era una volta la comunità che si prendeva cura. Oggi quella promessa va riscritta
C’era una volta la comunità che si prendeva cura. Oggi quella promessa va riscritta

Il primo maggio va festeggiato con un auspicio: la tutela dei deboli, dei soli. La riforma della medicina territoriale convenzionata è cosa buona e giusta!  C’era una volta la comunità,...

Salute mentale dei giovani. L’allarme dell’Ocse: “In declino da un decennio. Peggiorate del 3-16% l’anno in 9 paesi su 11”
Salute mentale dei giovani. L’allarme dell’Ocse: “In declino da un decennio. Peggiorate del 3-16% l’anno in 9 paesi su 11”

La salute mentale di bambini, adolescenti e giovani è in declino da oltre un decennio nella maggior parte dei paesi Ocse. Lo afferma il nuovo rapporto "Child, Adolescent and Youth...