Sulle aziende ospedaliere-universitarie un altro pessimo esempio del legislatore

Sulle aziende ospedaliere-universitarie un altro pessimo esempio del legislatore

Sulle aziende ospedaliere-universitarie un altro pessimo esempio del legislatore
In primis, di dividere l’assistenza e il personale, come se ve ne fosse ulteriore bisogno in un sistema già in disgrazia. In aggiunta, con il rischio di fare saltare la “borsa di sostegno” del sistema universitario già in crisi economica profonda.

1.

Le aziende di cui all’articolo 2, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517 assumono personale non dirigente per le attività esclusivamente assistenziali e di supporto alle stesse nel rispetto della normativa vigente in materia di spesa di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale e della contrattazione collettiva nazionale del Comparto sanità. Al personale non dirigente di cui al primo periodo già assunto è attribuito, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, l’inquadramento giuridico ed economico nell’ambito della contrattazione collettiva del Comparto sanità.

2. Il personale non dirigente, già assunto dalle università e che presta servizio, a seguito di convenzione, presso le aziende ospedaliere universitarie di cui al comma 1, conserva l’inquadramento giuridico ed economico nell’ambito della contrattazione collettiva del Comparto istruzione e ricerca.

Questo è il testo dell’art. 6, dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di aziende ospedaliere-universitarie”, che circola tra gli addetti ai lavori della bozza di decreto-legge recante “Disposizioni urgenti in materia di Università e Ricerca, Istruzione e Salute”.

Un tema complesso che avrebbe lasciato ben sperare – vista la precarietà della inesistenza giuridica delle AOU perché senza Dpcm costitutivo – di leggere, ivi inserito, l’emendamento di sanatoria “ora per allora” comparso nei lavori parlamentari del Senato del ddl di riordino delle professioni sanitarie, oggi all’esame della Camera, e poi svanito incomprensibilmente nel nulla assoluto.

Non è stato così, ed è grave che il Governo attuale non tenti di recuperare l’inerzia degli 11 omologhi Esecutivi, assenti sulla problematica, lasciandole vivere per 22 anni nel disordine giuridico-economico assoluto.

Del resto, leggendo il testo dello schema ben si comprende che l’argomento non solo non viene in esso trattato, neppure marginalmente, bensì che lo stesso è motivo della generazione di una ulteriore confusione. Ciò senza considerare la naturale essenzialità, così trascurata, di rendere i Lea ospedalieri esigibili anche con il contributo dell’assistenza pubblica affidata a professori e ricercatori universitari, garanti della didattica e della ricerca applicata.

Si suppone pertanto che tutto rimanga nell’attuale confusione normativa, anzi la si peggiora.

Si continua, infatti, a disciplinare rapporti lavoristici di “aziende ospedaliere costituite mediante trasformazioni di presidi ospedalieri nei quali insiste la prevalenza del corso di laurea in medicina e chirurgia, anche operanti in strutture di pertinenza dell’’università, denominate aziende ospedaliere integrate con l’università” piuttosto che regolare i rapporti con le AOU da costituire ad horas in sanatoria.

Non solo. Si genera un bailamme nella disciplina delle assunzioni e della contrattazione collettiva del personale non dirigente per le attività esclusivamente assistenziali, alias di quello cosiddetto infermieristico. Lo si fa peraltro in una situazione di carenza assoluta di una tale importante figura professionale, indispensabile per l’esigibilità dei Lea.

Con la redazione dell’anzidetto testo si combina un guaio a fianco ad un altro di dimensioni notevoli. Si suppone di regolare i rapporti del suddetto personale di un già policlinico cosiddetto misto ponendolo in una situazione discriminatoria con quelli a gestione diretta e con quello – ed è gravissimo – che dovrebbe disciplinare le condizioni lavoristiche del sistema delle AOU ancora tutte (tranne quella di Salerno) da costituire, ancorché in sanatoria.

Lo fa disponendo che per il personale infermieristico essenziale per l’assistenza alle persone ci sarà il Fondo sanitario nazionale a provvedere e a disciplinarlo la contrattazione collettiva nazionale del Comparto sanità. Ciò fatta eccezione per quella stessa tipologia di personale, già assunto dalle università e che presta servizio, a seguito di convenzione, presso le aziende ospedaliere universitarie “a gestione diretta” che rimarrà trattato nella contrattazione collettiva del Comparto istruzione e ricerca.

Insomma, anche oggi un altro pessimo esempio del legislatore. In primis, di dividere l’assistenza e il personale, come se ve ne fosse ulteriore bisogno in un sistema già in disgrazia. In aggiunta, con il rischio di fare saltare la “borsa di sostegno” del sistema universitario già in crisi economica profonda. Ma soprattutto, di dividere – tra obsoleti redivivi policlinici a gestione diretta e quelli a gestione mista – quanto il d.lgs. 517/1999 aveva disciplinato di riunire sotto con l’introduzione delle AOU, munite di personalità giuridica pubblica e di autonomia imprenditoriale.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

25 Giugno 2025

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