Cgil: “Dati Corte dei Conti certificano sottofinanziamento sanità pubblica”
“I dati della Corte dei Conti certificano il sottofinanziamento della sanità pubblica, alle prese con crescenti squilibri che denunciamo ormai da troppo tempo”. Così la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi a commento di quanto dichiarato oggi in audizione sul Documento di finanza pubblica dalla Magistratura contabile.
“Prosegue la contrazione in rapporto al Pil del fabbisogno sanitario nazionale, che già oggi raggiunge il livello più basso degli ultimi decenni, e – sottolinea la dirigente sindacale – continua così a diminuire progressivamente e inesorabilmente la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità pubblica, mentre si lasciano sempre più soli i cittadini, costretti a pagare di tasca propria per rispondere ai bisogni di salute, o peggio ancora a rinunciare a curarsi”.
“Sette Regioni non garantiscono i Livelli essenziali assistenza – aggiunge – e crescono drammaticamente quelle che presentano disavanzi di bilancio per l’inadeguato finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale. Un fenomeno che si estende anche alle Regioni che finora avevano sempre garantito equilibrio economico ed elevata qualità dei servizi”.
Inoltre “la drammatica condizione del SSN viene confermata dal sovraffollamento dei Pronto Soccorso, dai lunghi tempi di attesa e dall’elevato numero di ricoveri impropri. Fenomeni che potrebbero trovare risposte nella realizzazione della riforma dell’assistenza territoriale e delle Case e Ospedali di Comunità, ma i pesanti ritardi nell’attuazione degli investimenti del PNRR rendono sempre più evidente il rischio di mancare l’obiettivo: a dicembre 2024 – ricorda la segretaria confederale – solo il 2% dei progetti era stato completato e solo il 9% dei fondi era stato speso. Intanto crescono le diseguaglianze in un Paese sempre più in declino”.
“In questo scenario – conclude Barbaresi – il mancato accordo tra Stato e Regioni sulle liste d’attesa pesa come un macigno. Decreti senza risorse e, soprattutto, senza poderosi investimenti sul personale non risolvono i problemi e rendono ridicolo il comportamento del Ministro, che pur avendo la massima responsabilità, scarica sulle Regioni le proprie incapacità”.
17 Aprile 2025
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