Medicina generale. Emilia-Romagna rivede le prescrizioni, è scontro con lo Snami
È scontro in Emilia-Romagna tra la Regione e lo Snami sulla revisione delle prescrizioni per la medicina generale. Tagli e caos, denuncia il sindacato; regole concordate, che recepiscono le indicazioni nazionali, e necessarie, risponde la Regione. Ma la tensione resta alta.
Lo Snami esprime “forte preoccupazione e protesta formale per l’ennesima decisione unilaterale assunta dalla Regione Emilia-Romagna che, senza alcun preavviso né confronto sindacale, ha rimosso dalla prescrivibilità da parte dei Medici di Medicina Generale (MMG) oltre 2.100 prestazioni sanitarie, spostandole dal ‘Catalogo SOLE generale’ al ‘Catalogo dell’Alta Specialità’”.
Si tratta, spiega il sindacato, di esami di laboratorio, diagnostici e specialistici anche di uso comune, per i quali i MMG “non potranno più utilizzare il ricettario dematerializzato, essendo costretti – ancora una volta – a inviare il paziente dallo specialista solo per accedere a esami anche elementari, o a ricorrere a carta bianca, con tutti i disagi che ne conseguono. Immaginate il caos per i pazienti che provengono già da uno specialista, magari del privato convenzionato, che ha suggerito alcuni esami non potendoli prescrivere direttamente se non su ricetta bianca a pagamento, e che devono andare dal medico del servizio pubblico per la prescrizione. Ecco: con questo nuovo balzello regionale, il cittadino oggi andrà dal medico di famiglia che non potrà prescrivere l’esame suggerito e dovrà chiedere un’altra visita specialistica, sperando di trovare un posto entro il secolo in una struttura pubblica, perché un altro specialista possa prescrivere quello che un altro specialista aveva già suggerito”, aggiunge lo Snami ricordando che il Ricettario Ssn è a disposizione dei medici dipendenti o incaricati tramite gli Accordi Nazionali mentre i medici delle strutture private convenzionate non possono prescrivere a carico del pubblico.
“Non capiamo che fondamento normativo abbia” la misura, dice lo Snami, sottolineando come questo si aggiunga “ai precedenti ‘tendini prescrittivi’ già imposti, creando un effetto cumulativo insostenibile”. Così, per lo Snami, inoltre, “si limita l’autonomia clinica del medico, ledendo la libertà prescrittiva e il rapporto fiduciario con il paziente con il quale il MMG dovrà dire che non ha modo di aiutare il paziente”. Senza considerare, appunto, il “caos organizzativo, costringendo il MMG a demandare ogni indagine anche suggerita da colleghi privati convenzionati” e “l’inutile sovraccarico per le strutture specialistiche, già sotto pressione per carenza di organico e liste d’attesa”.
Il risultato? Per lo Snami “una medicina territoriale umiliata, costretta a operare senza strumenti, mentre la burocrazia regionale invade sempre più pesantemente l’atto clinico e la libertà professionale del medico”. “La medicina generale – dichiara il presidente Snami Emilia-Romagna, Roberto Pieralli – non è un passacarte né un mero filtro burocratico: questa decisione mina alla radice la nostra funzione professionale e clinica e mette in difficoltà migliaia di pazienti, specialmente i più fragili e anziani che si vedranno costretti a rimbalzi continui come palline nel flipper”.
La risposta della Regione non si è fatta attendere. Dall‘assessorato si sottolinea anzitutto come i medici di medicina generale siano stati “pienamente coinvolti, e quindi a conoscenza degli aggiornamenti sulle prescrizioni possibili. Peraltro, una revisione che recepisce le ultime indicazioni del nuovo nomenclatore nazionale e ha l’obiettivo di migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni stesse e l’accesso alle agende di prenotazione a favore dei pazienti e di chiunque ne abbia bisogno”.
In merito alle dichiarazioni di Snami sulle prescrizioni possibili, dall’Assessorato alle Politiche per la Salute si precisa che “il catalogo delle prescrizioni legate ai Medici di medicina generale è lo strumento che garantisce unitarietà di accesso alla specialistica su tutto il territorio. Il suo aggiornamento è monitorato e definito da un gruppo composto da esperti clinici e di sistemi di prenotazione CUP compreso medici di medicina generale e Lepida. Così è avvenuto anche in occasione dell’ultimo aggiornamento, a cui fa riferimento Snami, entrato in vigore a giugno. Un aggiornamento, tra l’altro, che si è reso necessario nei primi mesi del 2025 per recepire le ultime indicazioni del nuovo nomenclatore nazionale in riferimento ai livelli di visibilità delle prestazioni”.
Dunque, sottolinea la Regione, “non vi è alcuna volontà da parte della Regione di sminuire il ruolo dei Medici di medicina generale, che, al contrario, sono stati coinvolti, come sempre, in tutti i passaggi decisionali. Lo scopo di questa riorganizzazione delle prescrizioni risponde, invece, alla necessità di migliorare il governo dell’appropriatezza prescrittiva, tutelando la qualità della prescrizione e migliorando l’accesso alle agende di prenotazione”.
La Regione fa, dunque, alcuni esempi: “Tra le prestazioni in Alta specialità rientrano circa 1.250 voci di genetica richiesti per sospetto di malattia rara o oncologica dopo una visita specialistica, prestazioni diagnostiche ad alta complessità e visite di secondo livello: esami che vengono richiesti normalmente a seguito di visite specialistiche e che non devono essere richieste direttamente dai pazienti, ma degli specialisti. In merito si sta anche potenziando parallelamente la presa in carico da parte dello specialista che è tenuto a prescrivere in prima persona gli esami o le visite che ritiene necessari anche per garantire la continuità delle indagini, semplificare per il cittadino l’iter delle prenotazioni e garantire tempistiche appropriate”.
La Regione fa sapere che “in ogni modo è stato già avviato un sistema di raccolta delle osservazioni puntuali per migliorare costantemente l’accessibilità alle prestazione specialistiche”.
Ma la risposta della Regione non soddisfa lo Snami Emilia-Romagna, che replica: “Altro che coinvolgimento: medici e sindacati all’oscuro. La Regione scarica il caos su chi cura i pazienti ogni giorno”.
“Siamo stati coinvolti talmente tanto – scrive il sindacato in una nota – che né i medici né le organizzazioni sindacali sono stati minimamente informati nel merito dell’aggiornamento, né delle sue tempistiche, né tantomeno del contenuto tecnico che ha portato all’ennesima limitazione del nostro ruolo professionale. Unica comunicazione, una email a cose fatte ai soli medici della romagna. Apprendiamo con sconcerto che la Regione sostiene di voler ‘tutelare il ruolo del medico di medicina generale’ mentre, nello stesso testo, inserisce frasi come: ‘Visite di secondo livello: esami che vengono richiesti normalmente a seguito di visite specialistiche e che non devono essere richieste direttamente dai pazienti, ma dagli specialisti’”.
Con questa formulazione, aggiunge lo Snami, “la Regione Emilia-Romagna travalica i limiti del rispetto istituzionale e lascia intendere una visione profondamente sbagliata e inaccettabile del medico di famiglia, ridotto a mero esecutore di volontà altrui, o peggio ancora, a un passacarte incaricato di validare le richieste di pazienti che si presentano con pretese proprie piuttosto che con indicazioni ricevute da specialisti del privato convenzionato, o tramite canali extra-SSN”.
“Ribadiamo con forza – prosegue il sindacato – che le prescrizioni sono un atto medico, non una formalità burocratica: le richiedono i medici, non i pazienti; i medici – specialisti o MMG che siano – agiscono in autonomia professionale, come previsto dalla normativa nazionale e dai codici deontologici; nessun gruppo tecnico o tavolo CUP può arrogarsi il diritto di restringere per via amministrativa il raggio d’azione clinico del medico”.
Per lo Snami “queste limitazioni non fanno altro che scaricare sulle spalle dei medici di famiglia il caos creato da anni di politiche sanitarie inefficaci, e con questo ulteriore balzello, la pretesa di ridurre la lista di attesa sarà invece un aumento esponenziale delle prescrizioni di visite specialistiche per convalidare una ricetta magari di un altro specialista privato”.
Per il sindacato, dunque, “invece di risolvere i problemi strutturali, si punta il dito sulle prescrizioni dei MMG, imponendo ulteriori vincoli e blocchi, spesso incomprensibili, generando un effetto domino di disagi per i pazienti e tensioni nella relazione di cura”.
Snami Emilia-Romagna chiede alla Regione “di ritirare immediatamente queste restrizioni unilaterali; di convocare un tavolo vero, trasparente, con rappresentanze sindacali effettivamente coinvolte; di rimettere al centro la dignità professionale dei medici; e di smettere di trattare la medicina generale come un tappabuchi amministrativo del sistema sanitario regionale”.
“La libertà prescrittiva del medico – conclude il sindacato – è un presidio di tutela per il cittadino, non un orpello da comprimere per fare quadrare i conti”.
Medicina generale. Emilia-Romagna rivede le prescrizioni, è scontro con lo Snami
“La Regione ha bloccato la prescrizione di oltre 2.100 esami ai Medici di Medicina Generale: è caos e danno ai cittadini”, denuncia il sindacato. La Regione precisa: “Medici di medicina generale coinvolti come sempre e a conoscenza di un aggiornamento che recepisce le ultime indicazioni del nomenclatore nazionale per migliorare l’appropriatezza e l’accesso alle agende di prenotazione”. Lo Snami smentisce: “Altro che coinvolgimento: medici e sindacati all’oscuro. La Regione scarica il caos su chi cura i pazienti ogni giorno”.
È scontro in Emilia-Romagna tra la Regione e lo Snami sulla revisione delle prescrizioni per la medicina generale. Tagli e caos, denuncia il sindacato; regole concordate, che recepiscono le indicazioni nazionali, e necessarie, risponde la Regione. Ma la tensione resta alta.
Lo Snami esprime “forte preoccupazione e protesta formale per l’ennesima decisione unilaterale assunta dalla Regione Emilia-Romagna che, senza alcun preavviso né confronto sindacale, ha rimosso dalla prescrivibilità da parte dei Medici di Medicina Generale (MMG) oltre 2.100 prestazioni sanitarie, spostandole dal ‘Catalogo SOLE generale’ al ‘Catalogo dell’Alta Specialità’”.
Si tratta, spiega il sindacato, di esami di laboratorio, diagnostici e specialistici anche di uso comune, per i quali i MMG “non potranno più utilizzare il ricettario dematerializzato, essendo costretti – ancora una volta – a inviare il paziente dallo specialista solo per accedere a esami anche elementari, o a ricorrere a carta bianca, con tutti i disagi che ne conseguono. Immaginate il caos per i pazienti che provengono già da uno specialista, magari del privato convenzionato, che ha suggerito alcuni esami non potendoli prescrivere direttamente se non su ricetta bianca a pagamento, e che devono andare dal medico del servizio pubblico per la prescrizione. Ecco: con questo nuovo balzello regionale, il cittadino oggi andrà dal medico di famiglia che non potrà prescrivere l’esame suggerito e dovrà chiedere un’altra visita specialistica, sperando di trovare un posto entro il secolo in una struttura pubblica, perché un altro specialista possa prescrivere quello che un altro specialista aveva già suggerito”, aggiunge lo Snami ricordando che il Ricettario Ssn è a disposizione dei medici dipendenti o incaricati tramite gli Accordi Nazionali mentre i medici delle strutture private convenzionate non possono prescrivere a carico del pubblico.
“Non capiamo che fondamento normativo abbia” la misura, dice lo Snami, sottolineando come questo si aggiunga “ai precedenti ‘tendini prescrittivi’ già imposti, creando un effetto cumulativo insostenibile”. Così, per lo Snami, inoltre, “si limita l’autonomia clinica del medico, ledendo la libertà prescrittiva e il rapporto fiduciario con il paziente con il quale il MMG dovrà dire che non ha modo di aiutare il paziente”. Senza considerare, appunto, il “caos organizzativo, costringendo il MMG a demandare ogni indagine anche suggerita da colleghi privati convenzionati” e “l’inutile sovraccarico per le strutture specialistiche, già sotto pressione per carenza di organico e liste d’attesa”.
Il risultato? Per lo Snami “una medicina territoriale umiliata, costretta a operare senza strumenti, mentre la burocrazia regionale invade sempre più pesantemente l’atto clinico e la libertà professionale del medico”. “La medicina generale – dichiara il presidente Snami Emilia-Romagna, Roberto Pieralli – non è un passacarte né un mero filtro burocratico: questa decisione mina alla radice la nostra funzione professionale e clinica e mette in difficoltà migliaia di pazienti, specialmente i più fragili e anziani che si vedranno costretti a rimbalzi continui come palline nel flipper”.
Non si fa attendere la replica della Regione, che sottolinea anzitutto come i medici di medicina generale siano stati “pienamente coinvolti, e quindi a conoscenza degli aggiornamenti sulle prescrizioni possibili. Peraltro, una revisione che recepisce le ultime indicazioni del nuovo nomenclatore nazionale e ha l’obiettivo di migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni stesse e l’accesso alle agende di prenotazione a favore dei pazienti e di chiunque ne abbia bisogno”.
In merito alle dichiarazioni di Snami sulle prescrizioni possibili, dall’Assessorato alle Politiche per la Salute si precisa che “il catalogo delle prescrizioni legate ai Medici di medicina generale è lo strumento che garantisce unitarietà di accesso alla specialistica su tutto il territorio. Il suo aggiornamento è monitorato e definito da un gruppo composto da esperti clinici e di sistemi di prenotazione CUP compreso medici di medicina generale e Lepida. Così è avvenuto anche in occasione dell’ultimo aggiornamento, a cui fa riferimento Snami, entrato in vigore a giugno. Un aggiornamento, tra l’altro, che si è reso necessario nei primi mesi del 2025 per recepire le ultime indicazioni del nuovo nomenclatore nazionale in riferimento ai livelli di visibilità delle prestazioni”.
Dunque, sottolinea la Regione, “non vi è alcuna volontà da parte della Regione di sminuire il ruolo dei Medici di medicina generale, che, al contrario, sono stati coinvolti, come sempre, in tutti i passaggi decisionali. Lo scopo di questa riorganizzazione delle prescrizioni risponde, invece, alla necessità di migliorare il governo dell’appropriatezza prescrittiva, tutelando la qualità della prescrizione e migliorando l’accesso alle agende di prenotazione”.
La Regione fa, dunque, alcuni esempi: “Tra le prestazioni in Alta specialità rientrano circa 1.250 voci di genetica richiesti per sospetto di malattia rara o oncologica dopo una visita specialistica, prestazioni diagnostiche ad alta complessità e visite di secondo livello: esami che vengono richiesti normalmente a seguito di visite specialistiche e che non devono essere richieste direttamente dai pazienti, ma degli specialisti. In merito si sta anche potenziando parallelamente la presa in carico da parte dello specialista che è tenuto a prescrivere in prima persona gli esami o le visite che ritiene necessari anche per garantire la continuità delle indagini, semplificare per il cittadino l’iter delle prenotazioni e garantire tempistiche appropriate”.
La Regione fa sapere che “in ogni modo è stato già avviato un sistema di raccolta delle osservazioni puntuali per migliorare costantemente l’accessibilità alle prestazione specialistiche”.
Ma la risposta della Regione non soddisfa lo Snami Emilia-Romagna, che replica: “Altro che coinvolgimento: medici e sindacati all’oscuro. La Regione scarica il caos su chi cura i pazienti ogni giorno”.
“Siamo stati coinvolti talmente tanto – scrive il sindacato in una nota – che né i medici né le organizzazioni sindacali sono stati minimamente informati nel merito dell’aggiornamento, né delle sue tempistiche, né tantomeno del contenuto tecnico che ha portato all’ennesima limitazione del nostro ruolo professionale. Unica comunicazione, una email a cose fatte ai soli medici della romagna. Apprendiamo con sconcerto che la Regione sostiene di voler ‘tutelare il ruolo del medico di medicina generale’ mentre, nello stesso testo, inserisce frasi come: ‘Visite di secondo livello: esami che vengono richiesti normalmente a seguito di visite specialistiche e che non devono essere richieste direttamente dai pazienti, ma dagli specialisti’”.
Con questa formulazione, aggiunge lo Snami, “la Regione Emilia-Romagna travalica i limiti del rispetto istituzionale e lascia intendere una visione profondamente sbagliata e inaccettabile del medico di famiglia, ridotto a mero esecutore di volontà altrui, o peggio ancora, a un passacarte incaricato di validare le richieste di pazienti che si presentano con pretese proprie piuttosto che con indicazioni ricevute da specialisti del privato convenzionato, o tramite canali extra-SSN”.
“Ribadiamo con forza – prosegue il sindacato – che le prescrizioni sono un atto medico, non una formalità burocratica: le richiedono i medici, non i pazienti; i medici – specialisti o MMG che siano – agiscono in autonomia professionale, come previsto dalla normativa nazionale e dai codici deontologici; nessun gruppo tecnico o tavolo CUP può arrogarsi il diritto di restringere per via amministrativa il raggio d’azione clinico del medico”.
Per lo Snami “queste limitazioni non fanno altro che scaricare sulle spalle dei medici di famiglia il caos creato da anni di politiche sanitarie inefficaci, e con questo ulteriore balzello, la pretesa di ridurre la lista di attesa sarà invece un aumento esponenziale delle prescrizioni di visite specialistiche per convalidare una ricetta magari di un altro specialista privato”.
Per il sindacato, dunque, “invece di risolvere i problemi strutturali, si punta il dito sulle prescrizioni dei MMG, imponendo ulteriori vincoli e blocchi, spesso incomprensibili, generando un effetto domino di disagi per i pazienti e tensioni nella relazione di cura”.
Snami Emilia-Romagna chiede alla Regione “di ritirare immediatamente queste restrizioni unilaterali; di convocare un tavolo vero, trasparente, con rappresentanze sindacali effettivamente coinvolte; di rimettere al centro la dignità professionale dei medici; e di smettere di trattare la medicina generale come un tappabuchi amministrativo del sistema sanitario regionale”.
“La libertà prescrittiva del medico – conclude il sindacato – è un presidio di tutela per il cittadino, non un orpello da comprimere per fare quadrare i conti”.
28 Luglio 2025
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