Depressione negli adolescenti: identificate nove molecole nel sangue per una diagnosi precoce

Depressione negli adolescenti: identificate nove molecole nel sangue per una diagnosi precoce

Depressione negli adolescenti: identificate nove molecole nel sangue per una diagnosi precoce
Un team della McGill University di Montreal, attraverso il prelievo di sangue capillare dalle dita, è riuscito a identificare nove marcatori biologici della depressione in un campione di 32 adolescenti. Marcatori che non sono risultati associabili a quelli della popolazione adulta con questa patologia psichiatrica. La scoperta apre la strada a un’identificazione biologica precoce della depressione nell’età adolescenziale.

Un gruppo di ricercatori della McGill University di Montreal ha compiuto un passo importante verso lo sviluppo di un test biologico per la diagnosi precoce della depressione negli adolescenti. Lo studio, pubblicato dalla rivista Biological Psychiatry Global Open Science, ha identificato nove molecole presenti nel sangue che risultano significativamente più elevate nei giovani a cui è stato diagnosticato un disturbo depressivo.

Si tratta di microRNA, minuscole sequenze regolatorie che modulano l’espressione genica. Queste molecole – spiegano gli autori – nello studio non sono risultate associabili alla depressione in età adulta. L’evidenza ha quindi spinto il team di ricerca a ipotizzare che questi microRNA possano rappresentare specifici marcatori biologici dell’età adolescenziale.

Il lavoro di ricerca ha coinvolto 62 adolescenti, 34 dei quali con una diagnosi di depressione e 28 senza.

Per la raccolta dei campioni ematici il team ha usato una procedura molto semplice e poco invasiva: con una puntura del dito i ricercatori hanno prelevato gocce di sangue capillare, essiccate e poi conservate a freddo, allo scopo di preservarne l’integrità molecolare nel tempo. Una modalità facilmente scalabile e adattabile all’uso clinico su larga scala.

Attualmente la diagnosi della depressione si basa quasi esclusivamente su sintomi auto-riferiti: un metodo efficace, ma non privo di limiti, soprattutto tra i più giovani, che spesso faticano a riconoscere o condividere il proprio disagio.

“Uno strumento di screening basato sul sangue potrebbe rappresentare un supporto oggettivo alla valutazione clinica, soprattutto nelle fasi iniziali del disturbo. I risultati ottenuti aprono la strada all’utilizzo dei campioni di sangue essiccato nella ricerca psichiatrica, permettendoci di monitorare i primi segnali biologici dei disturbi mentali con un metodo pratico e minimamente invasivo”, conclude la prima autrice dello studio, Alice Morgunova.

Fonte: Biological Psychiatry Global Open Science 2025

26 Maggio 2025

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