Hiv Summit: fermare l’epidemia è ancora possibile

Hiv Summit: fermare l’epidemia è ancora possibile

Hiv Summit: fermare l’epidemia è ancora possibile
Riportare il tema dell’HIV al centro dell’agenda italiana, attraverso un’azione pubblica di contrasto declinata sui fronti politico e sanitario, nell’ottica di raggiungere gli obiettivi UNAIDS 95-95-95 e di contribuire al raggiungimento delle “zero infezioni” entro il 2030. È questo l’appello lanciato a Roma in occasione dell’evento HIV SUMMIT: Ending the HIV Epidemic in Italy, cui hanno preso parte istituzioni, decisori politici, esperti del mondo medico-scientifico e rappresentanti delle associazioni

Le strategie per rendere nuovamente centrale il tema dell’infezione da HIV nell’agenda politica e sanitaria italiana, per rilanciare un’azione pubblica di contrasto alla diffusione e per provare a conseguire l’obiettivo della fine dell’epidemia entro il 2030, sono state al centro di HIV SUMMIT: Ending the HIV Epidemic in Italy, evento che si è svolto a Roma che ha coinvolto istituzioni, decisori politici, esperti del mondo medico-scientifico e rappresentanti delle associazioni.

Particolare attenzione è stata posta al tema della prevenzione, strumento chiave per cambiare rotta e raggiungere l’obiettivo di diminuire drasticamente il numero di nuove infezioni, e sul concetto di U=U (undetectable=untransmittable, ovvero non rilevabile, non trasmissibile). L’innovazione terapeutica, infatti, da una parte consente di pensare a una protezione pre-esposizione efficace e flessibile, dall’altra a terapie in grado di abbassare così tanto la carica virale da impedire la trasmissione del virus da parte della persona con HIV.

“Nonostante questi innegabili successi, restano ancora criticità che è necessario affrontare a livello globale. Va garantito un maggior accesso alle terapie sia per prevenire l’infezione sia per curare chi l’ha contratta,” afferma Stefano Vella, Infettivologo e docente di salute globale all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Roma, “La storia dell’HIV ci insegna che ogni traguardo è stato raggiunto grazie alla collaborazione tra ricerca scientifica, attivismo e volontà politica. È questo il modello che dobbiamo rilanciare oggi, per superare le disuguaglianze nell’accesso ai trattamenti, rafforzare l’aderenza terapeutica e rimettere al centro la prevenzione. Solo così potremo davvero parlare di fine dell’epidemia”.

Le opzioni attuali di prevenzione, in particolare la profilassi pre-esposizione (PrEP), non sempre rispondono pienamente alle esigenze di coloro che desiderano o necessitano di protezione contro l’HIV. Per molti, le soluzioni esistenti non sono sufficienti, e c’è una crescente richiesta di modalità di prevenzione più accessibili, efficaci e pratiche.

“Allo stato attuale, si stima che in Italia ci siano circa 140.000 persone che vivono con l’HIV,” osserva Andrea Antinori, Direttore del Dipartimento Clinico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani IRCCS di Roma, “Per affrontare davvero l’epidemia, è fondamentale mettere in campo strategie di prevenzione strutturate, che rendano accessibili strumenti come il test per l’HIV, il profilattico e soprattutto la PrEP. Serve un investimento deciso su informazione, cultura della percezione del rischio e servizi territoriali, come i checkpoint, che devono essere rafforzati anche grazie a risorse pubbliche. Solo con una risposta condivisa e intersettoriale potremo far emergere il sommerso, interrompere le nuove infezioni e costruire una rete di prevenzione davvero efficace”.

L’obiettivo comune – di appresentanti istituzionali, clinici, ricercatori, attivisti e decisori politici – è la costruzione di una roadmap concreta per il raggiungimento dei target UNAIDS 95-95-95, fondamentali per porre fine all’epidemia da HIV entro il 2030.

Infine, il Summit ha riconosciuto il ruolo cruciale della comunicazione pubblica e delle campagne di sensibilizzazione, strumenti essenziali per abbattere lo stigma ancora persistente e promuovere una cultura di inclusione e informazione.

“L’HIV è una questione di salute pubblica che non può essere affrontata solo con approcci locali o settoriali, ma deve essere al centro delle politiche sanitarie nazionali” dichiara Mauro D’Attis, Componente V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e primo firmatario della Proposta di legge sull’HIV, “L’impegno istituzionale che stiamo mettendo va oltre la pur decisiva allocazione di risorse: occorre una nuova legge poiché è necessario garantire che i fondi pubblici siano indirizzati in modo efficace verso la sensibilizzazione e la prevenzione a 360 gradi, la cura e la riduzione delle disuguaglianze nell’accesso ai trattamenti. Così, con politiche mirate e la collaborazione con le comunità scientifiche e civili, possiamo raggiungere l’obiettivo di porre fine all’epidemia e migliorare la vita delle persone che vivono con l’HIV”.

16 Aprile 2025

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